Il Gobbo

Parrano tra il XII ed il XIII secolo
Il castello, la signoria e i rapporti con la Chiesa orvietana nelle fonti documentarie (1118-1299)

Questa pagina raccoglie e ordina le testimonianze documentarie su Parrano fra il XII e il XIII secolo, distinguendo gli atti medievali dalle successive tradizioni erudite e storiografiche. Il punto di partenza sicuro non è una data ipotetica di fondazione, ma un documento: nell'aprile 1118 Parrano è già definito esplicitamente Castellum de Parrano e castrum Parrani.

La sequenza documentaria mostra un rapporto signorile complesso fra la Chiesa di Santa Maria di Orvieto e il gruppo comitale dei Bulgarelli, ma non va retrodatata al 1118 una forma feudale già pienamente definita. L'accordo del 1118 tutela i diritti episcopali sul castello e regola gli interessi della famiglia; nel 1172 il vescovo concede a Ranieri il castello in libero usu entro obblighi economici e riserve precise; nel 1212 la relazione è formulata esplicitamente attraverso fedeltà, investitura e obblighi vassallatici. I giuramenti del 1257 e del 1280 ne mostrano poi la continuità.

Nella seconda metà del Duecento il castello diventa inoltre uno dei principali riferimenti territoriali per la ramificazione della famiglia poi conosciuta come conti di Marsciano. Nel 1256 Bulgarello e Bernardino scrivono da Parrano al vescovo di Orvieto; nel 1257 prestano un nuovo giuramento di fedeltà per il castello e la sua curia; il 28 giugno 1280 Bernardino da una parte e Nardo con Nerio dall'altra rinnovano separatamente la fedeltà per le rispettive quote. Nel 1292 la documentazione episcopale e catastale mostra ancora Parrano come spazio patrimoniale e fiscale attivo, mentre i conti comunali di Orvieto attestano un viaggio a Parrano pro lapidibus alabastri; nel 1293 compare poi esplicitamente la petraia de Parrano. Le attestazioni del 1298, seguite dalla controversia fiscale catalogata sotto il 1299, permettono infine di seguire il titolo comitale e i rapporti con Orvieto fino alla conclusione del XIII secolo.

Elenco cronologico della documentazione

1118, il Castellum de Parrano e il patto con la Chiesa orvietana

Nell'aprile 1118, nel luogo detto Pragule, fra il castello di Parrano e il fiume Chiani, il conte Bernardo figlio di Bulgarello, insieme alla moglie Persona e ai fratelli Gualfredo, Ugolino e Gregorio, regola con il vescovo Guglielmo di Orvieto i rapporti relativi al castello, alla corte, al distretto e ai relativi diritti. Il documento è il primo punto fermo della storia medievale qui ricostruita: Parrano è già un castello e possiede una corte e un distretto.

Bernardo giura che lui e i familiari non sottrarranno il castello alla Chiesa orvietana e che, se altri lo occuperanno, contribuiranno a recuperarlo e mantenerlo; promette inoltre di muovere guerra contro gli usurpatori quando richiesto dal vescovo e di non concludere pace senza il consenso episcopale. Guglielmo, da parte sua, si obbliga a non vendere, donare, permutare o alienare il castello al di fuori del gruppo familiare e dei suoi eredi, entro le condizioni fissate dal patto.

Luigi Fumi pubblicò integralmente l'atto nel Codice diplomatico della città d'Orvieto, doc. XV, pp. 11-12, rinviando ad AVO, Collezione B, c. 103t. La lezione seguente mantiene la lacuna segnalata dallo stesso editore:

1118, aprile, in Pragule — Patto relativo al castello di Parrano.

Ego Bernardus Comes filius Bulgarelli Comitis sub iureiurando promitto Gulielmo Episcopo ecclesie Sancte Marie Urbeveteris suisque successoribus in perpetuum, quod Castellum de Parrano, nec curtem cum districto cum toto iure atque usu, quod ad predictum castrum pertinet, una cum fratribus meis Gualfredo et Ugulino atque Gregorio et uxore mea scilicet Persona, nos non tollimus unquam aliquando Castellum de Parrano cum curte et districtu, neque per nos, neque per sumissam personam, et si aliquis tulerit, nos adiuvabimus recuperare, et recuperato, retinere per bonam fidem, et nos guerram facere promittimus illis, qui hoc fecerint, postquam nos invitaverit licet Episcopus Gulielmus vel alius eius successor, vel aliquis certus missus eorum pro eis, et neque finem neque pacem cum eis hominibus faciemus sine licentia supradictarum personarum per bonam voluntatem, prius quam nos invitaverint, si Episcopus et successores eius sic nobis observarint, sicut inferius demonstrabitur, si Deus nos adiuvet et sancta Dei evangelia.

Firmum remaneat in perpetuum.

Pro securitate predicta quod fecit Bernardinus et fratres eius et uxor eius de Castello Parrani cum curte, ego Gulielmus Episcopus non vendo, neque dono, neque cambio, nec unquam aliquo ingenio alienabo, nisi Bernardino et fratribus eius, et uxori sue et heredibus eorum in perpetuum, exceptis aliquibus feudis, si alicui infegare voluero, si vos a nobis acquirere volueritis pro tanto pretio, scilicet dare promittimus, si nos dare volumus, pro XL libris bonorum den. Mediolanensium, licet quod tantundem valens et pensionem tantam ibi sit per unumquemque annum ponere X solidorum supradictarum monetarum, et obligo me, meosque successores in perpetuum, si contra hoc scriptum, quod absit, unquam aliquando fecerimus, aut supradicta non observaverimus, tunc supradictum Castrum Parrani totum cum curte et districto ad Bernardinum et ad fratres eius
[lacuna del testo]
et uxori sue et heredibus eorum deveniat sine pretio tantum pensio remaneat ad predictum Episcopum, si Bernardinus et fratres eius et uxor, sicut iuraverunt, observaverint.

Actum est hoc in Pragule inter castrum Parrani et fluvium Clanis, anno dominice incarnationis millesimo C. XVIII, residente Gelasio summa Sede ap. Petri et Pauli, anno eius pontificatus primo, mense aprilis, die martis in presentia bonorum hominum quorum nomina hec sunt. Dono filius Rainerii de Ficulle, et Rollandutius de Carraiola, et Ubaldinus filius Nigri Petri de Savingnano, hi sunt rogati testes.

Ego Rainerius hoc rogavi pactum et post complevi et scripsi.

Il luogo di rogazione, Pragule inter castrum Parrani et fluvium Clanis, inserisce il castello in una geografia concreta dominata dal Chiani. La lista dei testimoni collega inoltre l'atto a Ficulle e Carnaiola: vi compaiono Dono figlio di Rainerio di Ficulle e Rollandutius de Carraiola. Lo stesso documento è perciò utilizzato nelle pagine su Carnaiola e Montegiove, ma a Parrano esso riguarda direttamente l'oggetto del negozio.

