Antica Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Montegabbione
Introduzione
L'attuale chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo conserva una storia molto più antica della grande trasformazione ottocentesca. La chiesa parrocchiale castellana è documentata direttamente almeno dal 1289; nel XIV secolo è già una pieve, dotata di fonte battesimale, custodia eucaristica, beni propri e diritto della comunità di presentare il rettore. La tradizione storiografica locale ha collocato la fondazione intorno al 1274, ma l'atto medievale di fondazione non è oggi conservato: l'indice cinquecentesco di un cartulario vescovile registra una Fundatio Ecclesie Montis Gabioni fra carte perdute, mentre il primo documento superstite che nomina espressamente Santa Maria è quello del 24 ottobre 1289.
La chiesa descritta nel Settecento occupava il margine della piazza castellana. Il pievano Giovanni Francesco Fiori Laurenzi, il 31 dicembre 1735, ne lasciò un inventario molto dettagliato: due porte, campanile, cinque cappelle o altari, fonte battesimale, sagrestia, archivio, reliquie, confraternite e almeno sette sepolture interne. La cartografia catastale del 1861, studiata nel 2010, permette di ricostruirne anche l'impianto nel tessuto urbano.
Fra 1872 e 1876 l'edificio fu radicalmente trasformato e ampliato. Parte della vecchia chiesa fu demolita, ma non tutto scomparve: la Diocesi di Orvieto-Todi indica come superstiti l'abside e la sacrestia; le memorie di don Luigi Galli definiscono espressamente l'oratorio attiguo alla nuova chiesa come "l'abside o coro della Vecchia Chiesa Parrocchiale", dove rimase anche l'antico altare maggiore. La chiesa attuale deve quindi essere letta come la fase più recente di un complesso ecclesiastico documentato fin dal Medioevo.
Criteri di trascrizione. - Le trascrizioni qui riportate seguono le edizioni e le letture già pubblicate nelle ricerche indicate in bibliografia. Si conservano grafie, abbreviazioni e forme latine delle fonti; i passi omessi sono indicati con [...]. Le traduzioni hanno funzione di servizio.
Nota sulle date medievali. - La data 1274 non viene presentata come data certa di fondazione. La fonte originaria indicata dall'indice del cartulario è perduta; allo stato attuale delle ricerche è più corretto parlare di fondazione probabilmente avvenuta nel XIII secolo, forse intorno al 1274, e di esistenza documentata con certezza dal 1289.
Pubblicazioni e ricerche principali
Daniele Piselli, La vecchia Chiesa di S. Maria Assunta di Montegabbione. Com'era, 2010
Daniele Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione: chiese ed abazie nei secc. XII-XIV, 2018
Daniele Piselli, La Nuova Chiesa Parrocchiale di Montegabbione: 1872-1908, 2023
Chiesa Parrocchiale attuale - trasformazione del 1872-1876 e storia successiva
Elenco cronologico della documentazione:
1274 circa - data tradizionalmente proposta per la fondazione; l'atto originario non è conservato.
1289, 24 ottobre - prima attestazione diretta superstite della chiesa di Santa Maria; la comunità presenta Giovanni Ammanniti di Torrecchia come rettore.
1292 - Montegabbione risulta centro di un piviere autonomo nel catasto orvietano.
1354 - Pietro Ceccholi di Perugia è confermato pievano di Santa Maria; il diritto di presentazione appartiene alla comunità.
1357, ottobre - visita del vescovo Ponzio de Péret: chiesa ben governata, fonte battesimale e Corpus Domini custoditi; ordine di redigere l'inventario dei beni.
1376 - Giovanni di Francesco di Castel Agello è istituito rettore dopo la rinuncia del pievano Santo.
1570 - iniziano i più antichi registri parrocchiali oggi documentati per Montegabbione.
1623 - la Compagnia del Rosario realizza la propria cappella in stucco.
1637-1639 - documentate aggregazioni e riorganizzazioni delle confraternite della Morte, di San Rocco e del Santissimo Sacramento.
1662 - una veduta attribuita a questo anno mostra il castello con il vecchio campanile e la chiesa.
1698 - la Comunità restaura a proprie spese la torre campanaria.
1735, 31 dicembre - Fiori Laurenzi compila il grande inventario della chiesa e della pievania.
1737, 12 giugno - un fulmine colpisce il campanile e uccide quattro giovani; un quinto uomo sopravvive.
1843-1854 - visite e documenti vescovili attestano il riordino dell'archivio e un articolato patrimonio di reliquie.
1845 - nuova prescrizione per la sistemazione del vecchio cimitero presso la chiesa.
1855 - restauro del campanile e costruzione della cupola al posto della precedente copertura a tetto.
