Il Gobbo

Chiesa di Maria SS. Assunta in Cielo

La chiesa attuale e quella castellana

L'attuale parrocchiale deriva dalla radicale trasformazione e dall'ampliamento della precedente chiesa castellana di Santa Maria, documentata almeno dal 1289. Fra il 1872 e il 1876 furono demolite alcune parti della vecchia fabbrica e altre furono conservate nel nuovo complesso. L'abside e la sagrestia sono indicate come superstiti anche dalla Diocesi di Orvieto-Todi nel 2023.

La storia della chiesa castellana è ricostruita in una pagina specifica. Il presente testo riguarda la fabbrica ottocentesca e conserva inoltre i documenti, le fotografie e le testimonianze pubblicati nella precedente versione della pagina.

1872-1908: costruzione e sistemazione dei debiti

La visita pastorale del vescovo Antonio Briganti nel 1872 avviò il progetto sostenuto dal pievano don Luigi Galli. La prima pietra fu posta il 29 giugno 1873; l'architetto Nazzareno Biscarini redasse il progetto. Le decorazioni in terracotta furono realizzate nell'ambito dell'attività di Francesco Biscarini e Raffaele Angeletti. La chiesa fu consacrata e aperta al culto il 1° ottobre 1876.

La conclusione dei lavori principali non estinse i debiti della Fabbrica. Don Luigi Galli e, dopo la sua morte, don Policarpo Baldini ne seguirono la sistemazione; l'ultima scadenza ricordata nella ricerca del 2023 è nell'ottobre 1908. La stessa pubblicazione documenta il progetto, le offerte e il lavoro degli abitanti, la polemica del 1874 e l'inaugurazione.

Architettura, organo e pulpito

L'edificio è a tre navate e presenta elementi decorativi in terracotta. Il pulpito fu premiato con una medaglia d'argento all'Esposizione Provinciale Umbra del 1879. L'organo di Nicomede Agati era stato acquistato per la precedente parrocchiale nel 1863 e fu trasferito nel nuovo edificio. Il campanile antico venne poi sostituito da una struttura in cemento, rivestita in laterizio nel 1998. La scheda di censimento della Diocesi di Orvieto-Todi registra inoltre un restauro della facciata nel 1985 e dell'intero edificio nel 2001; si veda la scheda BeWeB.

1944 e Giubileo del 2023

Durante il passaggio del fronte nel giugno 1944 una scheggia colpì la campana maggiore. Fu danneggiato anche il rosone della facciata: la ricerca pubblicata nel 2023 collega la successiva riduzione del suo diametro alla riparazione dei danni di guerra. Il confronto fra le cartoline e le fotografie conservate in questa pagina mostra le diverse fasi della facciata e del campanile.

Nel settembre 2023, in occasione dei 150 anni dall'avvio della costruzione, la comunità celebrò il Giubileo straordinario con l'apertura della Porta Santa.

Una fotografia ottocentesca dell'interno

Nel Fondo Sada della Biblioteca Regionale Universitaria «Giacomo Longo» di Messina è conservata la fotografia Perugia - Chiesa di Montegabbione, interno, inventario PG 24, attribuita a Francesco Fiorani. Il catalogo la colloca tra il 1872 e il 1892. Poiché la nuova chiesa fu consacrata nel 1876, Daniele Piselli propone per la ripresa il periodo 1876-1879, collegandolo anche alla successiva attività del fotografo: è una datazione argomentata, non una data scritta sulla fotografia. Nell'immagine, pubblicata con autorizzazione specifica nel numero 111 de «Il Gobbo», l'interno appare prima delle decorazioni pittoriche poi aggiunte. Leggi il numero 111 e vedi la fotografia. La concessione della Biblioteca, prot. 3749 del 20 giugno 2025, riguarda quella pubblicazione e vieta ulteriori riproduzioni.

Dipinto della Crocifissione e croci delle indulgenze

Il dipinto della Crocifissione, descritto da don Policarpo Baldini nel 1901, raffigura San Francesco con le figure oggi visibili di San Giuseppe e San Biagio. Durante il restauro del 2001 furono riconosciute pitture sottostanti: un personaggio con abito cardinalizio e una figura identificata nella lettura locale con San Pietro. L'ipotesi che rappresentassero Carlo Borromeo e Pietro, come pure le ragioni della ridipintura, resta un'interpretazione e richiederebbe la documentazione tecnica del restauro per essere precisata. Il testo storico integrale è conservato più sotto; si veda «Il Gobbo», n. 13.