Stato della fonte del 1118. EDIZIONE DOCUMENTARIA Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto, doc. XV, pp. 11-12; rinvio dell'editore ad AVO, Collezione B, c. 103t. La sigla t (tergo) corrisponde al moderno v (verso): il riferimento di Fumi è dunque c. 103v. Tiberini 2020 indica invece c. 104v. La divergenza resta da risolvere mediante controllo diretto del manoscritto. La carta prova che nell'aprile 1118 Parrano era già qualificato come castello; non consente invece di fissarne la data di fondazione. La lettura proposta da Tiberini del negozio come esito di un precedente rapporto di credito e pegno è una interpretazione storiografica, utile ma distinta dal contenuto letterale dell'atto.

1139, Bernardino e il quadro territoriale dei Bulgarelli

Nel febbraio 1139 Bernardino, conte e figlio del defunto Bulgarello, rinunciò alle prestazioni ed esazioni che la sua famiglia aveva sottratto ingiustamente al monastero di San Pietro d'Acqualta e agli uomini abitanti nella valle. L'atto fu rogato a Piegaro, in Castro Plagaio. Non è un documento relativo a Parrano, ma è utile per seguire la continuità del gruppo familiare che nel 1118 aveva regolato con il vescovo il possesso del castello e per osservare l'ampiezza dei suoi rapporti signorili nel territorio.

Collegamenti nel corpus. La carta del 1139 è trattata integralmente nelle pagine su Acqualta e Piegaro. Fonte già utilizzata: AVO, Cartulari, Codice B, c. 106/5; D. Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione, 2018, Appendice documenti, n. 1.

1172, aprile: un nuovo accordo per il castello

Nel 1172 il vescovo Rustico e il conte Ranieri ridefiniscono per iscritto il quadro giuridico relativo a Parrano. L'atto è conservato nell'Archivio Vescovile di Orvieto, Codice B, in due registrazioni, alle cc. 66v e 100r, ed è pubblicato da Luigi Fumi nel Codice diplomatico della città d'Orvieto, pp. 31-32. Ughelli ne trascrive inoltre il testo dichiarando di dipendere da un trasunto di Lorenzo Cavallucci ricavato dall'originale episcopale.

Il testo impone una correzione importante. Ranieri deve versare ogni anno al vescovo 20 soldi per la curia del castello, ma il medesimo atto prevede anche 12 denari per ciascuna casa del castello, interna o esterna, e per quelle che saranno costruite, con alcune case espressamente escluse. Non è quindi corretto spostare integralmente questo secondo prelievo al 1211-1212.

«pro Curia eiusdem Castri viginti solidos solvere, et unaquaeque domus eiusdem Castri intus et foris, et quotquot aedificabuntur, duodecim denarios...»

Rustico concede a Ranieri il castello e ai suoi eredi in perpetuum, con facoltà di tenendi, utendi, fruendi, mentre la Chiesa conserva riserve precise: il castello deve poter essere utilizzato per guerra e pace entro le eccezioni previste e deve ritornare alla Chiesa di Santa Maria se Ranieri e il fratello muoiono senza prole legittima. Il patto del 1211-1212 va quindi letto come una nuova sistemazione e articolazione degli obblighi, non come l'origine ex novo del pagamento di dodici denari.

Stato della fonte del 1172. EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA AVO, Codice B, cc. 66v e 100r; L. Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto, pp. 31-32; F. Ughelli, Albero et istoria, parte IV, n. XVI. Le due registrazioni del Codice B non sono state collazionate direttamente in questa revisione; resta da chiarire il rapporto materiale fra le copie.

1211-1212, contestazione del titolo e nuova definizione degli obblighi

Fra il 1211 e il 1212 il vescovo Giovanni riapre formalmente la questione del titolo con cui Bulgarello detiene Parrano. Fumi pubblica il procedimento e permette di seguire il passaggio con maggiore precisione. Il vescovo contesta l'efficacia del precedente istrumento perché privo del consenso dei canonici e perché non redatto da un notaio; sostiene inoltre che la Chiesa abbia concesso molto e ricevuto poco e richiama obblighi di fedeltà e prestazioni che ritiene non pienamente adempiuti.

La controversia si conclude con una nuova definizione dei rapporti. Bulgarello promette la fedeltà per sé e per gli eredi, un canone di 20 soldi annui per la curia di Parrano, altri cinque soldi per sette famiglie indicate nel testo e, per l'eventuale aumento dei nuclei residenti, 12 denari per ogni famiglia e focolare; sono inoltre previste prestazioni in frumento, diritti di pesca, decime e altri obblighi. Il vescovo, con il consenso dei canonici, concede a Bulgarello e ai discendenti le temporalità di Parrano e procede all'investitura.

Particolarmente interessante è una nota conservata nel Codice B: quando fu concluso l'accordo risultavano a Parrano 114 case soggette a pensione, oltre alla curia, con un gettito indicato in 6 lire e 12 soldi. Il dato è prezioso per la storia dell'insediamento, ma non va trasformato automaticamente in una stima demografica: «case», «famiglie» e «fuochi» non sono necessariamente equivalenti.

Stato della fonte. EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA Per il 1211 Fumi, doc. LXXXIV, pp. 59-60; per l'atto conclusivo del 9 aprile 1212, AVO, Codice B, cc. 66v-67r, Fumi, pp. 62-63. La nota sulle 114 case è indicata da Fumi nel Codice B, c. 80t. Il notaio è Offreduccio del Sacro Palazzo Lateranense.

1256, 19 maggio: lettere scritte da Parrano

Il 19 maggio 1256 Bulgarello e Bernardino, figli del fu Ranieri Bulgarelli, scrivono da Parrano al vescovo di Orvieto Costantino in relazione a una controversia per il mulino di San Vito sul Fersinone, confinante con Migliano e appartenente al vescovo. Secondo Ughelli, i due signori invitano i propri ministri e vassalli a cessare le molestie arrecate agli uomini episcopali.

La notizia è utile anche per un elemento materiale: Ughelli descrive le lettere come sigillate con cera rossa e riferisce la legenda S. Bulgarelli Dni Rainery, interpretando il sigillo come una delle più antiche testimonianze araldiche della famiglia.

Stato della fonte del 1256. STUDIO / REGESTO CON TESTIMONE IDENTIFICATO Ughelli rinvia all'Archivio Episcopale di Orvieto, Codice C, c. 180v. Tiberini 1999 registra la stessa attestazione come 1256, AVO, Cod. C, 180v. L'atto riguarda direttamente i conti e il luogo di Parrano, ma l'oggetto della controversia è il mulino di San Vito sul Fersinone.

1257, 9 agosto: il giuramento di Bulgarello e Bernardino

Il 9 agosto 1257 Bulgarello e Bernardino, fratelli e figli del fu Ranieri Bulgarelli, prestano spontaneamente giuramento di fedeltà al nuovo vescovo di Orvieto Giacomo Maltraga per il castello di Parrano e la sua curia. L'atto non è più soltanto una notizia ricavata dalle pagine di sintesi: Ughelli ne trascrive il testo e dichiara che Lorenzo Cavallucci lo aveva trasunto dall'originale conservato nell'Archivio del Vescovato d'Orvieto.