1856 - benedizione e posa della campana maggiore dei fratelli Giustiniani di Foligno.
1861 - la cartografia catastale conserva la pianta della vecchia chiesa e degli edifici circostanti.
1863 - don Luigi Galli acquista l'organo di Nicomede Agati per la vecchia parrocchiale.
1864 - cessano le tumulazioni nella chiesa; viene soppresso il vecchio cimitero adiacente e trasferite le ossa nel nuovo camposanto.
1872-1876 - demolizione parziale, ampliamento e trasformazione della chiesa secondo il progetto di Nazzareno Biscarini.
La fondazione: il 1274 e la prima attestazione certa del 1289
Un indice cinquecentesco del primo cartulario della Curia vescovile di Orvieto registra una Fundatio Ecclesie Montis Gabioni. La carta corrispondente non è però più conservata. Poiché le carte circostanti comprendono atti del 1274, la storiografia locale ha collegato a quell'anno la fondazione della chiesa. La ricerca del 2018 ha precisato che il dato deve restare prudenziale: il documento di fondazione è perduto e non consente di fissare con certezza l'anno.
La prima attestazione diretta superstite è del 24 ottobre 1289. I sindaci e procuratori della comunità del castello, qualificati come parrocchiani di Santa Maria, presentano al vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi il sacerdote Giovanni Ammanniti di Torrecchia perché venga istituito rettore.
In nomine Domini Amen. Anno nativitatis Eiusdem millesimo ducentesimo octuagesimo nono [...] mense Octubris die vigesimo quarto. Cum Martinus Verderose [...] syndici et procuratores universitatis hominum de Castro Montis Cabionis Urbevetane diocesis parrochiani Ecclesie Sancte Marie eiusdem loci [...] presbiterum Iohannem Ammanniti de Turreccle [...] ad ipsam Ecclesiam presentassent [...] Idem dominus Episcopus [...] instituit in rectorem Ecclesie Sancte Marie prefate, curam et administrationem memorate Ecclesie eidem presbitero, in spiritualibus et temporalibus committendo. Idem autem rector promisit eidem domino Episcopo tamquam suo ordinario obedientiam [...] et prestitit fidelitatis solitum iuramentum.
Traduzione italiana di servizio: il 24 ottobre 1289 i rappresentanti della comunità del Castello di Montegabbione, parrocchiani della chiesa di Santa Maria, presentarono al vescovo Giovanni Ammanniti di Torrecchia. Il vescovo lo istituì rettore affidandogli l'amministrazione spirituale e temporale della chiesa; il nuovo rettore prestò il consueto giuramento di obbedienza e fedeltà.
Stato della fonte. La fondazione intorno al 1274 resta una ricostruzione basata sull'indice di un cartulario lacunoso; l'atto del 1289 è invece conservato e costituisce la prima attestazione diretta qui utilizzata della Ecclesia Sancte Marie di Montegabbione.
Fonte: Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice C, c. 87/1; trascrizione pubblicata in D. Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione, 2018, appendice doc. 7.
1354 - Santa Maria è una pieve
Nel 1354 la chiesa è indicata espressamente come plebs Sancte Marie de Montecabione. Dopo la rinuncia del precedente pievano Simone de Villa Pratelentia, il vescovo Ponzio de Péret confermò Pietro Ceccholi di Perugia. Il documento è importante anche perché ribadisce il diritto della comunità di Montegabbione di presentare il pievano.
Pontius [...] Episcopus Urbevetanus, dilecto in Christo presbitero Petro Ceccholi de Perusia plebano plebis Sancte Marie de Montecabione nostre Urbevetane diocesis [...] cum ad plebaniam prefate plebis Sancte Marie de Montecabione vacantis [...] per [...] procuratorem [...] universitatis et hominum [...] ad quos [...] ius presentandi plebanum [pertinere] pleno iure [...] presentatus fuisses [...] Investientes te present[ialiter per] nostrum anulum [...] in tenutam et corporalem possessionem dicte plebis [...].
Il pievano viene investito mediante l'anello e immesso nel possesso materiale della pieve. Il vescovo dispone inoltre la pubblicazione dell'elezione alla porta della chiesa.
Fonte: Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 6/2; D. Piselli, 2018, appendice doc. 10.
1357 - La visita del vescovo Ponzio de Péret
Tre anni dopo il vescovo visitò personalmente la pieve. La registrazione restituisce alcuni elementi concreti dell'edificio e della vita liturgica: ricevimento processionale, fonte battesimale, custodia eucaristica sotto chiave e beni della pieve da inventariare.