Ai lati dell'ingresso, presso le acquasantiere, sono collocate due croci in bronzo delle indulgenze con iscrizione del 1901. Il numero 41 de «Il Gobbo» ne trascrive le scritte, ne ricostruisce la diffusione e riferisce la memoria locale del gesto devozionale all'ingresso. La data incisa sul modello non è di per sé la prova della data di posa nella chiesa.

Le reliquie nella chiesa attuale

La consacrazione del 1° ottobre 1876 comprendeva anche l'altare maggiore. L'epigrafe accanto all'ingresso attesta che il vescovo Antonio Briganti vi depose reliquie dei martiri Clemente e Fruttuoso e delle vergini e martiri Cristina e Giustina. Quelle deposte nell'altare vanno distinte dalle reliquie custodite nei reliquiari mobili: la presenza dei nomi Fruttuoso e Cristina in inventari successivi non prova che si tratti degli stessi frammenti.

Nel 1885 il pievano Luigi Galli registrò tredici reliquiari della parrocchiale, altre teche separate e quattro reliquiari della Madonna delle Grazie. Un elenco del 1904 e le Notizie generali del 1908, compilate da don Policarpo Baldini, descrivono tredici reliquiari della parrocchiale, con sigilli e autentiche, custoditi sotto chiave in un armadio incassato dietro l'altare maggiore. Le pagelle dei primi sei reliquiari recano la data del 9 febbraio 1881; quelle di altri cinque il 3 ottobre 1843. Una teca con reliquie di Maria, Giuseppe e vari santi è documentata dall'autentica del 26 settembre 1876. Le date delle autentiche non sono date di costruzione dei reliquiari né della chiesa.

La documentazione più antica appartiene alla precedente chiesa castellana: l'inventario settecentesco elenca cinque reliquiari con mostra d'argento e sei di legno dorato, custoditi nel credenzino della sagrestia. L'elenco del 27 settembre 1854 registra anche una particella indicata come legno della Santa Croce. La successione degli inventari permette di seguire il patrimonio, ma non di identificare automaticamente ciascun oggetto antico con un reliquiario oggi conservato.

Fonti: epigrafe di dedicazione del 1876 presso l'ingresso; Archivio Parrocchiale di Montegabbione, busta 14/15, fasc. 15.8, Notizie generali, 1880-1885, e fasc. 15.9, Notizie generali, 1908; busta 4, fasc. 1bis, elenco del gennaio 1904 e autentiche; D. Piselli, Le Reliquie della Parrocchia di S. Maria Assunta e S. Lorenzo. Montegabbione, Montegiove, Castel di Fiori, Pro Loco Montegabbione, 2026, pp. 11-21. Per il santuario si veda la scheda della Madonna delle Grazie.

Pubblicazione di riferimento

Daniele Piselli, La Nuova Chiesa Parrocchiale di Montegabbione: 1872-1908, Pro Loco Montegabbione, 2023.
Leggi e scarica la pubblicazione completa.

Si vedano inoltre l'antica chiesa parrocchiale e il Santuario della Madonna delle Grazie.

Documenti, testi e fotografie della pagina storica

I brani delle pubblicazioni del 1981 e della tesi del 2008/2009 riprodotti qui sotto conservano la formulazione originale. Il progetto architettonico è di Nazzareno Biscarini; a Francesco Biscarini e Raffaele Angeletti spettano le decorazioni in terracotta. Le ipotesi iconografiche e le attribuzioni riportate nei brani sono quelle delle rispettive fonti.

Fra le pubblicazioni precedenti alla ricerca del 2023 si trovano le seguenti descrizioni della chiesa:
- Gruppo giovanile di Montegabbione, Montegabbione .Ieri, 1981 (Carlo Andreoli, Corrado Rossi, Giuseppe Saravalle)
- Pro Loco Montegabbione - Montegabbione, 2000 (Con aggiornamenti di Carlo Andreoli)

Del Biscarini Nazareno un progetto della nuova chiesa parrocchiale eretta in Monte Gabbione; del Biscarini Francesco e dell'Angeletti altri pregevoli lavori di decorazione Fonte. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, anno 1887, n. 111, p. 1891.
Firme di Biscarini e Angeletti presenti in un laterizio della colonna a destra del portone d'ingresso della Chiesa.

