Parrano tra il XII ed il XIII secolo
Il castello, la signoria e i rapporti con la Chiesa orvietana nelle fonti documentarie (1118-1299)
Questa pagina raccoglie e ordina le testimonianze documentarie su Parrano fra il XII e il XIII secolo, distinguendo gli atti medievali dalle successive tradizioni erudite e storiografiche. Il punto di partenza sicuro non è una data ipotetica di fondazione, ma un documento: nell'aprile 1118 Parrano è già definito esplicitamente Castellum de Parrano e castrum Parrani.
La sequenza documentaria mostra un rapporto signorile complesso fra la Chiesa di Santa Maria di Orvieto e il gruppo comitale dei Bulgarelli, ma non va retrodatata al 1118 una forma feudale già pienamente definita. L'accordo del 1118 tutela i diritti episcopali sul castello e regola gli interessi della famiglia; nel 1172 il vescovo concede a Ranieri il castello in libero usu entro obblighi economici e riserve precise; nel 1212 la relazione è formulata esplicitamente attraverso fedeltà, investitura e obblighi vassallatici. I giuramenti del 1257 e del 1280 ne mostrano poi la continuità.
Nella seconda metà del Duecento il castello diventa inoltre uno dei principali riferimenti territoriali per la ramificazione della famiglia poi conosciuta come conti di Marsciano. Nel 1256 Bulgarello e Bernardino scrivono da Parrano al vescovo di Orvieto; nel 1257 prestano un nuovo giuramento di fedeltà per il castello e la sua curia; il 28 giugno 1280 Bernardino da una parte e Nardo con Nerio dall'altra rinnovano separatamente la fedeltà per le rispettive quote. Nel 1292 la documentazione episcopale e catastale mostra ancora Parrano come spazio patrimoniale e fiscale attivo, mentre i conti comunali di Orvieto attestano un viaggio a Parrano pro lapidibus alabastri; nel 1293 compare poi esplicitamente la petraia de Parrano. Le attestazioni del 1298, seguite dalla controversia fiscale catalogata sotto il 1299, permettono infine di seguire il titolo comitale e i rapporti con Orvieto fino alla conclusione del XIII secolo.
Elenco cronologico della documentazione
Le voci rinviano alle singole sezioni della pagina; il regesto documentario finale riassume per ciascuna attestazione il riferimento utilizzato e lo stato della verifica.
1118, il Castellum de Parrano e il patto con la Chiesa orvietana
Nell'aprile 1118, nel luogo detto Pragule, fra il castello di Parrano e il fiume Chiani, il conte Bernardo figlio di Bulgarello, insieme alla moglie Persona e ai fratelli Gualfredo, Ugolino e Gregorio, regola con il vescovo Guglielmo di Orvieto i rapporti relativi al castello, alla corte, al distretto e ai relativi diritti. Il documento è il primo punto fermo della storia medievale qui ricostruita: Parrano è già un castello e possiede una corte e un distretto.
Bernardo giura che lui e i familiari non sottrarranno il castello alla Chiesa orvietana e che, se altri lo occuperanno, contribuiranno a recuperarlo e mantenerlo; promette inoltre di muovere guerra contro gli usurpatori quando richiesto dal vescovo e di non concludere pace senza il consenso episcopale. Guglielmo, da parte sua, si obbliga a non vendere, donare, permutare o alienare il castello al di fuori del gruppo familiare e dei suoi eredi, entro le condizioni fissate dal patto.
Luigi Fumi pubblicò integralmente l'atto nel Codice diplomatico della città d'Orvieto, doc. XV, pp. 11-12, rinviando ad AVO, Collezione B, c. 103t. La lezione seguente mantiene la lacuna segnalata dallo stesso editore:
1118, aprile, in Pragule — Patto relativo al castello di Parrano.Il luogo di rogazione, Pragule inter castrum Parrani et fluvium Clanis, inserisce il castello in una geografia concreta dominata dal Chiani. La lista dei testimoni collega inoltre l'atto a Ficulle e Carnaiola: vi compaiono Dono figlio di Rainerio di Ficulle e Rollandutius de Carraiola. Lo stesso documento è perciò utilizzato nelle pagine su Carnaiola e Montegiove, ma a Parrano esso riguarda direttamente l'oggetto del negozio.