In nomine Domini Amen. Anno indictione pontificatu mense et die predictis [...] dominus Episcopus Urbevetanus accessit personaliter ad visitandum plebem Sancte Marie de Montecabione sue Urbevetane diocesis, ubi fuit processionaliter receptus per presbiterum Sanctum [...] iuxta morem. Quam Ecclesiam reperit spiritualiter et temporaliter bene rectam et gubernatam fontesque baptismati sufficienter custoditas, ac corpus Domini nostri, veneranter et sub clavis custodia reconditum. Cui presbitero Sancto plebano [...] sub pena excommunicationis mandavit [...] inventarium omnium bonorum mobilium et stabilium dicte plebis [...]. Actum in dicta plebe.
Traduzione italiana di servizio: il vescovo trovò la pieve ben governata spiritualmente e temporalmente, il fonte battesimale adeguatamente custodito e il Corpo del Signore conservato con venerazione sotto chiave. Ordinò al pievano Santo di redigere entro un mese l'inventario di tutti i beni mobili e immobili della pieve.
Fonte: Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 25/1; D. Piselli, 2018, appendice doc. 13.
1376 - Giovanni di Francesco rettore di Santa Maria
Dopo la rinuncia del pievano Santo, nel 1376 il vicario generale del vescovo confermò Giovanni di Francesco di Castel Agello, presentato dalla comunità di Montegabbione. Anche questo documento mostra la continuità del diritto di presentazione esercitato dagli uomini del castello.
[...] presbitero Iohanni Francisci de Castro Agelli Comitatus Perusini Rectori Ecclesie Sancte Marie de Castro Montiscabionis Urbevetane diocesis [...] fuerisque per procuratorem legitime communis et universitatis Castri Montiscabionis [...] coram nobis canonice presentatus [...] in rectorem prefate Ecclesie Sancte Marie instituimus et confirmamus investientes te per nostrum Birretium [...].
Il provvedimento ordinava di rendere pubblica la nomina alla porta della chiesa e affidava ad uomini di Santa Maria di Turricchi e Santa Mustiola di Pedate il compito di tutelare il nuovo rettore nell'amministrazione spirituale e temporale.
Fonte: Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 53/2; D. Piselli, 2018, appendice doc. 16.
Dal Cinquecento ai registri parrocchiali
La continuità della parrocchia è documentata anche dai registri conservati. Il più antico libro dei battesimi oggi censito inizia il 27 dicembre 1570; seguono altri registri dei battesimi, dei matrimoni e dei morti. Il libro dei morti conservato per il periodo 1676-1779 sarà, fra l'altro, la seconda fonte della tragedia del fulmine del 1737.
Nel 1843 il vescovo Giuseppe Maria Vespignani ordinò al pievano di redigere un protocollo e un inventario delle carte dell'archivio. Nel 1854 l'archivio risultò invece "bene ordinato" e dotato anche di un libro di memorie della chiesa. Nello stesso anno un elenco vescovile registrava libri di messe, battesimi, morti, matrimoni, stati delle anime, lettere, pastorali e autentiche delle reliquie.
Fonte: D. Piselli, Indice generale dell'Archivio storico della Parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo, Montegabbione (TR), 1624-2009, 2016, aggiornato 2018.
1662 - Una veduta della chiesa nel castello
Una veduta attribuita al 1662, pubblicata nel 2012, mostra Montegabbione prima delle trasformazioni ottocentesche. Nell'interpretazione proposta ne Il Gobbo express n. 1 sono riconoscibili, da nord verso sud, porta di Levante, torre, vecchio campanile, chiesa e porta di Ponente. La datazione e l'identificazione vanno mantenute come attribuzione iconografica, non come rilievo architettonico.
Il Gobbo express n. 1 - Montegabbione 1662
Fonte: Il Gobbo express n. 1, 24 gennaio 2012; immagine riferita alla rappresentazione di Montegabbione del 1662.
1698 - Il campanile appartiene alla Comunità
La descrizione del 1735 ricorda che la campana maggiore e l'intera torre campanaria appartenevano alla Comunità di Montegabbione, alla quale spettava la manutenzione. Lo stesso testo conserva memoria di un restauro comunale eseguito nel settembre 1698.
Si nota che la d.a Campana grande, e tutta la torre del campanile sono di questa communità di M.e Gabbione, a cui spetta il mantenimento [...] che d.a Communità risarci il d.o Campanile a spese sue nel mese di settembre 1698.
Il rapporto fra parrocchia e Comune nella gestione della torre e delle campane continuerà anche nei secoli successivi.
Fonte: APM, busta 12, libro 3, inventario e notiziario della pievania; D. Piselli, La vecchia Chiesa..., 2010.