Testo pubblicato in Montegabbione Ieri (1981):

"La chiesa di Maria SS.Assunta in Cielo è l'attuale chiesa parrocchiale di Montegabbione. La prima pietra fu posta il 29 giugno 1873 da Mons. Antonio Briganti Vescovo di Orvieto ed i lavori vennero affidati all'arch. Nazzareno Biscarini [1] di Perugia. Essa sorge in prosecuzione dell'antica cappella circolare e dell'annessa torre campanaria (forse un tempo facente parte del complesso del castello), ambedue in pietra viva, ed in parte poggia sull'antico cimitero (che è stato portato fuori le mura nel 1864). Alla fabbrica della chiesa contribuirono tutti i montegabbionesi, sia trasportando a braccia, ogni domenica, gran parte delle pietre occorrenti, sia versando-complessivamente in sei anni circa lire 2.500. Sul "Corriere dell'Umbria" nel 1874 apparve anche una polemica tra Celestino Lemmi, che osteggiava la "fabbrica" (benché suo padre Costanzo fosse stato Presidente della commissione edificatrice) ed il sindaco Giovanni Duranti. Il pievano Luigi Galli la annotava nel suo diario del giugno 1874. Altre eco si ebbero su "La Frusta", giornale politico morale dell'epoca. L'inaugurazione avvenne il I Ottobre 1876: bella e maestosa, in svelta architettura di stile bizantino, ornata di stucchi e di graziosi lavori in plastica di terracotta eseguiti con gusto squisito e raffinata precisione dagli artisti perugini Francesco Biscarìni e Raffaele Angeletti, si presenta grave e severa nella facciata anch'essa ornata in terracotta. All'interno vi sono tre altari, con mensa di pietra, in terracotta: l'altare maggiore, dedicato a Maria S.s.ma Assunta in cielo; l'altare di S. Giuseppe, patrono del comune di Montegabbione e l'altare di Maria S.s.ma. La manutenzione del primo spettava al parroco, quella del secondo al Comune e quello dei terzo alla Confraternita. In fondo alla chiesa v'è la cantoria, sopraelevata, con un organo a mantice, opera di Nicomede Agati di Pistoia che costò a quel tempo circa 1.500 Lire. Attigua alla chiesa parrocchiale vi sono la cappella ddel SS.mo Sacramento (già dedicata alla S. Rita) e la sacrestia. Accanto alla chiesa v'è attualmente un campanile in struttura di cemento, costruito negli anni cinquanta, in sostituzione dei vecchio completamente degradato e rivestito nel 1998 in mattoni simili a quelli della facciata della Chiesa." Fonte. Gruppo giovanile di Montegabbione, Montegabbione Ieri, 1981. La lettera del 2 giugno 1874 è firmata da Celeste Lemmi: la forma «Celestino» nel brano citato è una svista della pubblicazione. La documentazione del 2023 precisa l'attribuzione del progetto a Nazzareno Biscarini.

Leggendo Cronache di Paese (numero di marzo aprile 1973), un giornale pubblicato negli anni settanta a Montegabbione, è possibile ritrovare un riferimento al Corriere dell'Umbria datato 2 giugno 1874. Qui Celeste Lemmi, uno dei cittadini "nobili" di Montegabbione, scagliava le sue polemiche contro il sindaco e la giunta comunale colpevole, a dir suo, di inutili spese per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Senza anticipare altro rimando alla lettura della lettera scaricabile dal link sottostante.

--> Celeste Lemmi - 2 giugno 1874

Alcuni giorni dopo, il 12 giugno 1874, nel Corriere dell'Umbia viene pubblicata la lettera di risposta di Giovanni Duranti, l'allora sindaco.

--> Giovanni Duranti - 12 giugno 1874

Le due lettere documentano la controversia politica ed economica nata durante la costruzione.