Nos Bulgarellus, & Bernardinus fratres q. filii D. Raynerii Bulgarelli [...] fidelitatem iuramus pro Castro Parrani, & eius Curia [...]

I due fratelli dichiarano di detenere il castello secondo la forma dei contratti stipulati fra la Chiesa orvietana e i loro predecessori e promettono di osservare in buona fede tutti i precedenti accordi. Riconoscono inoltre che i diritti esercitati nei confronti degli uomini di Parrano sono detenuti con lo stesso titolo del castello e che, qualora il castello dovesse ritornare alla Chiesa secondo i patti, anche tali diritti dovrebbero seguirlo.

Stato della fonte del 1257. TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA F. Ughelli, Albero et istoria, parte IV, pp. 114-115; trasunto dichiarato dall'originale dell'Archivio del Vescovato d'Orvieto, libro C, c. 132. S. Tiberini 1999 registra modernamente AVO, Codice C, c. 132v. La differenza fra 132 e 132v va intesa come precisazione di facciata, non come divergenza sostanziale.

1275-1280, il presbitero Vitale e il clero di Parrano nelle decime pontificie

Le Rationes decimarum della diocesi di Orvieto aggiungono alla storia politica del castello una testimonianza ecclesiastica particolarmente utile. Nell'indice dell'edizione curata da Pietro Sella, Vitale è registrato esplicitamente come presbiter de Parrano in dieci diverse poste della serie relativa agli anni 1275-1280: nn. 10701, 10785, 10936, 11162, 11276, 11436, 11566, 11687, 11840 e 11918.

Presbiter Vitalis de Parrano [...]

Due registrazioni controllate direttamente nell'edizione mostrano inoltre uomini di Parrano che effettuano il pagamento per lui. In una posta Iohannes Dominici de Parrano paga per il presbitero Vitale; in un'altra è Dominicus de Parrano a versare la decima pro presbitero Vitali de Parrano. La ripetizione del nome lungo più termini fiscali rende improbabile che si tratti di una presenza occasionale: documenta piuttosto un chierico stabilmente associato a Parrano durante la seconda metà degli anni Settanta del Duecento.

La fonte, tuttavia, non indica in queste poste l'intitolazione della chiesa servita da Vitale. Non è quindi corretto attribuirgli automaticamente una delle chiese note in epoca successiva. È invece significativo che nella stessa serie delle decime compaia separatamente il plebanus Montis longi: la documentazione fiscale distingue dunque il prete «di Parrano» dal pievano di Montelongo, elemento che invita a non sovrapporre le due denominazioni ecclesiastiche.

Stato della fonte 1275-1280. EDIZIONE DOCUMENTARIA P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Umbria, Città del Vaticano, 1952, sezione Orvieto. L'indice registra Vitale come presb. de Parrano in dieci numeri; sono stati inoltre controllati direttamente almeno i nn. 11276 e 11436, nei quali compaiono rispettivamente Iohannes Dominici e Dominicus de Parrano come pagatori per il presbitero. La medesima serie registra distintamente il plebanus Montis longi.

1278, il Pleberium de Monte Longo e il territorio di Parrano

Il Liber de confinibus del 1278 registra il Pleberium de Monte Longo. Nel quadro territoriale ricostruito da Francesca Bianco, la tenuta del piviere comprende anche il castello di Parrano e confina con Montegiove. Il Liber permette quindi di inserire Parrano nella geografia ecclesiastico-territoriale del contado orvietano.

L'identificazione di Montelongo con l'odierna Pievelunga, proposta da Élisabeth Carpentier, non può però essere presentata come definitivamente acquisita. Bianco stessa ne sottolinea la difficoltà: un privilegio di Adriano IV del 1156, noto attraverso il codice di San Costanzo e pubblicato da Fumi, ricorda la plebs Sancti Miraldi et Sancti Stephani de Montelongo, mentre la chiesa di Pievelunga è intitolata a sant'Erasmo. Nel catasto orvietano del 1292 ricompare inoltre la forma Pleberium Montis Longi, nella sezione identificata da Bianco come ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Montelongo, cc. 459-477.

La distinzione è rafforzata dalle Rationes decimarum degli stessi anni, che registrano separatamente il presbiter Vitalis de Parrano e il plebanus Montis longi. Le fonti consentono dunque di collegare Parrano al territorio del piviere, ma non autorizzano a trasformare automaticamente Montelongo e Pievelunga in toponimi equivalenti.

Fonte e cautela toponomastica. EDIZIONE SCIENTIFICA DELL'ORIGINALE ASO/ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, Liber de confinibus (1278); F. Bianco, edizione e studio del Liber de confinibus di Orvieto, con rinvio anche al privilegio del 1156 e al catasto del 1292. È documentata la forma Pleberium de Monte Longo; l'equazione Montelongo = Pievelunga resta una proposta topografica da verificare.

1280, 28 giugno: i giuramenti per le quote di Parrano

Il 28 giugno 1280 vengono formalizzati almeno due distinti giuramenti di fedeltà al vescovo di Orvieto Francesco. In un primo strumento Bernardino, figlio del fu Ranieri Bulgarelli, giura per metà del castello di Parrano, della curia e del distretto. In un secondo strumento i fratelli Nardo e Nerio, figli del fu Bulgaruccio, prestano fedeltà per le parti del castello, tenuta, curia e distretto ereditate dal padre.

Nobilis Vir Bernardinus filius q. D. Rainerii Bulgarelli [...] pro medietate Castri Parrani, & eius Curiae, & misterii, seu districtus [...] Nardus, & Nerius fratres, filii q. Bulgarucii D. Rainerii, pro partibus, quas habent in Castro Parrani, & eius tenuta, curia, misterio, seu districtu [...]

Nel giuramento di Nardo e Nerio il vescovo inserisce una riserva esplicita: poiché i fratelli non avevano prestato fedeltà né chiesto investitura entro un anno e un giorno dalla morte del padre, la Chiesa non rinuncia ad eventuali diritti maturati per quella negligenza. Il documento mostra quindi sia la frammentazione del possesso in quote, sia la capacità del vescovado di far valere la disciplina feudale.

Stato delle fonti del 1280. TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA Ughelli dichiara entrambi trasunti da Lorenzo Cavallucci dagli originali dell'Archivio Episcopale di Orvieto, libro A, cc. 222-223. Tiberini 1999 distingue le due attestazioni come 1280a: AVO, Cod. A, c. 223r e 1280b: AVO, Cod. A, c. 222v. Devono restare separati dalla divisione patrimoniale familiare ricordata nello stesso anno.

1280, la divisione patrimoniale e la successiva divisione di Parrano

Nello stesso anno Ughelli riferisce una grande divisione patrimoniale fra Bernardino di Ranieri Bulgarelli e Nardo con i fratelli. La sua opera conserva però due formulazioni non perfettamente coincidenti. A p. 27 scrive che Nardo e i fratelli divisero con lo zio vari castelli e beni e che, nello stesso anno, fu diviso anche il castello di Parrano; aggiunge che il conte Antonio ricordava due strumenti e diceva che ne era stato rogato Ser Ranaldo di M. Fontano. In questo primo passo non è indicato il luogo di rogazione.