1139, Bernardino e il quadro territoriale dei Bulgarelli
Nel febbraio 1139 Bernardino, conte e figlio del defunto Bulgarello, rinunciò alle prestazioni ed esazioni che la sua famiglia aveva sottratto ingiustamente al monastero di San Pietro d'Acqualta e agli uomini abitanti nella valle. L'atto fu rogato a Piegaro, in Castro Plagaio. Non è un documento relativo a Parrano, ma è utile per seguire la continuità del gruppo familiare che nel 1118 aveva regolato con il vescovo il possesso del castello e per osservare l'ampiezza dei suoi rapporti signorili nel territorio.
1172, aprile: un nuovo accordo per il castello
Nel 1172 il vescovo Rustico e il conte Ranieri ridefiniscono per iscritto il quadro giuridico relativo a Parrano. L'atto è conservato nell'Archivio Vescovile di Orvieto, Codice B, in due registrazioni, alle cc. 66v e 100r, ed è pubblicato da Luigi Fumi nel Codice diplomatico della città d'Orvieto, pp. 31-32. Ughelli ne trascrive inoltre il testo dichiarando di dipendere da un trasunto di Lorenzo Cavallucci ricavato dall'originale episcopale.
Il testo impone una correzione importante. Ranieri deve versare ogni anno al vescovo 20 soldi per la curia del castello, ma il medesimo atto prevede anche 12 denari per ciascuna casa del castello, interna o esterna, e per quelle che saranno costruite, con alcune case espressamente escluse. Non è quindi corretto spostare integralmente questo secondo prelievo al 1211-1212.
«pro Curia eiusdem Castri viginti solidos solvere, et unaquaeque domus eiusdem Castri intus et foris, et quotquot aedificabuntur, duodecim denarios...»Rustico concede a Ranieri il castello e ai suoi eredi in perpetuum, con facoltà di tenendi, utendi, fruendi, mentre la Chiesa conserva riserve precise: il castello deve poter essere utilizzato per guerra e pace entro le eccezioni previste e deve ritornare alla Chiesa di Santa Maria se Ranieri e il fratello muoiono senza prole legittima. Il patto del 1211-1212 va quindi letto come una nuova sistemazione e articolazione degli obblighi, non come l'origine ex novo del pagamento di dodici denari.
1211-1212, contestazione del titolo e nuova definizione degli obblighi
Fra il 1211 e il 1212 il vescovo Giovanni riapre formalmente la questione del titolo con cui Bulgarello detiene Parrano. Fumi pubblica il procedimento e permette di seguire il passaggio con maggiore precisione. Il vescovo contesta l'efficacia del precedente istrumento perché privo del consenso dei canonici e perché non redatto da un notaio; sostiene inoltre che la Chiesa abbia concesso molto e ricevuto poco e richiama obblighi di fedeltà e prestazioni che ritiene non pienamente adempiuti.
La controversia si conclude con una nuova definizione dei rapporti. Bulgarello promette la fedeltà per sé e per gli eredi, un canone di 20 soldi annui per la curia di Parrano, altri cinque soldi per sette famiglie indicate nel testo e, per l'eventuale aumento dei nuclei residenti, 12 denari per ogni famiglia e focolare; sono inoltre previste prestazioni in frumento, diritti di pesca, decime e altri obblighi. Il vescovo, con il consenso dei canonici, concede a Bulgarello e ai discendenti le temporalità di Parrano e procede all'investitura.
Particolarmente interessante è una nota conservata nel Codice B: quando fu concluso l'accordo risultavano a Parrano 114 case soggette a pensione, oltre alla curia, con un gettito indicato in 6 lire e 12 soldi. Il dato è prezioso per la storia dell'insediamento, ma non va trasformato automaticamente in una stima demografica: «case», «famiglie» e «fuochi» non sono necessariamente equivalenti.
1256, 19 maggio: lettere scritte da Parrano
Il 19 maggio 1256 Bulgarello e Bernardino, figli del fu Ranieri Bulgarelli, scrivono da Parrano al vescovo di Orvieto Costantino in relazione a una controversia per il mulino di San Vito sul Fersinone, confinante con Migliano e appartenente al vescovo. Secondo Ughelli, i due signori invitano i propri ministri e vassalli a cessare le molestie arrecate agli uomini episcopali.
La notizia è utile anche per un elemento materiale: Ughelli descrive le lettere come sigillate con cera rossa e riferisce la legenda S. Bulgarelli Dni Rainery, interpretando il sigillo come una delle più antiche testimonianze araldiche della famiglia.
1257, 9 agosto: il giuramento di Bulgarello e Bernardino
Il 9 agosto 1257 Bulgarello e Bernardino, fratelli e figli del fu Ranieri Bulgarelli, prestano spontaneamente giuramento di fedeltà al nuovo vescovo di Orvieto Giacomo Maltraga per il castello di Parrano e la sua curia. L'atto non è più soltanto una notizia ricavata dalle pagine di sintesi: Ughelli ne trascrive il testo e dichiara che Lorenzo Cavallucci lo aveva trasunto dall'originale conservato nell'Archivio del Vescovato d'Orvieto.