1735 - Giovanni Francesco Fiori Laurenzi descrive la chiesa
Il 31 dicembre 1735 Giovanni Francesco Fiori Laurenzi prese possesso della pievania di Montegabbione in forza di bolle di papa Clemente XII. Nello stesso giorno compilò un inventario esteso della chiesa, dei beni, degli arredi, delle confraternite e dell'archivio.
Questo è l'Inventario di tutti i Beni, Mobili, Stabili, Semoventi, Frutti, Rendite, Ragioni, e Azzioni, e Pesi, di qualsivoglia sorta di questa Chiesa Parrocchiale della B'ma V. Maria Assunta di questa Terra di M.e Gabbione fatto per me Gio. Francesco Fiori Laurenzi moderno Pievano, e Rettore di d.a Chiesa, che è Pievania [...].
La parte più importante per la ricostruzione dell'edificio è la descrizione topografica.
Descrizzione della d.a mia Chiesa Parte.
La sud.a Chiesa della B.ma V. Maria Assunta è posta in questa Terra di M.e Gabbione appresso la Piazza a tre lati e nell'altro lato è contigua colla Casa Parte, e con il di lei Orto [...] ed hà due porte, cioè la Porta maggiore infaccia all'Altare maggiore e l'altra Porta collaterale a mano destra nell'entrare d.a Porta maggiore, ed entrato che si sia per questa Porta subito a man destra ci è il campanile con tre campane [...].
La chiesa si affacciava dunque sulla piazza su tre lati ed era collegata sul quarto alla casa parrocchiale e al relativo orto. Aveva una porta maggiore di fronte all'altare maggiore e una porta laterale; entrando da quest'ultima, il campanile si trovava immediatamente a destra.
La ricostruzione pubblicata nel 2010 ha confrontato queste indicazioni con la pianta catastale del 1861, proponendo una disposizione dell'edificio e degli ambienti annessi. Si tratta di una ricostruzione interpretativa basata sull'incrocio fra documento settecentesco e cartografia ottocentesca.
Nota. La descrizione del 1735 è la fonte principale per comprendere l'aspetto della chiesa prima della trasformazione del 1872-1876. La pubblicazione del 2010 contiene anche la ricostruzione grafica della pianta.
Fonte: APM, busta 12, libro 3, cc. 140v e seguenti; D. Piselli, La vecchia Chiesa di S. Maria Assunta di Montegabbione. Com'era, 2010.
1735 - Le cinque cappelle e gli altari
Fiori Laurenzi registra cinque cappelle o altari.
Altare maggiore - Maria Santissima Assunta. Conservava la statua lignea dell'Assunta con raggi e angeli. Presso l'altare aveva sede la Compagnia del Santissimo Sacramento. Per la festa dell'Assunta del 15 agosto era prevista una processione; la vigilia la statua veniva portata intorno alle mura del castello.
Altare della Beata Vergine del Rosario. La cappella in stucco era stata realizzata nel 1623 dalla Compagnia del Santissimo Rosario. Conservava una tela della Madonna del Rosario con il Bambino e i quindici misteri; la festa principale cadeva nella prima domenica di ottobre.
Altare di San Giuseppe. Posto di fronte a quello del Rosario, era legato alla Comunità. Il quadro raffigurava la Crocifissione con San Giuseppe, San Biagio e San Francesco d'Assisi. San Giuseppe era patrono del Comune di Montegabbione.
Altare di San Filippo Neri. Era collocato fra quelli del Rosario e dell'Annunziata e dipendeva dal pievano. Dietro il quadro era presente una nicchia o tabernacolo utilizzato durante la Settimana Santa come Sepolcro.
Altare della Santissima Annunziata. Era vicino alla porta maggiore; la cappella in stucco era di giuspatronato della famiglia Thei e conservava un dipinto dell'Annunciazione.
Cinque Cappelle, e Altari cioè: La Cappella, e Altare maggiore, dove vi è la statua di legno della S. M. Assunta con il suo ornamento, e li Raggi intorno con due Angeli [...].
Continuità degli arredi. Alcune opere ricordate nella vecchia chiesa passarono nella fase successiva del complesso. Il quadro legato all'altare di San Giuseppe e quello del Rosario sono ancora parte della storia degli altari della parrocchiale attuale, pur con spostamenti, restauri e nuove sistemazioni.
Fonte: APM, busta 12, libro 3; D. Piselli, 2010.
Confraternite e chiesetta di San Rocco
La vita religiosa della parrocchiale era strettamente collegata alle confraternite. La Compagnia del Rosario aveva una propria cappella; la Compagnia del Santissimo Sacramento era legata all'altare maggiore. Le fonti ricordano inoltre le compagnie della Morte e di San Rocco e le loro aggregazioni seicentesche.