Ughelli, 1667, p. 27.

«... e nell'istesso anno il Castello di Parrano, essendovene dui Stromenti, de' quali fa mentione il Conte Antonio nel Pallegato libro di memorie, che dice essersene rogato Ser Ranaldo di M. Fontano.»

Più avanti, trattando il ramo di Bernardino, Ughelli offre una versione più assertiva: colloca a Parrano l'istrumento della grande divisione patrimoniale e aggiunge che poco dopo seguì la divisione di Parrano con rogito del medesimo notaio.

Ughelli, 1667, p. 44.

«... per Istrumento stipulato in Parrano da Messer Fontano; e poco dopo seguì la divisione di Parrano, con rogito del medesimo.»

Le due formulazioni vanno quindi conservate come tradizione ughelliana, non fuse in una citazione unica. Il documento medievale non è stato identificato e la localizzazione della stipulazione a Parrano è attestata soltanto nella seconda formulazione seicentesca. Tiberini classifica la voce 1280c come dipendente dal CA, cioè dal «diario» o memoria familiare del conte Antonio di Marsciano.

Distinzione necessaria. TRADIZIONE INDIRETTA I giuramenti del 28 giugno 1280 per le quote del castrum Parrani sono testi documentari identificati; la divisione patrimoniale familiare dipende invece, allo stato attuale, da una catena erudita tarda e non deve essere utilizzata come se il rogito medievale fosse stato collazionato.

1284, la controversia e la concordia sui confini

L'edizione di Ughelli mostra che per il 1284 non esiste una sola formulazione, ma due notizie distinte. Nella prima, inserita nella sequenza delle divisioni familiari, Ughelli ricorda una controversia fra Bernardino e i nipoti per i confini di Marsciano, Poggio Aquilone e Migliano, conclusa con lodo e sentenza arbitrale per rogito di Ser Paolo detto Albertuccio della Morcella; in questo passo Parrano non è nominato e la notizia è fatta dipendere dal «medesimo libro» di memorie familiari.

«Nacque poi nell'Anno MCCLXXXIIII tra' medesimi controversia di confini per li Castelli di Marsciano, Poggio Aquilone, e Migliano, e fu terminata con il Laudo, e Sentenza de gli Arbitri...»

In un secondo passo Ughelli fornisce invece una formulazione più precisa e aggiunge esplicitamente Parrano, dichiarando inoltre che il rogito era nell'«Archivio d'Orvieto»:

«L'anno MCCLXXXIIII seguì la concordia tra esso Bernardino e Nardo suo Nipote per cagione dei confini di Marsiano, Parrano, Poggio Aquilone e Migliano, per rogito di Paolo d'Albertuccio della Morcella, nell'Archivio d'Orvieto.»

La distinzione è confermata dal repertorio di Tiberini, che registra separatamente 1284a (Ughelli, p. 27) e 1284b (Ughelli, p. 45). La seconda attestazione è quella che coinvolge direttamente Parrano. Non è però stato ancora recuperato un moderno riferimento archivistico alla carta medievale indicata da Ughelli.

Stato della fonte del 1284. TRADIZIONE INDIRETTA / TESTIMONE NON COLLAZIONATO F. Ughelli, Albero et istoria della famiglia de' Conti di Marsciano, Roma, 1667, pp. 27 e 45; S. Tiberini 1999, nn. 1284a e 1284b. I due passi devono essere mantenuti distinti; la segnatura moderna del rogito attribuito a Paolo d'Albertuccio della Morcella non è ancora identificata.

1292, beni, catasto e approvvigionamento di alabastro

Ughelli riferisce che nell'Archivio Episcopale di Orvieto, Codice C, cc. 100-102, era registrato un istrumento di divisione di alcuni beni nel distretto di Parrano fra il vescovo di Orvieto e Nardo. Tiberini registra più precisamente una voce 1292a: AVO, Codice C, c. 100v.

Nello stesso anno l'allibramento orvietano registra Nardo nel quartiere dei Santi Giovanni e Giovenale, rione di San Giovanni, con la qualificazione di Nardo di Bulgaruccio, conte di Parrano. Tiberini rinvia inoltre, per la voce familiare 1292b, al Catasto di Orvieto del 1292, cc. 409v-415v, 418r, 427r-430r e 430v-433r. Questi rinvii vanno distinti dalla sezione territoriale di Montelongo identificata da Francesca Bianco nello stesso catasto: ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Montelongo, cc. 459-477, dove compare la rubrica Pleberium Montis Longi. Quest'ultima documenta la persistenza della circoscrizione plebana entro la quale Bianco ricostruisce il territorio di Parrano, ma non costituisce un «catasto autonomo del castello di Parrano».

Alla documentazione signorile e fiscale si affianca una testimonianza di particolare interesse per la storia economica e materiale del territorio. Luigi Fumi pubblicò nel 1888 due poste di un Liber expensarum del Comune di Orvieto, allora riferito alle cc. 27-28, relative all'approvvigionamento di alabastro per l'Opera di Santa Maria Nuova. Le due località nominate sono Fabro e Parrano.

Per Fabro il vicecamerario pagò 103 soldi a un balitore del Comune per una giornata di missione, specificando lo scopo pro secatura lapidum alabastri. Per Parrano la spesa fu invece di 117 soldi, versati a Bernardino Rainaldi Marini per due giorni durante i quali si recò al castello con un cavallo:

«... ivit ad Parranum cum uno equo pro lapidibus alabastri pro opera S. Marie nove»

La registrazione prova direttamente che nel 1292 Parrano rientrava nel circuito di approvvigionamento di alabastro destinato al nuovo Duomo di Orvieto. Il confronto con Fabro mostra inoltre che non si trattava di un acquisto isolato, ma di una ricerca di materiale condotta in più punti del contado. Nel passo pubblicato da Fumi, tuttavia, non è indicata la quantità di pietra proveniente da Parrano: il documento attesta la missione, il destinatario del pagamento, la durata e il mezzo di trasporto, non il volume del materiale estratto o consegnato.

Stato delle fonti del 1292. STUDI / EDIZIONI CON TESTIMONI IDENTIFICATI Per i rapporti patrimoniali: AVO, Codice C, c. 100v; ASO, Catasto 1292, cc. 409v-415v, 418r, 427r-430r, 430v-433r, secondo Tiberini; per la sezione territoriale di Montelongo: ASO/ASCO, Catasti, n. 400, cc. 459-477, secondo Bianco. Per gli alabastri: L. Fumi, «Gli alabastri nelle finestre del duomo d'Orvieto e la vetrata a storie nella finestra grande di tribuna», Archivio storico dell'arte, I, 1888, p. 338. Fumi attribuisce le due poste al Liber expensarum factarum tempore nobilis et potentis militis D. Pini de Vernaccis de Cremona, con spese registrate dal camerario comunale, cc. 27-28. Resta da verificare la corrispondenza di questa antica segnatura con l'ordinamento archivistico attuale.