In occasione della IV rassegna dell'economia e della cultura a Montegabbione - 14/21 agosto 1989 - venne pubblicato un opuscolo di sei pagine con alcune notizie aggiuntive riguardanti la Chiesa parrocchiale. L'organo di Nicomede Agati era stato acquistato nel 1863 per la precedente chiesa ed è documentato nel nuovo edificio. Dalla lettura emergono alcune informazioni aggiuntive tra cui la premiazione del pulpito con medaglia d'argento all'Esposizione Umbra del 1879. L'opuscolo riproduce anche parti del progetto della chiesa.
Nei link sottostanti è possibile scaricale l'opuscolo del 1989 ed un articolo pubblicato nel Giornale dell'Esposizione provinciale umbra in data 28 settembre 1879.

--> Opuscolo 1989
--> Giornale dell'Esposizione provinciale umbra - 28 settembre 1879

Di seguito nella pagina una carrellata di cartoline e foto della Chiesa. Analizzandole si può notare come, mentre la facciata è rimasta sempre la stessa, il campanile è stato modificato numerose volte; costruito con pietra viva rimase di tale aspetto sicuramente non oltre il 1931, come è possibile notare nella terza cartolina, viaggiata nel 1931, in cui il campanile risulta intonacato. Venne poi abbattuto e ricostruito negli anni '50.

Tra una chiacchierata e l'altra con mio zio è emersa una bellissima testimonianza da approfondire. Per ora riporto questa prima parte:

"Quanno buttassima giù il campanile della chiesa eravamo io (Piselli Vittorio), Lallo (Franco Stella) e Mariano Pornelli. Il campanile era murato bene, a parte un angolo, e non si sa quanto ci mettissima a buttarlo giù tutto. Ce volle più a levallo che fallo. I sassi erano murati con calce e sabbia di Faiolo... più dura del cemento. Utilizzassima il piccone per smurallo. Salivamo da dentro e fori non c'erano le impalcature. Le sasse, dopo averle smurate, le buttassima tutte giù per dentro il campanile e poi le caricavamo con la carretta sul camion. Le campane le avevano già levate. Quanno dovemmo levare l'orologio lo legassima ad una corda fissata con la carrucula. Spiccassima l'orologio dopo avello fissato alla corda. Al momento di tirarlo giù se non c'erano due che ce aiutassero, o lo lasciassima o annissima su noi! Erano Pasquini Silvano e l'appuntato dei carabinieri Giovanni, ma adesso non mi ricordo il cognome. Pe fortuna loro!" Testimonianza. Vittorio Piselli.

Va notato come nella foto con il campanile ci sia l'orologio differente da quello da quello delle foto successive. Nella seconda cartolina l'orologio appare disallineato rispetto al campanile; la riproduzione non consente di stabilire se l'immagine sia stata ritoccata.

Un particolare interessante è la notevole diminuzione del rosone sopra il portone di ingresso. Guardando attentamente la cartolina n.4 si può notare come ci sia un alone chiaro intorno al rosone e come questo abbia un diametro più piccolo rispetto a quello delle cartoline precedenti. La ricerca del 2023 collega la riduzione del rosone alla riparazione del danno subito durante il passaggio del fronte del giugno 1944.

Cliccando nelle foto puoi aprire una presentazione in cui sotto ad alcune immagini troverai una breve descrizione.



  Chiesa parrocchiale nel 2008

Il Miracolo italiano

Un'Italia stravolta dalla seconda guerra mondiale, prevalentemente agricola, assoggettata alla mezzadria, arretrata e provinciale, nell'arco di pochi decenni ha vissuto una trasformazione radicale del suo tessuto sociale, economico e culturale da avere altri pochi riscontri nella storia del dopoguerra europeo. Senza entrare nel dettaglio nell'argomento (che potremmo fare in un secondo momento) verrei proporre una delle metarmorfosi urbanistiche che Montegabbione ha subito in questo periodo. Negli anni in cui le famiglie contadine buttarono i loro letti in ferro battuto per acquistare spalliere di lamiera decorate (i famosi letti di bandone), negli anni in cui cambiarono i loro mobili in legno massello con mobili di compensato o poco più cos'era che li spingeva a fare questo? Era la voglia di nuovo, il desiderio di buttare il passato alle spalle. Fu in questo periodo che l'urbanistica medievale montegabbionese, scampata praticamente incolume alle devastazioni della seconda guerra mondiale, subì le maggiori perdite. Tra le vittime più gravi il primo posto lo assegnerei sicuramente alla nostra piazza. Dopo il 1874 (anno di ammodernamento della chiesa parrocchiale) ci fu una nuova radicale trasformazione. Piccole casette un po' rimediate, con finestre e scalinate, furono demolite e al loro posto il nuovo calcestruzzo soppiantò l'ormai vecchia pietra. E' così che Montegabbione perse una parte del suo antico essere... La trasformazione deve andare avanti, il progresso incalzare i tempi ed il nostro passato si racconta in alcune foto e in qualche labile ricordo. Chissà se fra cento anni i nostri nipoti ripercorreranno la storia di quel vecchio palazzo anni '60 che ora guarda la nostra chiesa magari in ricordo di un'architettura passata.

