Acqua Alta (Acqualta) tra il XII ed il XIII secolo
Il nucleo di Acqua Alta: monastero di San Pietro, villa e chiesa di Santa Maria (1139-1293)
Questa pagina ricostruisce il nucleo storico di Acqua Alta, o Acqualta, nel XII e XIII secolo. Le fonti restituiscono realtà connesse ma non automaticamente coincidenti: il monastero di San Pietro d’Acqualta, attestato dal 1139; una popolazione laica legata al luogo, che nel 1289 è qualificata espressamente come villa e nel 1292 come Villa Abbatie Aque Alte; infine la chiesa di Santa Maria di Acqualta, documentata con certezza nel 1293. A queste si aggiungono attestazioni del semplice toponimo, come Aquealte nella lista annonaria attribuita dalla bibliografia al 1257 ma oggi da ricollazionare criticamente fra 1247, 1254 e 1257, che provano il riconoscimento del nucleo senza specificarne la natura istituzionale. Le forme medievali — Aquaalta, Aquealte, Aque Alte, Aqualta — sono mantenute quando provengono direttamente dalla fonte o dalla relativa edizione.
La prima attestazione documentaria risale al febbraio 1139: Bernardino figlio del defunto Bulgarello restituisce al monastero beni sottratti e l’atto menziona anche gli homines habitantes in valle soggetti al suo diritto e dominio. Nel 1154 l’abate di San Pietro d’Acqualta sottoscrive un atto del vescovo Ildebrando di Orvieto. A metà del XIII secolo il semplice nome Aquealte compare in una lista di luoghi e soggetti chiamati a portare grano a Orvieto per mandato del Comune: Magni la data al 1257, mentre la documentazione Farnesiana connessa rende necessario mantenere aperta la datazione fra 1247, 1254 e 1257. Seguono la transazione patrimoniale ricordata da Ughelli nel 1269; il 25 febbraio 1270 un Altizello de Abbatia Aque Alte fra i testimoni di un atto connesso a San Severo; la visita episcopale del 1274, le Rationes decimarum, la terra abbatie Aque Alte nel Liber de confinibus del 1278, la donazione patrimoniale ricordata per il 1284, gli homines ville Aque Alte del 1289, la villa nel catasto del 1292 e infine Santa Maria nel 1293.
Non è stata invece individuata una fonte medievale che consenta di retrodatare con sicurezza la fondazione dell’abbazia all’età ottoniana o al X secolo. Inoltre San Pietro d’Acqualta non va confuso con San Pietro d’Aquatorta (Aquetorte/Aqua Horta), altro monastero del territorio orvietano presente in documenti del XII secolo. Le attestazioni di un castrum Abbatie riferite al 1213 e al 1227 restano fuori dalla cronologia finché il Codice Savello non consentirà di dimostrare che quel generico “castello dell’abbazia” sia proprio Acqualta.
Il nucleo di Acqua Alta: come leggere le fonti
Per evitare sovrapposizioni, in questa pagina ogni attestazione viene attribuita al livello che il documento consente realmente di provare. San Pietro è la linea monastica e patrimoniale; gli homines del 1139 mostrano una popolazione dipendente, ma la qualifica tecnica di villa è sicura soltanto dal 1289; Santa Maria costituisce una distinta linea ecclesiastica, esplicitamente documentata nel 1293. Quando una fonte usa soltanto il nome Aquealte, come nella lista annonaria tradizionalmente datata al 1257, l’attestazione è attribuita al nucleo/toponimo e non viene forzata né verso l’abbazia, né verso la villa, né verso la chiesa.
Questa distinzione modifica anche alcune letture precedenti. Nel volume Comunità laica e religiosa di Montegabbione del 2018 il documento del 1289 e alcuni dati catastali del 1292 erano discussi nel capitolo dedicato a Santa Maria. Il riesame delle formule latine mostra invece che nel 1289 il soggetto nominato sono gli homines ville Aque Alte e nel 1292 il catasto registra la Villa Abbatie Aque Alte e la terra Abbatie Aque Alte. In assenza del nome della chiesa, questi dati sono quindi utilizzati qui per la villa e per il patrimonio abbaziale; la prima attestazione esplicita di Santa Maria resta il 1293.
Nota sul metodo. Nel testo sono distinti il grado di attendibilità della notizia storica e il livello di controllo del testimone. Nel regesto si adottano cinque livelli: testimone collazionato; edizione scientifica dell’originale; edizione o trascrizione documentaria; regesto o studio con testimone identificato; tradizione indiretta o questione aperta. Una segnatura archivistica identificata non equivale, da sola, alla collazione dell’originale; allo stesso modo una trascrizione moderna può rendere solidamente utilizzabile un atto senza trasformarsi nel testimone medievale.
Elenco cronologico della documentazione
Le voci rinviano alle singole sezioni della pagina; il regesto documentario finale riassume per ciascuna attestazione il riferimento e lo stato della verifica.