1293, dalla petraia de Parrano alla loggia dell'Opera

La documentazione pubblicata da Guglielmo Della Valle per il 1293 permette di osservare una piccola sequenza operativa del cantiere, ma richiede una distinzione rigorosa fra ciò che i conti dicono direttamente e ciò che la storiografia ha successivamente ricostruito.

Il 23 maggio frate Pietro paga 25 soldi al carpentiere Butio Bonaccursi per due giornate impiegate a costruire una struttura ubi fit concimen lapidum cum aliis massartiis, cioè uno spazio destinato alla preparazione delle pietre e alle relative attrezzature. Alla fine di maggio Ramo di Paganello da Siena riceve 3 lire per sei giornate di lavoro, alla tariffa di 10 soldi al giorno, ad concimen lapidum.

Nella medesima serie contabile compare il collegamento diretto con Parrano: sono pagati 4 soldi per il vitto di un ronzino impiegato per un giorno da maestro Martino,

«... quem habuit m. Martinus, qui ivit ad petraiam de Parrano»

Il 30 agosto altre registrazioni collocano maestri nella loia operis, la loggia dell'Opera, fra i quali Orlando da Como, Guido da Como, Martino da Como e Gino da Siena. Queste poste sono importanti per ricostruire l'organizzazione del lavoro, ma non autorizzano da sole a trasferire tutta la squadra nella cava di Parrano.

Il dato documentario più sicuro è quindi questo: Martino è esplicitamente ricordato mentre va alla petraia de Parrano; Ramo è pagato per la preparazione delle pietre; gli altri maestri sono attestati nella loggia dell'Opera. La moderna voce del Dizionario Biografico degli Italiani interpreta complessivamente tali testimonianze affermando che Ramo, nel maggio 1293, sovrintendeva anche alla cava di Parrano. È una ricostruzione storiografica autorevole, ma non va confusa con la formulazione letterale della singola posta contabile.

Problema della data. Le trascrizioni disponibili non sono perfettamente concordi: la tradizione derivata da Della Valle colloca il pagamento di Ramo al 31 maggio 1293, mentre la Biografia cronologica de' bellartisti senesi di Ettore Romagnoli lo registra al 30 maggio. Fino alla collazione del registro o del testimone utilizzato da Della Valle, è preferibile indicare il fatto come avvenuto alla fine di maggio 1293.

Localizzazione. Non vi sono elementi sufficienti per identificare con sicurezza l'esatta ubicazione moderna della petraia de Parrano. In particolare, la presenza di cavità naturali e affioramenti nell'area delle Tane del Diavolo o del Fosso del Bagno non costituisce, da sola, prova dell'identificazione con la cava medievale.

La petraia de Parrano: localizzazione ancora aperta

Le registrazioni del 1292 e del 1293 documentano con sicurezza l'approvvigionamento di lapides alabastri a Parrano e, l'anno seguente, il viaggio di maestro Martino alla petraia de Parrano, ma non forniscono un microtoponimo. Nessuna delle formule finora recuperate consente quindi di identificare la cava medievale con una località moderna.

La ricognizione geologica e territoriale mostra che nel comprensorio di Parrano esistono cavità, affioramenti calcarei e siti estrattivi moderni, in particolare nel settore del Fosso del Bagno; sono inoltre documentate cave moderne in aree indicate come Cornale e lungo l'itinerario verso Il Piano. Questi elementi costituiscono soltanto piste di confronto: non provano alcuna continuità con la petraia medievale.

È inoltre opportuno non identificare automaticamente l'«alabastro» medievale con il gesso osservato nelle cavità parranesi: in ambito storico-artistico il termine può designare anche pietre calcaree o calcitiche traslucide. La localizzazione della cava resta pertanto una ricerca autonoma da sviluppare successivamente, attraverso cartografia storica, toponomastica e documentazione catastale.

Stato dell'ipotesi topografica. QUESTIONE APERTA Sono disponibili indizi geologici e territoriali moderni, ma manca ancora un collegamento documentario fra uno specifico sito e la petraia de Parrano del 1293. Il tema viene lasciato aperto per un approfondimento dedicato.
Stato della fonte del 1293. EDIZIONE DOCUMENTARIA; TESTIMONE DA RICOLLAZIONARE G. Della Valle, Storia del Duomo di Orvieto, Roma, 1791, pp. 263-264, docc. 10-11; cfr. C. V. Manfredi, «Cronologia critica del duomo di Orvieto, 1280-2019», in Studi sull'architettura del duomo di Orvieto, Roma, Sapienza Università Editrice, 2020, pp. 217-285, spec. p. 223. Per l'interpretazione del ruolo di Ramo: M. Pierini, «Ramo di Paganello», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 86, 2016. La divergenza 30/31 maggio è mantenuta aperta.

1298, «de filiabus comitum de Parrano»

Una testimonianza indipendente, esterna alla tradizione di Ughelli, documenta alla fine del secolo l'uso di una qualificazione dinastica legata a Parrano. Nel manoscritto Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat. 523, c. 49, proveniente dalla Badia di San Salvatore al Monte Amiata, una nota necrologica del 1298 ricorda domina Stephania, moglie di Peolione Visconti, come:

«domina Stephania de filiabus comitum de Parrano ... specialis benefactrix huius monasterii ... MCCLXXXXVIII»

La nota non documenta un atto compiuto nel castello e non consente, da sola, di assegnare Stefania a uno specifico ramo genealogico. È però una testimonianza coeva importante dell'uso dell'espressione comites de Parrano al termine del XIII secolo.

Stato della fonte del 1298. STUDIO CON TESTIMONE IDENTIFICATO BAV, Barb. lat. 523, c. 49, trascritta da M. Gorman, Codici manoscritti dalla Badia Amiatina nel secolo XI, postscriptum, pp. 100-101. La relazione genealogica precisa di Stefania con Nardo, Nerio o Bernardino resta da stabilire.

1299, cittadinanza orvietana e imposizioni sul grano: datazione da ricontrollare

Per la fine del secolo è possibile sostituire una precedente attribuzione incerta con un documento meglio localizzato. Tiberini cita ASO, Riformagioni, 71, c. 27r, sotto l'anno 1299; Ughelli dichiara di aver fatto trascrivere nel 1653 lo stesso istrumento dal «libro delle Riformanze d'Orvieto, che comincia dall'anno MCCXCIX, car. 27».

La controversia nasce da imposizioni relative al grano da portare a Orvieto. I soggetti interessati sono definiti nel testo:

«Nobiles viri filii et nepotes Borgarutii et Berardini filiorum olim Domini Raynerii Borgarelli, Comitum de Marsciano, sive de Parrano...»

I conti sostengono di non dover essere gravati come baroni o abitanti del contado, ma soltanto nella stessa forma degli altri cittadini stabili di Orvieto. I giuristi chiamati a pronunciarsi concordano che essi debbano essere trattati «nisi sicut alii veri et assidui Cives Urbisveteris»; i Sette consoli recepiscono il parere, revocando gli aggravî già imposti e i procedimenti conseguenti.