Un particolare topografico importante emerge dalla descrizione degli arredi: davanti alla facciata della parrocchiale esisteva una chiesetta della Confraternita di San Rocco, nella quale erano conservati oggetti e apparati processionali.
[...] nella chiesetta della Confraternita di S. Roccho, che stà avanti alla facciata di q'sta Chiesa Parte [...].
Il dato aggiunge un elemento alla ricostruzione della piazza religiosa di età moderna: la parrocchiale non era isolata, ma inserita in un insieme di edifici e funzioni confraternali.
Fonte: APM, busta 12, libro 3; D. Piselli, 2010.
Le sepolture nella chiesa
Nel 1735 il pavimento della chiesa ospitava almeno sette sepolture o aree funerarie: quella dei sacerdoti davanti all'altare maggiore; quella della famiglia Rimbotti nella cappella del Rosario; quella della famiglia Thei fra l'altare di San Giuseppe e il pulpito; una sepoltura della Comunità presso la porta laterale; quella della Compagnia del Rosario presso San Filippo Neri; una sepoltura legata alla casa Duranti vicino alla porta maggiore e all'Annunziata; infine una settima sepoltura sotto i banchi delle donne, della quale il pievano non conosceva con certezza la titolarità e che proponeva di destinare ai bambini sotto i sette anni.
La presenza delle sepolture interne proseguì fino al XIX secolo. Don Luigi Galli ricorda che al momento della costruzione del nuovo camposanto, nel 1864, nella chiesa esistevano ancora tre sepolture per i laici e una per gli ecclesiastici.
Fonti: APM, busta 12, libro 3; D. Piselli, 2010; D. Piselli, Il Gobbo n. 29, Cimitero, 2011.
Reliquie e credenzino della sagrestia
L'inventario settecentesco registra un patrimonio reliquiario articolato: cinque reliquiari con "mostra d'argento" e sei reliquiari lignei intagliati e dorati. Fra le reliquie compaiono il Velo della Beata Vergine Maria, il manto di San Giuseppe, Sant'Anna, San Francesco di Paola, San Francesco di Sales e reliquie dei martiri Severino, Pio, Degno, Placida, Donato e Costanzo. Le autentiche erano conservate nell'archivio parrocchiale.
I reliquiari erano custoditi in un piccolo armadio murato nella sagrestia, con sportelli di noce, serratura e interno foderato di seta.
Nel Credenzino delle Reliquie
Il d.o credenzino stà sopra il d. Bancone sotto la Fenestra collaterale di questa Chiesa, nella Scasso della Muraglia colli suoi sportelli di noce con sua chiave, e serratura, foderato di dento per tutto di seta, e vi si conservano sei Reliquiari di legno intagliato, e indorato; e cinque Reliquiari più piccoli nella mostra d'argento assai sottile [...] Tutte l'Autentiche delle d.e Reliquie stanno in quest'Archivio di q.sta Chiesa.
Nel 1854 un nuovo elenco mostra continuità e variazioni: compaiono anche il legno della Santissima Croce, Santa Lucia e San Francesco d'Assisi.
Elenco delle SS. Reliquie esistenti nella Chiesa Parrocchiale di M. Gabbione.
Particella del legno della SS.ma Croce di N.S.G.C.
1. Velo della B.V.M.
2. Il Pallio di S. Giuseppe.
3. Ceneri di S. Anna.
4. Ceneri di S. Lucia S.M.
5. Ceneri di S. Fra.co di Assisi.
6. Parte della gamba di S. Placida S.M.
7. Parte della gamba di S. Costanzo M.
8. Parte della Gamba di S. Severino M.
9. Parte della Gamba di S. Degno M.
10. Parte dello Stinco di S. Pio M.
11. Parte del Braccio di S. Donato M.
M. Gabbione 27 7bre 1854 - D. P.co Troscia.
La ricerca del 2026 sulle reliquie della parrocchia ha confrontato questi inventari con gli oggetti ancora conservati, distinguendo le corrispondenze certe dalle attribuzioni che richiedono prudenza.
Fonti: APM, busta 12, libro 3, cc. 130r, 144r e 246r; AVO, Serie Parrocchie, 21, elenco reliquie del 27 settembre 1854; D. Piselli, Le Reliquie della Parrocchia di S. Maria Assunta e S. Lorenzo, 2026.
12 giugno 1737 - Il fulmine nel campanile
Il 12 giugno 1737 un fulmine colpì il campanile della parrocchiale. La tragedia è documentata da due fonti indipendenti: una memoria inserita nello Statuto comunale e il registro parrocchiale dei morti. Morirono quattro giovani: Francesco Antonio Angeli, detto Cecco, circa ventenne; Tullio Carino, sedicenne; Venanzio o Avenanzio, figlio di Mario di Mattia, quattordicenne; Giuseppe, figlio di Apollonio di Francesco, di nove anni. Antimo Antimi rimase gravemente colpito ma sopravvisse.