Nos Bulgarellus, & Bernardinus fratres q. filii D. Raynerii Bulgarelli [...] fidelitatem iuramus pro Castro Parrani, & eius Curia [...]I due fratelli dichiarano di detenere il castello secondo la forma dei contratti stipulati fra la Chiesa orvietana e i loro predecessori e promettono di osservare in buona fede tutti i precedenti accordi. Riconoscono inoltre che i diritti esercitati nei confronti degli uomini di Parrano sono detenuti con lo stesso titolo del castello e che, qualora il castello dovesse ritornare alla Chiesa secondo i patti, anche tali diritti dovrebbero seguirlo.
1275-1280, il presbitero Vitale e il clero di Parrano nelle decime pontificie
Le Rationes decimarum della diocesi di Orvieto aggiungono alla storia politica del castello una testimonianza ecclesiastica particolarmente utile. Nell'indice dell'edizione curata da Pietro Sella, Vitale è registrato esplicitamente come presbiter de Parrano in dieci diverse poste della serie relativa agli anni 1275-1280: nn. 10701, 10785, 10936, 11162, 11276, 11436, 11566, 11687, 11840 e 11918.
Presbiter Vitalis de Parrano [...]Due registrazioni controllate direttamente nell'edizione mostrano inoltre uomini di Parrano che effettuano il pagamento per lui. In una posta Iohannes Dominici de Parrano paga per il presbitero Vitale; in un'altra è Dominicus de Parrano a versare la decima pro presbitero Vitali de Parrano. La ripetizione del nome lungo più termini fiscali rende improbabile che si tratti di una presenza occasionale: documenta piuttosto un chierico stabilmente associato a Parrano durante la seconda metà degli anni Settanta del Duecento.
La fonte, tuttavia, non indica in queste poste l'intitolazione della chiesa servita da Vitale. Non è quindi corretto attribuirgli automaticamente una delle chiese note in epoca successiva. È invece significativo che nella stessa serie delle decime compaia separatamente il plebanus Montis longi: la documentazione fiscale distingue dunque il prete «di Parrano» dal pievano di Montelongo, elemento che invita a non sovrapporre le due denominazioni ecclesiastiche.
1278, il Pleberium de Monte Longo e il territorio di Parrano
Il Liber de confinibus del 1278 registra il Pleberium de Monte Longo. Nel quadro territoriale ricostruito da Francesca Bianco, la tenuta del piviere comprende anche il castello di Parrano e confina con Montegiove. Il Liber permette quindi di inserire Parrano nella geografia ecclesiastico-territoriale del contado orvietano.
L'identificazione di Montelongo con l'odierna Pievelunga, proposta da Élisabeth Carpentier, non può però essere presentata come definitivamente acquisita. Bianco stessa ne sottolinea la difficoltà: un privilegio di Adriano IV del 1156, noto attraverso il codice di San Costanzo e pubblicato da Fumi, ricorda la plebs Sancti Miraldi et Sancti Stephani de Montelongo, mentre la chiesa di Pievelunga è intitolata a sant'Erasmo. Nel catasto orvietano del 1292 ricompare inoltre la forma Pleberium Montis Longi, nella sezione identificata da Bianco come ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Montelongo, cc. 459-477.
La distinzione è rafforzata dalle Rationes decimarum degli stessi anni, che registrano separatamente il presbiter Vitalis de Parrano e il plebanus Montis longi. Le fonti consentono dunque di collegare Parrano al territorio del piviere, ma non autorizzano a trasformare automaticamente Montelongo e Pievelunga in toponimi equivalenti.
1280, 28 giugno: i giuramenti per le quote di Parrano
Il 28 giugno 1280 vengono formalizzati almeno due distinti giuramenti di fedeltà al vescovo di Orvieto Francesco. In un primo strumento Bernardino, figlio del fu Ranieri Bulgarelli, giura per metà del castello di Parrano, della curia e del distretto. In un secondo strumento i fratelli Nardo e Nerio, figli del fu Bulgaruccio, prestano fedeltà per le parti del castello, tenuta, curia e distretto ereditate dal padre.