Nelle foto sottostanti alcune fasi della costruzione della banca.
 Palazzo della banca in costruzione Cartolina del dopoguerra

Ma cosa c'era nella piazza del paese prima che venne edificata l'attuale palazzo della banca. Le foto sotto presentate ripropongono due bellissimi scorci di quella parte di Montegabbione che ormai non c'è più. La prima foto è datatabile intorno agli anni '20, la seconda è databile intorno agli anni '30 (manifestazione ginnica fascista degli scolari montegabbionesi - 24 maggio).

Facciamo un passo indietro e ricolleghiamoci al lavoro consultabile in Montegabbione.net. Il 16 giugnio 1944 anche Montegabbione ebbe la sua guerra. Durante il passaggio del fronte, mentre i carroarmati inglesi dai dintorni di Scatolla bombardavano Montegabbione, anche la chiesa subì un lieve danno. Venne danneggiata una campana tant'è che la popolazione chiese la sostituzione al Vaticano. Sono riportati nel seguito il testo della richiesta fatta dal comune di Montegabbione ed una riproduzione del documento datato dicembre 1949:

Durante il passaggio del fronte avvenuto in questo Comune nei giorni 15 16 Giugno /1944, fu colpita da scheggia di artiglieria la Campana Maggiore della Chiesa Parrocchiale di Montegabbione, riportando una grande incrinatura che ne altera il suono.
Il peso della campana è di Kg. 500
Tutto il materiale è recuperabile.
Trascrizione. Richiesta del Comune di Montegabbione relativa alla campana maggiore danneggiata durante il passaggio del fronte; documento datato dicembre 1949.
Clicca per ingrandire il documento

La campana venne poi sostituita o riparata ma comunque è interessante guardare le due foto sotto riprodotte, gentilmente concesse da Roberto Urbani. Come si può notare in entrambe dietro la moto, di fianco alla parete della chiesa c'è il supporto meccanico che è servito per calare dal campanile la campana danneggiata. Nella seconda foto si distingue chiaramente la campana all'interno della struttura.