A dì. 12. Giug.o. 1737.
Memoria, cioè fatto d.o dì in ore 19. nel Campanile della Chiesa Parrocchiale di questa Terra di M.e Gabbione del Cielo Cascò un fulmine, e ammazzò dentro d.o Campanile il Figlio di M.ro., Felippo Angeli chiamato Cecco, d'Anni .20. Tulio figlio di Franc.co Carino, d'Anni 16, Avenzanzio d'Anni. 13. figlio di Mario di Mattia, Gioseppe d'Anni 9. figlio d'Apollonio di Franc.co; dico morti fu.no n.4.
Antimo Antimi ancor'esso fu offeso da d.o fulmine, e Cascasi quasi morto, che solo quanto che rispirava un tantino e fù portato al'Aria aperta il che fù ordinato dal Si.re Priore D Bonaventura Pieri, e per la Dio Grazia ritornò con salute.
Così è Io Innocenzo Paoletti V. Podestà.
Il registro dei morti conferma la causa e precisa che i quattro corpi furono sepolti nella stessa chiesa il giorno seguente.
Die 12 Junii 1737
Franciscus Antonius Filius Philippi Angeli, aetatis sue Ann. 20.
Venantius Filius Matii q.m Matthiae aetatis suae Ann. 14.
Tullius Filius Francisci q.m Vincentii aetatis suae Ann. 16
Et Joseph Filius Apollonii q.m Francisci aetatis suae Ann. 9. [...] omnes ex fulminis ictu [...] mortui sunt in hac V. Ecclesia Par.li B.M.V. Marie Assumptae huius Terrae Montis Gabionis in qua [...] eorum cadavera die seguenti sepulta sunt. Ita est ego Io. Franc.us Fiori Laurenti Plebanus [...].
Nota. La memoria comunale attribuisce a Venanzio 13 anni; nel registro parrocchiale l'età risulta corretta a 14. Le due fonti concordano sull'evento, sui quattro morti e sul luogo.
Il Gobbo n. 116 - 12 giugno 1737 - Il Fulmine
Fonti: Archivio Comunale di Montegabbione, Statuto di Montegabbione, c. I; APM, libro dei morti 1676-1779; D. Piselli, Il Gobbo n. 116, 19 settembre 2026.
1845-1864 - Il vecchio cimitero della parrocchiale
Le sepolture interne e il piccolo cimitero adiacente alla chiesa rimasero in uso fino all'Ottocento. Una visita del 26 maggio 1845 ordinò che entro l'anno venisse sistemato il cimitero di Montegabbione, ponendo il problema della ripartizione delle spese fra Comune e pievano.
La svolta arrivò nel 1864. Il nuovo camposanto fuori dall'abitato fu benedetto l'11 settembre da don Luigi Galli. Lo stesso giorno cessarono le tumulazioni nella parrocchiale; le ossa del vecchio cimitero, collocato in un piccolo orto a contatto con la chiesa, furono trasferite nell'ossario del nuovo camposanto.
Nell'anno 1864 questo Comune per ordine e disposizione Governativa costruiva il Campo Santo in prossimità del Paese il quale veniva poi benedetto il giorno dell'11 Settembre 1864 dal sottoscritto [...] Nel medesimo giorno cessava la tumulazione nella Chiesa Parrocchiale dove esistevano tre Sepolture per i Laici ed uno per gli Ecclesiastici. Quindi venivano trasportati all'Ossaia del Campo Santo tutte le ossa ch'esistevano nel Vecchio Cemeterio che era posto in un Orticino a contatto della vecchia Chiesa Parrocchiale il quale poi si demolì immediatamente.
Il Gobbo n. 29 - Cimitero
Fonti: APM, visita pastorale 26 maggio 1845; APM, Notizie Generali della Parrocchia, memoria di don Luigi Galli; D. Piselli, Il Gobbo n. 29, 1 ottobre 2011.
1855-1856 - Il campanile e la campana maggiore
Nel 1855 il pievano don Serafino Troscia ottenne dalla Curia l'autorizzazione a utilizzare cento scudi per restaurare il campanile. Don Luigi Galli ricorda che fu allora realizzata una cupola in sostituzione della precedente copertura a tetto, esprimendo però un giudizio molto negativo sull'esecuzione del lavoro.