Nobilis Vir Bernardinus filius q. D. Rainerii Bulgarelli [...] pro medietate Castri Parrani, & eius Curiae, & misterii, seu districtus [...] Nardus, & Nerius fratres, filii q. Bulgarucii D. Rainerii, pro partibus, quas habent in Castro Parrani, & eius tenuta, curia, misterio, seu districtu [...]Nel giuramento di Nardo e Nerio il vescovo inserisce una riserva esplicita: poiché i fratelli non avevano prestato fedeltà né chiesto investitura entro un anno e un giorno dalla morte del padre, la Chiesa non rinuncia ad eventuali diritti maturati per quella negligenza. Il documento mostra quindi sia la frammentazione del possesso in quote, sia la capacità del vescovado di far valere la disciplina feudale.
1280, la divisione patrimoniale e la successiva divisione di Parrano
Nello stesso anno Ughelli riferisce una grande divisione patrimoniale fra Bernardino di Ranieri Bulgarelli e Nardo con i fratelli. La sua opera conserva però due formulazioni non perfettamente coincidenti. A p. 27 scrive che Nardo e i fratelli divisero con lo zio vari castelli e beni e che, nello stesso anno, fu diviso anche il castello di Parrano; aggiunge che il conte Antonio ricordava due strumenti e diceva che ne era stato rogato Ser Ranaldo di M. Fontano. In questo primo passo non è indicato il luogo di rogazione.
Ughelli, 1667, p. 27.Più avanti, trattando il ramo di Bernardino, Ughelli offre una versione più assertiva: colloca a Parrano l'istrumento della grande divisione patrimoniale e aggiunge che poco dopo seguì la divisione di Parrano con rogito del medesimo notaio.
Ughelli, 1667, p. 44.Le due formulazioni vanno quindi conservate come tradizione ughelliana, non fuse in una citazione unica. Il documento medievale non è stato identificato e la localizzazione della stipulazione a Parrano è attestata soltanto nella seconda formulazione seicentesca. Tiberini classifica la voce 1280c come dipendente dal CA, cioè dal «diario» o memoria familiare del conte Antonio di Marsciano.
1284, la controversia e la concordia sui confini
L'edizione di Ughelli mostra che per il 1284 non esiste una sola formulazione, ma due notizie distinte. Nella prima, inserita nella sequenza delle divisioni familiari, Ughelli ricorda una controversia fra Bernardino e i nipoti per i confini di Marsciano, Poggio Aquilone e Migliano, conclusa con lodo e sentenza arbitrale per rogito di Ser Paolo detto Albertuccio della Morcella; in questo passo Parrano non è nominato e la notizia è fatta dipendere dal «medesimo libro» di memorie familiari.
«Nacque poi nell'Anno MCCLXXXIIII tra' medesimi controversia di confini per li Castelli di Marsciano, Poggio Aquilone, e Migliano, e fu terminata con il Laudo, e Sentenza de gli Arbitri...»In un secondo passo Ughelli fornisce invece una formulazione più precisa e aggiunge esplicitamente Parrano, dichiarando inoltre che il rogito era nell'«Archivio d'Orvieto»:
«L'anno MCCLXXXIIII seguì la concordia tra esso Bernardino e Nardo suo Nipote per cagione dei confini di Marsiano, Parrano, Poggio Aquilone e Migliano, per rogito di Paolo d'Albertuccio della Morcella, nell'Archivio d'Orvieto.»La distinzione è confermata dal repertorio di Tiberini, che registra separatamente 1284a (Ughelli, p. 27) e 1284b (Ughelli, p. 45). La seconda attestazione è quella che coinvolge direttamente Parrano. Non è però stato ancora recuperato un moderno riferimento archivistico alla carta medievale indicata da Ughelli.
1292, beni, catasto e approvvigionamento di alabastro
Ughelli riferisce che nell'Archivio Episcopale di Orvieto, Codice C, cc. 100-102, era registrato un istrumento di divisione di alcuni beni nel distretto di Parrano fra il vescovo di Orvieto e Nardo. Tiberini registra più precisamente una voce 1292a: AVO, Codice C, c. 100v.
Nello stesso anno l'allibramento orvietano registra Nardo nel quartiere dei Santi Giovanni e Giovenale, rione di San Giovanni, con la qualificazione di Nardo di Bulgaruccio, conte di Parrano. Tiberini rinvia inoltre, per la voce familiare 1292b, al Catasto di Orvieto del 1292, cc. 409v-415v, 418r, 427r-430r e 430v-433r. Questi rinvii vanno distinti dalla sezione territoriale di Montelongo identificata da Francesca Bianco nello stesso catasto: ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Montelongo, cc. 459-477, dove compare la rubrica Pleberium Montis Longi. Quest'ultima documenta la persistenza della circoscrizione plebana entro la quale Bianco ricostruisce il territorio di Parrano, ma non costituisce un «catasto autonomo del castello di Parrano».