"Attuale chiesa parrocchiale di Montegabbione, è stata inaugura nel 1876: essa sorge in prosecuzione dell'antica cappella circolare castellana, in pietra viva, attualmente adibita a cappella del SS. Sacramento, e dell'annessa torre campanaria. In parte la chiesa poggia sull'antico cimitero, che venne portato fuori le mura nel 1864. Alla fabbrica della chiesa contribuirono tutti gli abitanti: sia trasportando a braccia ogni domenica gran parte delle pietre occorrenti, sia versando il proprio contributo che fu realizzato in sei anni. Fu costruita nel triennio 1873-1876, su progetto degl'architetti perugini Francesco Biscarini e Raffaele Angeletti [1]. La chiesa, a tre navate, si eleva sulla sommità della collina di Montegabbione, bella e maestosa, grave e severa nella facciata, con la sua agile architettura in stile bizantino; è tutta ornata di preziosi lavori plastici in terracotta, eseguiti con gusto squisito e raffinata precisione. Le venti finestre, tra bifore e rotonde, recavano all'origine tutte le vetrate colorate collegate in piombo. Allo stato attuale alcune di esse, irreparabilmente deteriorate dalla guerra e dal tempo, sono state sostituite [2]. L'annesso campanile è stato realizzato in cotto nel 1998, con il contributo di tutta la popolazione, seguendo il disegno originale ottocentesco che non era mai stato posto in opera, forse per mancanza di fondi. All'interno della chiesa vi sono tre altari, con mensa di pietra, in terracotta: l'altare maggiore, ove svetta un crocifisso a dimensioni naturali, è dedicato all'Assunta; l'altare di sinistra è sovrastato da un dipinto su tela raffigurante La crocifissione di Gesù . Nel quadro, ai piedi della Croce, dove la tradizione vorrebbe la Madre e Giovanni, l'ignoto autore pone tre personaggi cari alla pietà popolare del tempo (XVII o XVIII secolo?): San Giuseppe, padre putativo di Gesù, invocato come patrono dei moribondi (a Montegabbione c'era la Confraternita della Buona Morte [3]); poi San Francesco d'Assisi poiché grande fu l'influsso francescano su queste terre; infine San Biagio, vescovo e martire del IV secolo, invocato come protettore in caso di mal di gola. San Biagio tiene in mano il simbolo del suo martirio: una spazzola di ferro acuminata, simile a quella usata per cardare la lana. Nel dipinto, mentre il padre putativo assiste il figlio nel trapasso, il Poverello abbraccia "sorella morte" e Biagio sembra cogliere un messaggio di salvezza. Dal punto di vista pittorico il quadro ricorda la scuola umbro-toscana, sia per la composizione d'insieme che per alcuni tratti, volti e panneggi piuttosto morbidi, non scolpiti. Ovviamente l'altare dove è posto il quadro è dedicato a San Giuseppe, patrono del Comune. In fase di restauro si è però scoperto che sotto la figura di San Biagio si nasconde in realtà l'immagine di un cardinale, probabilmente San Carlo Borromeo, mentre sotto la figura di San Giuseppe si cela l'immagine di San Pietro, infatti risulta strana nell'iconografia classica vedere un San Giuseppe con in mano un libro, caratteristica invece dei dottori della chiesa come San Pietro appunto. Inoltre quest'ultimo avrebbe dovuto tenere in mano le chiavi al posto del giglio iconografia classica di San Giuseppe. San Pietro e San Carlo Borromeo sono i soggetti del tipico quadro della controriforma, il movimento interno alla chiesa cattolica avviato dal Concilio di Trento (1545-63) per contrastare lo sviluppo delle dottrine protestanti. Evidentemente ai cittadini di Montegabbione non deve essere piaciuto molto il soggetto di questo quadro ed una mano anonima ha sostituito il cardinale e San Pietro con San Biagio e San Giuseppe. L'altare di destra, dedicato al sacro Cuore è sovrastato dal dipinto della Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena e i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. L'invenzione del Rosario venne attribuita a San Domenico (1170-1221) dai primi storici dell'Ordine. Nel quadro il Santo è genuflesso di fronte alla Vergine in trono con in braccio il Bambino e riceve dalle mani di quest'ultimo un Rosario; nella mano destra tiene il giglio, simbolo di verginità, ed il libro delle sue regole. Dall'altra parte Santa Caterina da Siena con il giglio e la croce, simboli di purezza e sofferenza. Di speciale pregio artistico è il pulpito, sopraelevato nella navata destra, vero gioiello in cotto, in stile gotico rinascimentale, premiato con medaglia d'argento all'esposizione umbra del 1879. In fondo alla chiesa v'è l'antica cantoria, soprelevata, con un organo a mantice, opera di Nicomede Agati di Pistoia [4], realizzato nel 1863 e recentemente restaurato. Ricavata nell'ampia ex sacrestia, la sala Santa Rita, utilizzata per le riunioni ecclesiali, ospita alcuni dipinti: un olio su tela raffigurante Santa Rita, realizzato intorno al 1950 dalla pittrice E. Lommi; un olio su tela raffigurante gli apostoli Filippo e Giacomo, di autore ignoto, risalente al 1600-1700; un olio su tela raffigurante l'evangelista Luca, di autore ignoto, risalente al 1700; un olio su tela raffigurante la Madonna in trono con angeli, San Lorenzo e San Sebastiano, di autore ignoto, risalente al 1600; un olio su tela raffigurante la Madonna del rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena, di autore ignoto, risalente al 1600; un olio su tela raffigurante San Filippo Neri, risalente al 1700, riproduzione di un quadro noto [5]. Nel centoventicinquesimo anniversario della fondazione di questa chiesa il Cav. Lodovico Vergari lo fece restaurare ".quale atto di ringraziamento al signore e munificio dono al Vescovo di Orvieto-Todi Lucio Grandoni al parroco Giovanni Ermini e a tutto il popolo di Montegabbione. Ottobre 2001" [6]."
Fonte. Luana Mencarelli, tesi di laurea, Università degli Studi di Perugia, Ecomuseo, il museo del futuro. Un percorso attraverso le chiese rurali del Comune di Montegabbione (TR), a.a. 2008/2009. Il passo riporta le attribuzioni dell'autrice; per il progettista si veda la documentazione della Fabbrica citata sopra. La nota della fonte sulla Confraternita della Buona Morte riguarda Urbania e non documenta l'istituzione di una confraternita omonima a Montegabbione. Note della fonte.
1. I laterizi in forma di terrecotte architettoniche trovarono impiego come elementi decorativi soprattutto nell'architettura francese dell'Ottocento (parigina in particolare) quando si cominciarono a rivestire di terrecotte smaltate i cortili interni e le cucine dei palazzi. Precursore in Italia della produzione di terrecotte architettoniche fu Andrea Boni che nel 1850 avviò un laboratorio a Milano. Nella seconda metà dell'Ottocento anche in Umbria si attivarono alcuni laboratori artistici per la produzione di terrecotte architettoniche e monumentali. Nel 1858 a Perugia è attivo Raffaele Angeletti, che più tardi si associa a Francesco Biscarini, dando vita ad una consistente produzione di terrecotte architettoniche e plastiche presenti anche all'esposizione parigina nel 1878.  
2. Montegabbione, in Provincia di Terni . A cura di, Associazione Pro Loco di Montegabbione, 2000.
3. Confraternita della Buona Morte. Uomini di ogni ceto, religiosi ma anche laici. Fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei è una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù. 11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l'11 aprile 1571. Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un'opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d'archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l'organizzazione dei funerali l'attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell'epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l'ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una "scaletta", una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte. I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l'appellativo di "guercini": per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d'argento era damascata la, che il popolo chiamava "La Lucia". La morte porta una corona, "perché è la vera regina dell'umanità". Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta. Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell'archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l'approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i "Nomi delli Fratelli della Morte".
4. Nicomede Agati di Pistoia con i suoi fratelli seppe sviluppare in maniera protoindustriale un'attività artigianale di altissimo livello avviata dal Pietro Agati (1735-1806). Gli Agati si distinsero per la straordinaria qualità dei materiali impiegati e per la lavorazione, raggiungendo altresì affascinanti risultati nel campo dell'intonazione.
5. Il più famoso San Filippo Neri di Guido Reni.
6. Epitaffio della lastra di marmo in ricordo di tale opera di restauro, posta in alto a destra appena l'ingresso della Chiesa.