Il documento è particolarmente utile perché mostra, alla soglia del Trecento, la sovrapposizione fra status signorile e cittadinanza urbana: gli stessi uomini che portano il titolo di conti di Marsciano o di Parrano fanno valere davanti al Comune di Orvieto la propria cittadinantia per sottrarsi a un trattamento fiscale riservato ai baroni del distretto.

Datazione e correzione di una precedente attribuzione. TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; ORIGINALE DA COLLAZIONARE S. Tiberini registra la voce sotto il 1299 e rinvia ad ASO, Riformagioni 71, c. 27r. Ughelli dichiara che il trasunto del 1653 proviene dal «libro delle Riformanze d'Orvieto, che comincia dall'anno MCCXCIX, car. 27», ma la sua stessa narrazione non è uniforme: a p. 45 colloca l'esenzione nel 1299, mentre a p. 27 la riferisce al 1300. Nel testo documentario stampato l'anno è omesso: restano soltanto il 23 gennaio, l'indizione XIII e il pontificato di Bonifacio VIII. La data 1299 viene quindi mantenuta come datazione di repertorio, ma deve essere verificata direttamente su ASO, Riformagioni 71, c. 27r. Va invece esclusa dalla cronologia duecentesca la lettera di Ughelli p. 121 ai nobiles de Parrano et Marsciano ... supra castrum Campilii: la stessa narrazione ughelliana la colloca nel 1325 e la lettera è datata 7 luglio, indizione VIII. La precedente proposta [1299?] per quella lettera, fondata sull'identificazione con una carta LX oggi mancante, non è compatibile con questi elementi interni.

Parrano e la formazione dei rami familiari

La documentazione raccolta permette di seguire, senza trasformare la genealogia erudita in una successione perfettamente certa, un dato storico di fondo: Parrano costituisce una delle principali matrici territoriali del lignaggio. Il nome dei Bulgarelli precede e accompagna le qualificazioni legate ai singoli castelli; nel corso del Duecento diventa sempre più frequente la denominazione «di Marsciano», già attestata nelle formule riportate da Ughelli prima della vendita di Marsciano al Comune di Perugia del 1281.

Nel 1280 la ripartizione delle quote di Parrano fra Nardo e Nerio precede la progressiva distinzione dei rami: Nardo viene associato nella tradizione successiva a Parrano, Nerio a Montegiove, mentre la più ampia famiglia continua a usare il titolo dei conti di Marsciano. Il processo non deve essere retrodatato automaticamente al 1118: i documenti mostrano piuttosto una trasformazione graduale delle qualificazioni territoriali e patrimoniali. La nota amiatina del 1298, con la formula de filiabus comitum de Parrano, offre ora un riscontro coevo indipendente dell'esistenza di una qualificazione comitale direttamente legata a Parrano.

Regesto documentario e stato della verifica

DataAttestazioneRiferimentoStato della verifica
1118, aprileCastellum de Parrano; patto fra Bernardo figlio di Bulgarello, familiari e vescovo Guglielmo; luogo Pragule inter castrum Parrani et fluvium Clanis.Fumi, doc. XV, pp. 11-12; AVO, Coll. B, c. 103t (= 103v). Tiberini 2020 cita Cod. B, c. 104v.EDIZIONE DOCUMENTARIA; DIVERGENZA 103v/104v DA VERIFICARE SUL MANOSCRITTO
1139, febbraioBernardino figlio del fu Bulgarello rinuncia a esazioni verso San Pietro d'Acqualta; contesto del medesimo lignaggio, non attestazione diretta di Parrano.AVO, Cartulari, Codice B, c. 106/5; Piselli 2018, doc. 1.TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA DI CONTESTO
1172, aprileNuova definizione del rapporto per Parrano fra Ranieri e il vescovo Rustico; 20 soldi annui per la curia e 12 denari per ciascuna casa, con esenzioni.AVO, Codice B, cc. 66v e 100r; Fumi, pp. 31-32.EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; DUE REGISTRAZIONI IDENTIFICATE
1211, novembre - 1212, 9 aprileContestazione del titolo; nuova fedeltà, investitura e ridefinizione di pensioni e prestazioni. Nota di 114 case soggette a pensione.Fumi, pp. 59-60 e 62-63; AVO, Codice B, cc. 66v-67r; nota a c. 80t.EDIZIONE / TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; SEGNATURE IDENTIFICATE
1256, 19 maggioBulgarello e Bernardino scrivono da Parrano al vescovo Costantino per la controversia del mulino di San Vito sul Fersinone.AVO, Codice C, c. 180v; Ughelli; Tiberini 1999.STUDIO / REGESTO CON TESTIMONE IDENTIFICATO
1257, 9 agostoBulgarello e Bernardino giurano fedeltà al vescovo Giacomo per il castello di Parrano e la sua curia.AVO, Codice C, c. 132v; Ughelli, pp. 114-115.TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; SEGNATURA IDENTIFICATA
1275-1280Vitale compare ripetutamente come presbiter de Parrano; in più poste uomini di Parrano versano la decima per lui. La stessa serie distingue il plebanus Montis longi.Sella 1952, Rationes decimarum, nn. 10701, 10785, 10936, 11162, 11276, 11436, 11566, 11687, 11840, 11918; controllo diretto nn. 11276 e 11436.EDIZIONE DOCUMENTARIA; ATTESTAZIONE SERIALE E RIPETUTA
1278Pleberium de Monte Longo; quadro territoriale del piviere comprendente l'area di Parrano.Liber de confinibus di Orvieto; Bianco.EDIZIONE SCIENTIFICA DELL'ORIGINALE; IDENTIFICAZIONE CON PIEVELUNGA NON ASSUNTA COME CERTA
1280, 28 giugnoBernardino giura per metà del castello, curia e distretto di Parrano.AVO, Codice A, c. 222v; Ughelli, pp. 181-182; Tiberini 1999, 1280b.TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA
1280, 28 giugnoNardo e Nerio prestano fedeltà per le parti ereditate nel castello, tenuta, curia e distretto.AVO, Codice A, c. 223r; Ughelli, p. 115; Tiberini 1999, 1280a.TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA
1280Tradizione sulla divisione patrimoniale e sulla successiva divisione di Parrano; Ughelli p. 27 ricorda due strumenti rogati da Ser Ranaldo di M. Fontano, mentre p. 44 colloca a Parrano l'istrumento della prima divisione.Ughelli, pp. 27 e 44; Tiberini 1999, 1280c, CA.tradizione indiretta; due formulazioni ughelliane, istrumenti medievali non identificati
1284Due formulazioni ughelliane della controversia/concordia sui confini; solo la seconda nomina espressamente Parrano.Ughelli, pp. 27 e 45; Tiberini 1999, 1284a-b.tradizione indiretta; rogito medievale da identificare
1292Divisione di beni nel distretto di Parrano; allibramento di Nardo; approvvigionamento comunale di alabastro: 103 soldi per una missione a Fabro e 117 soldi a Bernardino Rainaldi Marini per due giorni a Parrano con un cavallo.AVO, Codice C, c. 100v; ASO, Catasto 1292; Bianco per Montelongo, cc. 459-477; Fumi 1888, p. 338, Liber expensarum, cc. 27-28.STUDI / EDIZIONI CON TESTIMONI IDENTIFICATI; QUANTITÀ DI ALABASTRO DA PARRANO NON INDICATA
1293Organizzazione del lavoro fra preparazione delle pietre, petraia de Parrano e loggia dell'Opera: Martino va esplicitamente alla cava; Ramo è pagato ad concimen lapidum.Della Valle 1791, pp. 263-264, docc. 10-11; Manfredi 2020, p. 223; Pierini 2016.EDIZIONE DOCUMENTARIA; DATA 30/31 MAGGIO E TESTIMONE CONTABILE DA RICOLLAZIONARE
1298Nota necrologica per Stefania, de filiabus comitum de Parrano, benefattrice della Badia Amiatina.BAV, Barb. lat. 523, c. 49; Gorman.STUDIO CON TESTIMONE MANOSCRITTO IDENTIFICATO
1299Controversia sulle imposizioni di grano: i conti de Marsciano, sive de Parrano fanno valere la cittadinanza orvietana e ottengono di essere trattati come gli altri veri et assidui cives Urbisveteris, non come baroni del contado.ASO, Riformagioni 71, c. 27r; Ughelli, pp. 120-121; Tiberini 1999.TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA; DATA 1299 DI REPERTORIO DA VERIFICARE SUL REGISTRO