Nel campanile erano ormai presenti quattro campane. La maggiore, del peso indicato in circa 1550 libbre, era opera dei fratelli Giustiniani di Foligno. Fu realizzata come memoria della definizione del dogma dell'Immacolata Concezione dell'8 dicembre 1854, finanziata per più anni dal popolo, dalle confraternite e da altre entrate parrocchiali. Venne benedetta dal vescovo Giuseppe Maria Vespignani nella quarta domenica di settembre del 1856 e innalzata nello stesso giorno.
Il Campanile della Chiesa Parrocchiale è a torre. [...] Nell'anno 1855 il Pievano di allora Don Serafino Troscia [...] con la detta somma restaurò il campanile e vi fece la cupola, ove che prima era coperto a tetto = lavoro eseguito assai male = [...].
Nel detto Campanile vi sono quattro Campane la maggiore della quale di peso libre 1550 circa, opera dei bravi fratelli Giustiniani di Fuligno, fu innalzata dal Popolo di Monte Gabbione come monumento in memoria della definizione del Dogma dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima [...]. Questa campana fu benedetta da Monsignor Vescovo Vespignani [...] nella 4a Domenica di Settembre 1856 [...] e quindi immediatamente nello stesso giorno venne innalzata nel Campanile.
La stessa memoria ricorda che nel campanile era installato anche l'orologio comunale, autorizzato con rescritto del cardinale Orioli del 26 febbraio 1839.
Fonte: APM, Notizie Generali della Parrocchia di Montegabbione, memoria di don Luigi Galli; D. Piselli, La Nuova Chiesa Parrocchiale di Montegabbione: 1872-1908, 2023.
1861 - La pianta catastale
Una cartina catastale del 1861 conserva la sagoma della vecchia parrocchiale e degli edifici circostanti poco prima della grande trasformazione. La pubblicazione del 2010 ha utilizzato questa pianta insieme alla descrizione del 1735 per proporre una ricostruzione dell'interno e della posizione relativa di chiesa, sagrestia, casa parrocchiale, orto e campanile.
La cartografia non consente da sola di identificare ogni ambiente interno; il valore della ricostruzione nasce dall'incrocio con le indicazioni di Fiori Laurenzi.
Vedi la ricostruzione nella pubblicazione del 2010
1863 - L'organo Agati nella vecchia chiesa
Due anni prima della chiusura del vecchio cimitero e dieci anni prima della posa della prima pietra della trasformazione, don Luigi Galli acquistò per la parrocchiale un organo di Nicomede Agati di Pistoia. La memoria parrocchiale indica il costo in 1.408,66 lire, oltre alle spese di collocazione, con contributi delle confraternite e del pievano.
L'organo è opera del Signor Nicomede Agati di Pistoia acquistato dal pievano sottoscritto nel 1863. Per il quale acquisto occorse la somma di lire 1408.66 non compreso lo spostamento al posto. Le due Confraternite contribuirono per la somma complessiva di lire 767.50 [...] il rimanente [...] assieme alle spese occorse per la mano d'opera ed altro per portarlo al posto si contribuirono dal suddetto Pievano.
L'organo fu quindi un bene della vecchia chiesa trasferito nel nuovo edificio dopo il 1876. È uno degli elementi più chiari di continuità materiale fra le due fasi della parrocchiale.
Fonte: APM, Notizie Generali della Parrocchia di Montegabbione; D. Piselli, 2023.
1872-1876 - Dalla chiesa castellana all'edificio attuale
Quando don Luigi Galli e il vescovo Antonio Briganti avviarono la Fabbrica, la vecchia parrocchiale non venne semplicemente abbandonata per costruire altrove. I lavori interessarono direttamente l'edificio castellano: una parte fu demolita, nuove murature furono innalzate e porzioni dell'antica fabbrica furono incorporate nella chiesa attuale.
Don Luigi Galli, descrivendo il complesso dopo l'intervento, identifica senza ambiguità uno degli ambienti superstiti:
Attiguo alla Chiesa Parrocchiale vi è una Cappella od Oratorio, che è l'abside o coro della Vecchia Chiesa Parrocchiale, con l'Altare di materiale, mensa di marmo e gradini con Ciborio di legno (è l'altare maggiore della Vecchia Chiesa). Questo altare dopo la riedificazione della nuova Chiesa, fu dedicato a Maria Santissima del Rosario, e quivi venne collocato il Quadro del Santissimo Rosario dipinto in tela.
La prefazione alla ricerca del 2023 precisa inoltre che il nuovo edificio conservò parte delle murature della preesistente chiesa medievale e che la nuova facciata fu collocata sul lato in cui si trovava il fianco della costruzione precedente. Il comunicato della Diocesi di Orvieto-Todi del 2023 sintetizza la continuità dicendo che la nuova parrocchiale fu costruita "annettendola" all'antica chiesa del XIII secolo e che dell'antica rimangono abside e sacrestia.