[1] Nazareno Biscarini nasce a Perugia nel 1835. Studia all'Accademia di belle arti dove diviene allievo di Giovanni Santini e compagno di studi di Guglielmo Calderini. Intorno al 1870 frequenta il salotto culturale di Maria Gallenga-Stuart, in cui si ritrovano artisti italiani e stranieri. Dal 1884 inizia la sua carriera di docente in Accademia, anche se poi entrerà in grossa polemica con l'Istituto. Architetto e ingegnere di professione, progetta per Perugia e provincia numerose chiese, monumenti e cappelle sepolcrali, tra cui si segnala la cappella della Confraternita della misericordia. Nel 1880 è autore di un progetto di sistemazione della nuova sede dell'Accademia di belle arti presso l'ex convento di San Francesco al Prato e nel 1890 partecipa all'Esposizione nazionale di belle arti di Torino. Pregevoli sono le palazzine che fronteggiano l'ex piazza d'Armi a Perugia, che da lui prendono il nome, il Teatro comunale di Marsciano, le chiese parrocchiali, circa trenta, dove Biscarini tenta di riprodurre le forme romaniche, gotiche e rinascimentali (chiesa parrocchiale di Montegabbione, di San Martino in Campo e di Sant'Andrea a Perugia). Biscarini muore a Perugia nel 1907.
--> http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl
Nel 1865 gli scultori perugini Raffaele Angeletti e Francesco Biscarini fondarono a Perugia una fabbrica artistica di terrecotte famosa in molte parti d'Italia per la varietà e la raffinatezza delle sue opere che stimolarono l'artigianato locale, considerato arte minore, ad assurgere al livello di arte nobile.

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Pagine collegate

Chiese, castelli e torri del comune di Montegabbione
Antica chiesa parrocchiale
Santuario della Madonna delle Grazie
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Cappella di Sant'Anna
Torre di Montegabbione

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