Alla documentazione signorile e fiscale si affianca una testimonianza di particolare interesse per la storia economica e materiale del territorio. Luigi Fumi pubblicò nel 1888 due poste di un Liber expensarum del Comune di Orvieto, allora riferito alle cc. 27-28, relative all'approvvigionamento di alabastro per l'Opera di Santa Maria Nuova. Le due località nominate sono Fabro e Parrano.
Per Fabro il vicecamerario pagò 103 soldi a un balitore del Comune per una giornata di missione, specificando lo scopo pro secatura lapidum alabastri. Per Parrano la spesa fu invece di 117 soldi, versati a Bernardino Rainaldi Marini per due giorni durante i quali si recò al castello con un cavallo:
«... ivit ad Parranum cum uno equo pro lapidibus alabastri pro opera S. Marie nove»La registrazione prova direttamente che nel 1292 Parrano rientrava nel circuito di approvvigionamento di alabastro destinato al nuovo Duomo di Orvieto. Il confronto con Fabro mostra inoltre che non si trattava di un acquisto isolato, ma di una ricerca di materiale condotta in più punti del contado. Nel passo pubblicato da Fumi, tuttavia, non è indicata la quantità di pietra proveniente da Parrano: il documento attesta la missione, il destinatario del pagamento, la durata e il mezzo di trasporto, non il volume del materiale estratto o consegnato.
1293, dalla petraia de Parrano alla loggia dell'Opera
La documentazione pubblicata da Guglielmo Della Valle per il 1293 permette di osservare una piccola sequenza operativa del cantiere, ma richiede una distinzione rigorosa fra ciò che i conti dicono direttamente e ciò che la storiografia ha successivamente ricostruito.
Il 23 maggio frate Pietro paga 25 soldi al carpentiere Butio Bonaccursi per due giornate impiegate a costruire una struttura ubi fit concimen lapidum cum aliis massartiis, cioè uno spazio destinato alla preparazione delle pietre e alle relative attrezzature. Alla fine di maggio Ramo di Paganello da Siena riceve 3 lire per sei giornate di lavoro, alla tariffa di 10 soldi al giorno, ad concimen lapidum.
Nella medesima serie contabile compare il collegamento diretto con Parrano: sono pagati 4 soldi per il vitto di un ronzino impiegato per un giorno da maestro Martino,
«... quem habuit m. Martinus, qui ivit ad petraiam de Parrano»Il 30 agosto altre registrazioni collocano maestri nella loia operis, la loggia dell'Opera, fra i quali Orlando da Como, Guido da Como, Martino da Como e Gino da Siena. Queste poste sono importanti per ricostruire l'organizzazione del lavoro, ma non autorizzano da sole a trasferire tutta la squadra nella cava di Parrano.
Il dato documentario più sicuro è quindi questo: Martino è esplicitamente ricordato mentre va alla petraia de Parrano; Ramo è pagato per la preparazione delle pietre; gli altri maestri sono attestati nella loggia dell'Opera. La moderna voce del Dizionario Biografico degli Italiani interpreta complessivamente tali testimonianze affermando che Ramo, nel maggio 1293, sovrintendeva anche alla cava di Parrano. È una ricostruzione storiografica autorevole, ma non va confusa con la formulazione letterale della singola posta contabile.
Problema della data. Le trascrizioni disponibili non sono perfettamente concordi: la tradizione derivata da Della Valle colloca il pagamento di Ramo al 31 maggio 1293, mentre la Biografia cronologica de' bellartisti senesi di Ettore Romagnoli lo registra al 30 maggio. Fino alla collazione del registro o del testimone utilizzato da Della Valle, è preferibile indicare il fatto come avvenuto alla fine di maggio 1293.
Localizzazione. Non vi sono elementi sufficienti per identificare con sicurezza l'esatta ubicazione moderna della petraia de Parrano. In particolare, la presenza di cavità naturali e affioramenti nell'area delle Tane del Diavolo o del Fosso del Bagno non costituisce, da sola, prova dell'identificazione con la cava medievale.
La petraia de Parrano: localizzazione ancora aperta
Le registrazioni del 1292 e del 1293 documentano con sicurezza l'approvvigionamento di lapides alabastri a Parrano e, l'anno seguente, il viaggio di maestro Martino alla petraia de Parrano, ma non forniscono un microtoponimo. Nessuna delle formule finora recuperate consente quindi di identificare la cava medievale con una località moderna.