Questioni aperte e prossime integrazioni

  • verificare direttamente nel Codice B la foliazione del documento del 1118: Fumi indica c. 103t (= 103v), mentre Tiberini 2020 cita c. 104v;
  • collazionare le due registrazioni del 1172 alle cc. 66v e 100r del Codice B e stabilire il rapporto materiale fra le copie;
  • leggere integralmente nel Codice B la sequenza 1211-1212, compresa la nota delle 114 case a c. 80t, per distinguere testo principale, aggiunte e annotazioni posteriori;
  • verificare sull'originale o sul codice episcopale le lettere del 1256, compresa la descrizione del sigillo tramandata da Ughelli;
  • collazionare il 1257 in AVO, Codice C, c. 132v, con la trascrizione di Ughelli e fissare eventuali varianti;
  • completare la collazione delle Rationes decimarum per Parrano: sono già certe le dieci occorrenze del presbiter Vitalis de Parrano; restano da verificare direttamente i rinvii secondari a frater Giraldus de Parrano (n. 11003) e alla rectoria ecclesie de Parrano (n. 12184, 1297) prima di inserirli nella cronologia principale;
  • collazionare i due strumenti del 28 giugno 1280 in AVO, Codice A, cc. 222v-223r, mantenendoli distinti dalla divisione patrimoniale familiare;
  • ricercare, senza presupporne la sopravvivenza, l'istrumento del 1280 rogato a Parrano da Ser Ranaldo/Messer Fontano e la successiva divisione di Parrano ricordata dalla memoria familiare utilizzata da Ughelli;
  • identificare la segnatura moderna del rogito del 1284 attribuito a Paolo d'Albertuccio della Morcella e chiarire il rapporto fra le due versioni ughelliane, 1284a e 1284b;
  • leggere analiticamente la voce 1292 in AVO, Codice C, c. 100v e le poste del Catasto di Orvieto indicate da Tiberini; per il filone delle cave, identificare e ricollazionare i registri comunali usati da Fumi e Della Valle, chiarire la divergenza 30/31 maggio 1293 e verificare se esistano altre poste con quantità o trasporti di materiale proveniente da Parrano;
  • rinviare a uno studio dedicato la localizzazione della petraia de Parrano: gli indizi geologici e le cave moderne non consentono, allo stato attuale, un'identificazione sicura della cava medievale;
  • mantenere esclusa, finché non sarà recuperata la fonte effettiva, la vecchia notizia di un elenco del 1290 con «Comites di Marsciano pro Parrano, Monte Jove e Castro Fiore»: non è stato identificato un testimone affidabile e l'attribuzione a Bonifacio VIII è impossibile nella forma tramandata, poiché Benedetto Caetani divenne papa soltanto nel dicembre 1294;
  • approfondire negli inventari archivistici esterni le segnature ancora mancanti, con priorità per il rogito del 1284 e per i registri contabili 1292-1293; per il documento fiscale del 1299 resta utile la collazione diretta di ASO, Riformagioni 71, c. 27r, anche per chiarire il computo della data del 23 gennaio.