Una lettera di don Luigi Galli, scritta negli anni successivi per chiedere aiuti economici, definisce in modo particolarmente efficace il rapporto fra le due fasi:
Privo d'una Chiesa Parrocchiale conveniente e capace, poté fabbricare una nuova, sulle rovine della vecchia, abbastanza adatta per provvedere dei religiosi conforti i sui poveri Parrocchiani.
Interpretazione. Le fonti ottocentesche parlano di "Nuova Chiesa" perché l'intervento modificò radicalmente forma, dimensioni e apparato architettonico. Dal punto di vista materiale, tuttavia, la chiesa attuale conserva parti e beni della precedente parrocchiale: non si tratta quindi di due complessi completamente separati.
Prosegui con la storia della trasformazione del 1872-1876 e della chiesa attuale
Fonti: APM, busta 14/15, Fabbrica della Chiesa; D. Piselli, 2023; Diocesi di Orvieto-Todi, comunicato del 14 settembre 2023.
Cosa resta oggi della chiesa castellana
Il dato più sicuro è quello fornito dalla Diocesi di Orvieto-Todi nel 2023: dell'antica chiesa restano l'abside e la sacrestia. Le memorie di don Luigi Galli confermano l'identificazione dell'abside o coro come ambiente conservato e riutilizzato dopo la riedificazione.
Le ricerche locali del 2010, 2018 e 2026 hanno inoltre messo in relazione alcune murature inglobate nel complesso attuale con l'antico campanile e con tracce del portale. Queste identificazioni sono utili per la lettura archeologica dell'edificio, ma vanno mantenute distinte dal dato documentario certo e richiedono, per una definizione architettonica puntuale, un rilievo diretto delle murature.
La continuità non riguarda solo i muri: l'organo Agati del 1863, alcuni dipinti, arredi e nuclei devozionali documentati nella vecchia parrocchiale entrarono nella storia dell'edificio trasformato. La chiesa attuale è quindi anche il contenitore materiale di una parte della memoria della chiesa castellana.
Fonti e bibliografia
Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice C, c. 87/1, istituzione del rettore di Santa Maria, 1289.
Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 6/2, istituzione di Pietro Ceccholi a pievano, 1354.
Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 25/1, visita alla pieve di Santa Maria, 1357.
Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice B, c. 53/2, istituzione di Giovanni di Francesco, 1376.
Archivio Parrocchiale di Montegabbione, busta 12, libro 3, Libro dei fratelli e sorelle delle Compagnie del Rosario e della Morte e notiziario della Pievania, con inventario di Giovanni Francesco Fiori Laurenzi, 1735.
Archivio Comunale di Montegabbione, Statuto di Montegabbione, memoria del fulmine del 12 giugno 1737.
Archivio Parrocchiale di Montegabbione, libro dei morti, 1676-1779, atto del 12 giugno 1737.
Archivio Parrocchiale di Montegabbione, visita pastorale del 26 maggio 1845.
Archivio Vescovile di Orvieto, Serie Parrocchie, 21, Montegabbione, documentazione del 1854.
Daniele Piselli, La vecchia Chiesa di S. Maria Assunta di Montegabbione. Com'era. Gio. Francesco Fiori Laurenzi, 31 Decembre 1735, 2010.
Daniele Piselli, Cimitero, in Il Gobbo, n. 29, 1 ottobre 2011.
Daniele Piselli, Montegabbione 1662, in Il Gobbo express, n. 1, 24 gennaio 2012.
Daniele Piselli, Indice generale dell'Archivio storico della Parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo, Montegabbione (TR), 1624-2009, 2016, aggiornato al 24 ottobre 2018.
Daniele Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione: chiese ed abazie nei secc. XII-XIV, Pro Loco Montegabbione, 2018.
Daniele Piselli, La Nuova Chiesa Parrocchiale di Montegabbione: 1872-1908, Pro Loco Montegabbione, 2023.
Daniele Piselli, Le Reliquie della Parrocchia di S. Maria Assunta e S. Lorenzo, Pro Loco Montegabbione, 2026.
Daniele Piselli, 12 giugno 1737 - Il Fulmine, in Il Gobbo, n. 116, 19 settembre 2026.
Diocesi di Orvieto-Todi, Giubileo straordinario concesso da Papa Francesco per il 150° anniversario della costruzione Chiesa parrocchiale di Montegabbione, 14 settembre 2023.
Comune di Montegabbione, Piano Regolatore Generale, Quadro conoscitivo, sezione edifici religiosi.
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