La ricognizione geologica e territoriale mostra che nel comprensorio di Parrano esistono cavità, affioramenti calcarei e siti estrattivi moderni, in particolare nel settore del Fosso del Bagno; sono inoltre documentate cave moderne in aree indicate come Cornale e lungo l'itinerario verso Il Piano. Questi elementi costituiscono soltanto piste di confronto: non provano alcuna continuità con la petraia medievale.
È inoltre opportuno non identificare automaticamente l'«alabastro» medievale con il gesso osservato nelle cavità parranesi: in ambito storico-artistico il termine può designare anche pietre calcaree o calcitiche traslucide. La localizzazione della cava resta pertanto una ricerca autonoma da sviluppare successivamente, attraverso cartografia storica, toponomastica e documentazione catastale.
1298, «de filiabus comitum de Parrano»
Una testimonianza indipendente, esterna alla tradizione di Ughelli, documenta alla fine del secolo l'uso di una qualificazione dinastica legata a Parrano. Nel manoscritto Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat. 523, c. 49, proveniente dalla Badia di San Salvatore al Monte Amiata, una nota necrologica del 1298 ricorda domina Stephania, moglie di Peolione Visconti, come:
«domina Stephania de filiabus comitum de Parrano ... specialis benefactrix huius monasterii ... MCCLXXXXVIII»La nota non documenta un atto compiuto nel castello e non consente, da sola, di assegnare Stefania a uno specifico ramo genealogico. È però una testimonianza coeva importante dell'uso dell'espressione comites de Parrano al termine del XIII secolo.
1299, cittadinanza orvietana e imposizioni sul grano: datazione da ricontrollare
Per la fine del secolo è possibile sostituire una precedente attribuzione incerta con un documento meglio localizzato. Tiberini cita ASO, Riformagioni, 71, c. 27r, sotto l'anno 1299; Ughelli dichiara di aver fatto trascrivere nel 1653 lo stesso istrumento dal «libro delle Riformanze d'Orvieto, che comincia dall'anno MCCXCIX, car. 27».
La controversia nasce da imposizioni relative al grano da portare a Orvieto. I soggetti interessati sono definiti nel testo:
«Nobiles viri filii et nepotes Borgarutii et Berardini filiorum olim Domini Raynerii Borgarelli, Comitum de Marsciano, sive de Parrano...»I conti sostengono di non dover essere gravati come baroni o abitanti del contado, ma soltanto nella stessa forma degli altri cittadini stabili di Orvieto. I giuristi chiamati a pronunciarsi concordano che essi debbano essere trattati «nisi sicut alii veri et assidui Cives Urbisveteris»; i Sette consoli recepiscono il parere, revocando gli aggravî già imposti e i procedimenti conseguenti.
Il documento è particolarmente utile perché mostra, alla soglia del Trecento, la sovrapposizione fra status signorile e cittadinanza urbana: gli stessi uomini che portano il titolo di conti di Marsciano o di Parrano fanno valere davanti al Comune di Orvieto la propria cittadinantia per sottrarsi a un trattamento fiscale riservato ai baroni del distretto.
Parrano e la formazione dei rami familiari
La documentazione raccolta permette di seguire, senza trasformare la genealogia erudita in una successione perfettamente certa, un dato storico di fondo: Parrano costituisce una delle principali matrici territoriali del lignaggio. Il nome dei Bulgarelli precede e accompagna le qualificazioni legate ai singoli castelli; nel corso del Duecento diventa sempre più frequente la denominazione «di Marsciano», già attestata nelle formule riportate da Ughelli prima della vendita di Marsciano al Comune di Perugia del 1281.
Nel 1280 la ripartizione delle quote di Parrano fra Nardo e Nerio precede la progressiva distinzione dei rami: Nardo viene associato nella tradizione successiva a Parrano, Nerio a Montegiove, mentre la più ampia famiglia continua a usare il titolo dei conti di Marsciano. Il processo non deve essere retrodatato automaticamente al 1118: i documenti mostrano piuttosto una trasformazione graduale delle qualificazioni territoriali e patrimoniali. La nota amiatina del 1298, con la formula de filiabus comitum de Parrano, offre ora un riscontro coevo indipendente dell'esistenza di una qualificazione comitale direttamente legata a Parrano.