Collegamenti con le altre pagine del corpus

Fonti e bibliografia

ASO / ASCO
Archivio di Stato di Terni, Sezione di Orvieto / Archivio storico del Comune di Orvieto.
AVO
Archivio Vescovile di Orvieto.
BIANCO 2016
F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278). Per uno studio del paesaggio medievale degli antichi pivieri di Ficulle, Carnaiola, Fabro, Monteleone e Montegiove», in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, CXIII/1-2, 2016.
FUMI 1884
L. Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto. Documenti e regesti dal secolo XI al XV, Firenze, 1884.
FUMI 1888
L. Fumi, «Gli alabastri nelle finestre del duomo d'Orvieto e la vetrata a storie nella finestra grande di tribuna», Archivio storico dell'arte, I, 1888, pp. 337-347, spec. p. 338.
FUGS - CATASTO CAVITÀ
Federazione Umbra Gruppi Speleologici, Catasto delle Cavità dell'Umbria, schede del complesso del Fosso del Bagno-Tane del Diavolo, Parrano; in particolare le schede che attribuiscono le cavità alla formazione della Maiolica e ai calcari micritici stratificati. Il repertorio è utilizzato soltanto per il quadro geologico e topografico moderno, non come prova della cava medievale.
GALDENZI-MENICHETTI 1995
S. Galdenzi, M. Menichetti, «Occurrence of hypogenic caves in a karst region: examples from central Italy», Environmental Geology, 26, 1995, pp. 39-47; per i processi ipogenici e la formazione di gesso nelle cavità di Parrano.
MENICHETTI 2011
M. Menichetti, «Hypogenic caves in western Umbria (Central Italy)», Acta Carsologica, 40/1, 2011; per il quadro speleogenetico del sistema di Parrano e i depositi di gesso che sostituiscono localmente la roccia calcarea.
PRAE UMBRIA
Regione Umbria, Piano Regionale delle Attività Estrattive, repertorio delle cave, scheda id. 84 438, Comune di Parrano, località Fosso del Bagno. La cava moderna è considerata soltanto come indizio di attività estrattiva contemporanea nel settore.
PARCO MONTE PEGLIA - ANELLO TANE DEL DIAVOLO
Parco di Monte Peglia e Selva di Meana, Anello delle Tane del Diavolo: l'itinerario ufficiale, uscito dalla forra presso l'invaso delle acque minerali, indica una cava lungo la strada che precede la zona detta Il Piano, quindi il tratto lungo il Chiani verso Fosso Posticce. Fonte utilizzata soltanto per la topografia moderna.
G.U. 1936 - ACQUE PUBBLICHE
Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 7 marzo 1936, n. 56, elenco delle acque pubbliche: per Parrano registra Fosso del Bagno, Cerqueto, Parrano o S. Giovanni, Posticce o Gurella, Cantone, Migliara e Pievelunga. Repertorio toponomastico moderno da confrontare con i catasti storici.
CONSORZIO BONIFICA CHIANA
Consorzio per la Bonifica della Val di Chiana Romana e Val di Paglia, Piano di Bonifica, Tutela e Valorizzazione del Territorio: denomina il corso d'acqua Fosso delle Fabbriche (o Posticce), fornendo un'equivalenza toponomastica moderna utile alla ricerca regressiva.
DELLA VALLE 1791
G. Della Valle, Storia del Duomo di Orvieto, Roma, 1791, pp. 263-264, docc. 10-11, per le registrazioni del 1293 relative alla preparazione delle pietre, alla petraia de Parrano e alla loggia dell'Opera.
GORMAN
M. Gorman, Codici manoscritti dalla Badia Amiatina nel secolo XI, postscriptum, pp. 100-101; per BAV, Barb. lat. 523, c. 49 e la nota del 1298 relativa a Stefania de filiabus comitum de Parrano.
MANFREDI 2020
C. V. Manfredi, «Cronologia critica del duomo di Orvieto, 1280-2019», in Studi sull'architettura del duomo di Orvieto, a cura di P. Cimbolli Spagnesi, Roma, Sapienza Università Editrice, 2020, pp. 217-285, spec. p. 223.
ROMAGNOLI
E. Romagnoli, Biografia cronologica de' bellartisti senesi, edizione digitale Fondazione Memofonte, vol. I, c. 313-316; utile per la tradizione del pagamento di Ramo datato 30 maggio 1293, da confrontare con il 31 maggio delle altre trascrizioni.
MILANI 1994
F. Milani, Parrano, un castello dell'Umbria, Città della Pieve, 1994. Opera già presente nella bibliografia del vecchio studio su Parrano; i singoli passaggi medievali devono essere ricontrollati prima di un uso documentario puntuale.
NICO OTTAVIANI 2003
M. G. Nico Ottaviani, «Introduzione», in F. Ughelli, Albero et istoria della famiglia de' Conti di Marsciano, ristampa anastatica, Marsciano, 2003.
PISELLI 2018
D. Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione: chiese ed abazie nei sec. XII-XIV, Montegabbione, Pro Loco Montegabbione, 2018.
PIERINI 2016
M. Pierini, «Ramo di Paganello», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 86, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016; per il ruolo di Ramo nella cava di Parrano nel 1293.
SELLA 1952
P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Umbria, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1952 (Studi e Testi, 161-162); per le decime della diocesi di Orvieto e le attestazioni del presbiter Vitalis de Parrano.
SIMONI 1925
C. Simoni, Il castello di Montegiove di Mentanea, Roma, 1925; utile per i rinvii alle investiture di Parrano del 1280 e per la tradizione genealogica, da verificare sulle fonti richiamate.
TIBERINI 1999
S. Tiberini, Le signorie rurali nell'Umbria settentrionale. Perugia e Gubbio, secc. XI-XIII, Roma, 1999; per la classificazione critica delle fonti dei conti di Marsciano-Parrano e della notizia ughelliana del 1280.
TIBERINI 2020
S. Tiberini, «I marchesi del Monte, i conti di Marsciano e i conti di Montemarte: le dinamiche politiche nei rapporti con le città (secoli XII-XV)», in Terre di confine tra Toscana, Romagna e Umbria, a cura di P. Pirillo e L. Tanzini, Firenze, Olschki, 2020; per l’interpretazione del ruolo strategico di Parrano e per i rinvii aggiornati alle fonti medievali.
UGHELLI 1667
F. Ughelli, Albero et istoria della famiglia de' Conti di Marsciano, Roma, Stampa Camerale, 1667; fonte erudita fondamentale, da distinguere dai documenti medievali che trascrive o riassume.

Note

Sul 1118. Fumi rinvia ad AVO, Collezione B, c. 103t, cioè c. 103v nella notazione moderna; Tiberini 2020 cita invece Codice B, c. 104v. La divergenza viene mantenuta aperta fino al controllo diretto del manoscritto.

Sul 1172 e 1211-1212. La vecchia apparente contraddizione fra 20 soldi e 12 denari per casa è risolta dalla sequenza documentaria: il canone di 20 soldi appartiene già all'accordo del 1172; i 12 denari per famiglia e focolare compaiono nella ridefinizione del 1211-1212.

Sul clero di Parrano. Le Rationes decimarum 1275-1280 costituiscono una serie autonoma rispetto alla documentazione feudale: l'indice di Sella registra Vitale dieci volte come presbiter de Parrano, e le poste direttamente controllate mostrano contribuenti di Parrano pagare per lui. Poiché le stesse decime nominano separatamente il plebanus Montis longi, il dato rafforza la necessità di distinguere la realtà ecclesiastica di Parrano dal piviere di Montelongo. Le ulteriori segnalazioni relative a frate Giraldo e alla rectoria ecclesie de Parrano del 1297 restano fuori dalla cronologia principale finché non saranno ricollazionate direttamente nell'edizione.

Sul 1280. Devono restare separati almeno tre livelli: il giuramento di Bernardino per metà del castello; il giuramento di Nardo e Nerio per le quote ereditate; la divisione patrimoniale familiare e la successiva specifica divisione di Parrano ricordate dalla tradizione ughelliana.

Sul 1284. Ughelli conserva due formulazioni differenti: la prima non nomina Parrano e dipende dalla memoria familiare; la seconda include Parrano e afferma che il rogito era nell'Archivio d'Orvieto. Tiberini le cataloga separatamente.

Sulla fine del Duecento. Le registrazioni del 1292-1293 documentano Parrano nel circuito di approvvigionamento e lavorazione della pietra per il Duomo di Orvieto. Nel 1292 la posta pubblicata da Fumi riguarda una missione di due giorni con un cavallo pro lapidibus alabastri; nel 1293 la formula più esplicita è il viaggio di maestro Martino alla petraia de Parrano. La funzione di Ramo di Paganello come soprastante della cava è una ricostruzione storiografica moderna, da mantenere distinta dal tenore letterale delle poste. La ricognizione geologica individua nel Fosso del Bagno un settore da verificare, ma non consente di identificare la cava medievale: né la presenza di gesso speleogenico nelle Tane del Diavolo né la cava calcarea moderna possono essere retroproiettate al 1292-1293 senza un collegamento documentario o catastale. La localizzazione della cava resta aperta e viene rinviata a un approfondimento autonomo: gli indizi geologici e le attestazioni estrattive moderne non bastano a identificare la petraia medievale. La nota amiatina del 1298 attesta poi il titolo comites de Parrano. Per il 1299 il dato più solido è invece ASO, Riformagioni 71, c. 27r, relativo alla cittadinanza orvietana e alle imposizioni sul grano, edito da Ughelli. La lettera ai nobiles de Parrano et Marsciano presso Campiglia, già proposta dubitativamente per il 1299, deve essere esclusa: Ughelli la colloca nel 1325 e il testo reca 7 luglio, indizione VIII.

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