Regesto documentario e stato della verifica
| Data | Attestazione | Riferimento | Stato della verifica |
|---|---|---|---|
| 1118, aprile | Castellum de Parrano; patto fra Bernardo figlio di Bulgarello, familiari e vescovo Guglielmo; luogo Pragule inter castrum Parrani et fluvium Clanis. | Fumi, doc. XV, pp. 11-12; AVO, Coll. B, c. 103t (= 103v). Tiberini 2020 cita Cod. B, c. 104v. | EDIZIONE DOCUMENTARIA; DIVERGENZA 103v/104v DA VERIFICARE SUL MANOSCRITTO |
| 1139, febbraio | Bernardino figlio del fu Bulgarello rinuncia a esazioni verso San Pietro d'Acqualta; contesto del medesimo lignaggio, non attestazione diretta di Parrano. | AVO, Cartulari, Codice B, c. 106/5; Piselli 2018, doc. 1. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA DI CONTESTO |
| 1172, aprile | Nuova definizione del rapporto per Parrano fra Ranieri e il vescovo Rustico; 20 soldi annui per la curia e 12 denari per ciascuna casa, con esenzioni. | AVO, Codice B, cc. 66v e 100r; Fumi, pp. 31-32. | EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; DUE REGISTRAZIONI IDENTIFICATE |
| 1211, novembre - 1212, 9 aprile | Contestazione del titolo; nuova fedeltà, investitura e ridefinizione di pensioni e prestazioni. Nota di 114 case soggette a pensione. | Fumi, pp. 59-60 e 62-63; AVO, Codice B, cc. 66v-67r; nota a c. 80t. | EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; SEGNATURE IDENTIFICATE |
| 1256, 19 maggio | Bulgarello e Bernardino scrivono da Parrano al vescovo Costantino per la controversia del mulino di San Vito sul Fersinone. | AVO, Codice C, c. 180v; Ughelli; Tiberini 1999. | STUDIO / REGESTO CON TESTIMONE IDENTIFICATO |
| 1257, 9 agosto | Bulgarello e Bernardino giurano fedeltà al vescovo Giacomo per il castello di Parrano e la sua curia. | AVO, Codice C, c. 132v; Ughelli, pp. 114-115. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; SEGNATURA IDENTIFICATA |
| 1275-1280 | Vitale compare ripetutamente come presbiter de Parrano; in più poste uomini di Parrano versano la decima per lui. La stessa serie distingue il plebanus Montis longi. | Sella 1952, Rationes decimarum, nn. 10701, 10785, 10936, 11162, 11276, 11436, 11566, 11687, 11840, 11918; controllo diretto nn. 11276 e 11436. | EDIZIONE DOCUMENTARIA; ATTESTAZIONE SERIALE E RIPETUTA |
| 1278 | Pleberium de Monte Longo; quadro territoriale del piviere comprendente l'area di Parrano. | Liber de confinibus di Orvieto; Bianco. | EDIZIONE SCIENTIFICA DELL'ORIGINALE; IDENTIFICAZIONE CON PIEVELUNGA NON ASSUNTA COME CERTA |
| 1280, 28 giugno | Bernardino giura per metà del castello, curia e distretto di Parrano. | AVO, Codice A, c. 222v; Ughelli, pp. 181-182; Tiberini 1999, 1280b. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1280, 28 giugno | Nardo e Nerio prestano fedeltà per le parti ereditate nel castello, tenuta, curia e distretto. | AVO, Codice A, c. 223r; Ughelli, p. 115; Tiberini 1999, 1280a. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1280 | Tradizione sulla divisione patrimoniale e sulla successiva divisione di Parrano; Ughelli p. 27 ricorda due strumenti rogati da Ser Ranaldo di M. Fontano, mentre p. 44 colloca a Parrano l'istrumento della prima divisione. | Ughelli, pp. 27 e 44; Tiberini 1999, 1280c, CA. | tradizione indiretta; due formulazioni ughelliane, istrumenti medievali non identificati |
| 1284 | Due formulazioni ughelliane della controversia/concordia sui confini; solo la seconda nomina espressamente Parrano. | Ughelli, pp. 27 e 45; Tiberini 1999, 1284a-b. | tradizione indiretta; rogito medievale da identificare |
| 1292 | Divisione di beni nel distretto di Parrano; allibramento di Nardo; approvvigionamento comunale di alabastro: 103 soldi per una missione a Fabro e 117 soldi a Bernardino Rainaldi Marini per due giorni a Parrano con un cavallo. | AVO, Codice C, c. 100v; ASO, Catasto 1292; Bianco per Montelongo, cc. 459-477; Fumi 1888, p. 338, Liber expensarum, cc. 27-28. | STUDI / EDIZIONI CON TESTIMONI IDENTIFICATI; QUANTITÀ DI ALABASTRO DA PARRANO NON INDICATA |
| 1293 | Organizzazione del lavoro fra preparazione delle pietre, petraia de Parrano e loggia dell'Opera: Martino va esplicitamente alla cava; Ramo è pagato ad concimen lapidum. | Della Valle 1791, pp. 263-264, docc. 10-11; Manfredi 2020, p. 223; Pierini 2016. | EDIZIONE DOCUMENTARIA; DATA 30/31 MAGGIO E TESTIMONE CONTABILE DA RICOLLAZIONARE |
| 1298 | Nota necrologica per Stefania, de filiabus comitum de Parrano, benefattrice della Badia Amiatina. | BAV, Barb. lat. 523, c. 49; Gorman. | STUDIO CON TESTIMONE MANOSCRITTO IDENTIFICATO |
| 1299 | Controversia sulle imposizioni di grano: i conti de Marsciano, sive de Parrano fanno valere la cittadinanza orvietana e ottengono di essere trattati come gli altri veri et assidui cives Urbisveteris, non come baroni del contado. | ASO, Riformagioni 71, c. 27r; Ughelli, pp. 120-121; Tiberini 1999. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; DATA 1299 DI REPERTORIO DA VERIFICARE SUL REGISTRO |
Questioni aperte e prossime integrazioni
Collegamenti con le altre pagine del corpus
Fonti e bibliografia
Note
Sul 1118. Fumi rinvia ad AVO, Collezione B, c. 103t, cioè c. 103v nella notazione moderna; Tiberini 2020 cita invece Codice B, c. 104v. La divergenza viene mantenuta aperta fino al controllo diretto del manoscritto.
Sul 1172 e 1211-1212. La vecchia apparente contraddizione fra 20 soldi e 12 denari per casa è risolta dalla sequenza documentaria: il canone di 20 soldi appartiene già all'accordo del 1172; i 12 denari per famiglia e focolare compaiono nella ridefinizione del 1211-1212.
Sul clero di Parrano. Le Rationes decimarum 1275-1280 costituiscono una serie autonoma rispetto alla documentazione feudale: l'indice di Sella registra Vitale dieci volte come presbiter de Parrano, e le poste direttamente controllate mostrano contribuenti di Parrano pagare per lui. Poiché le stesse decime nominano separatamente il plebanus Montis longi, il dato rafforza la necessità di distinguere la realtà ecclesiastica di Parrano dal piviere di Montelongo. Le ulteriori segnalazioni relative a frate Giraldo e alla rectoria ecclesie de Parrano del 1297 restano fuori dalla cronologia principale finché non saranno ricollazionate direttamente nell'edizione.
Sul 1280. Devono restare separati almeno tre livelli: il giuramento di Bernardino per metà del castello; il giuramento di Nardo e Nerio per le quote ereditate; la divisione patrimoniale familiare e la successiva specifica divisione di Parrano ricordate dalla tradizione ughelliana.
Sul 1284. Ughelli conserva due formulazioni differenti: la prima non nomina Parrano e dipende dalla memoria familiare; la seconda include Parrano e afferma che il rogito era nell'Archivio d'Orvieto. Tiberini le cataloga separatamente.
Sulla fine del Duecento. Le registrazioni del 1292-1293 documentano Parrano nel circuito di approvvigionamento e lavorazione della pietra per il Duomo di Orvieto. Nel 1292 la posta pubblicata da Fumi riguarda una missione di due giorni con un cavallo pro lapidibus alabastri; nel 1293 la formula più esplicita è il viaggio di maestro Martino alla petraia de Parrano. La funzione di Ramo di Paganello come soprastante della cava è una ricostruzione storiografica moderna, da mantenere distinta dal tenore letterale delle poste. La ricognizione geologica individua nel Fosso del Bagno un settore da verificare, ma non consente di identificare la cava medievale: né la presenza di gesso speleogenico nelle Tane del Diavolo né la cava calcarea moderna possono essere retroproiettate al 1292-1293 senza un collegamento documentario o catastale. La localizzazione della cava resta aperta e viene rinviata a un approfondimento autonomo: gli indizi geologici e le attestazioni estrattive moderne non bastano a identificare la petraia medievale. La nota amiatina del 1298 attesta poi il titolo comites de Parrano. Per il 1299 il dato più solido è invece ASO, Riformagioni 71, c. 27r, relativo alla cittadinanza orvietana e alle imposizioni sul grano, edito da Ughelli. La lettera ai nobiles de Parrano et Marsciano presso Campiglia, già proposta dubitativamente per il 1299, deve essere esclusa: Ughelli la colloca nel 1325 e il testo reca 7 luglio, indizione VIII.