Prima del 1139: dove iniziano i documenti
La tradizione locale ha talvolta collegato la nascita dell’abbazia al rinnovamento monastico dell’età ottoniana, ma allo stato attuale non è stata individuata una carta che sostenga una fondazione nel X o nell’XI secolo. La cronologia documentaria qui adottata comincia pertanto nel 1139. Questa cautela è particolarmente necessaria perché la documentazione orvietana conserva anche un diverso monastero di San Pietro d’Aquatorta, il cui nome può facilmente produrre falsi collegamenti con Acqualta.1
1139, il monastero e gli homines habitantes in valle
Nel febbraio 1139 Bernardino, conte e figlio del defunto Bulgarello, con il consenso dei familiari rinunciò alle esazioni e alle sottrazioni compiute «ingiustamente e senza ragione» ai danni del Monasterium Beati Petri Aquealte e degli uomini abitanti nella valle e soggetti al suo diritto e dominio. L’atto fu rogato a Piegaro, in Castro Plagaio, e indica come destinatario l’abate Marceso.2
1139, febbraio, indizione III, Piegaro.Per Acqualta il valore del documento è duplice: attesta senza ambiguità il monastero nel 1139 e mostra l’esistenza di una popolazione laica dipendente dalla sua signoria. Il testo, tuttavia, parla di homines habitantes in valle e non usa ancora la formula Villa Aque Alte; la continuità con la villa attestata alla fine del Duecento è plausibile, ma non deve essere trasformata in un’identità istituzionale già dimostrata.
1154, l’abate di San Pietro d’Acqualta nella Chiesa orvietana
Quindici anni dopo, San Pietro d’Acqualta riappare in un atto di tutt’altra natura. Nel 1154 il vescovo Ildebrando restituisce ai canonici della cattedrale di Santa Maria diritti e prerogative che erano stati oggetto di contrasto. Fra i sottoscrittori compare l’abate di San Pietro d’Acqualta; nell’edizione di Fumi il nome è letto Marchyo.3
Ego Marchyo abas sancti Petri Aquealte ss.L’atto non riguarda i beni di Acqualta, ma documenta direttamente il monastero e il suo abate all’interno di una solenne transazione ecclesiastica orvietana. Nell’edizione documentaria di Fumi il sottoscrittore è dunque letto Marchyo. Per la presente pagina il dato istituzionale più importante resta la presenza dell’abate di San Pietro d’Acqualta fra i sottoscrittori; la grafia del nome personale appartiene alla lezione editoriale e non è stata ricollazionata sull’originale.
Metà del XIII secolo (1257?), Aquealte nella politica annonaria del Comune di Orvieto
Una nuova attestazione permette di osservare Acqua Alta fuori dalla sola documentazione ecclesiastica. Il passo pubblicato da Luigi Fumi a p. 121 delle Ephemerides Urbevetanae non appartiene al testo della cronaca del Codice Vaticano Urbinate 1745, ma alla prima appendice dell’edizione: il Regesto di atti originali per le giurisdizioni del Comune, compilato nel 1339 e proseguito fino alla metà del XIV secolo. Il regesto si presenta come un liber degli iura et iurisdictiones del Comune di Orvieto, scritto ed estratto da Iacopo del fu Tuti, notaio e allora ufficiale e custode di quei diritti, sulla base dei libri e degli instrumenta comunali conservati presso la chiesa di San Giovanni de platea. Il confronto con la moderna descrizione archivistica permette di identificare il manoscritto con Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, Archivio storico comunale, Istrumentari, n. 884. Arianna Cervi descrive infatti il n. 884 come un inventario trecentesco degli atti dell’archivio comunale e, a c. 25v, ne cita una registrazione coincidente testualmente con il n. 138* dell’edizione Fumi. La registrazione che interessa Acqualta è il n. 160*: ricorda i luoghi e i soggetti che avevano portato grano a Orvieto per mandato del Comune e comprende il semplice nome Aquealte. Stefano G. Magni attribuisce questa lista al 1257; la documentazione Farnesiana mostra però che la cronologia dell’episodio deve essere ricollazionata direttamente, perché nella tradizione archivistica e storiografica connessa compaiono anche le date 1247 e 1254.4
[...] Abbatia de Spinetis, Monasterium Corgnoli, Aquealte, Cetona, Mazapalum et plures alie [...]Il dato è importante per la storia del nucleo di Acqua Alta: la registrazione trecentesca mostra che il luogo partecipava a un dispositivo economico-politico attraverso il quale Orvieto imponeva l’afflusso di grano. Occorre però distinguere i livelli documentari. Il testimone del 1339, ASO, Archivio storico comunale, Istrumentari, n. 884, riassume una notizia duecentesca ricavata dalla documentazione del Comune; il n. 158*, che apre la breve sequenza dedicata alle imposizioni di grano cui appartengono anche i nn. 159*-160*, dichiara che quelle informazioni erano state trovate in libris antiquis dicti Comunis. Il n. 160* non aggiunge però il nome di un notaio, né la formula patet manu, né il titolo di un singolo instrumentum.
La documentazione dell’Archivio Farnesiano modifica sostanzialmente il quadro. L’inventario digitale dell’Archivio di Stato di Napoli registra nella serie Orvieto, fascio 686/1, fascicolo 1, cc. 1-3, scheda 1240, un fascicolo pergamenaceo datato nell’inventario al 1257 e descritto come «Elenco dei condannati per non aver portato le biade dovute (forse alla città di Orvieto); ivi sono citati i comuni ed i personaggi». Marilena Rossi Caponeri precisa che i primi fascicoli duecenteschi del nucleo Farnesiano riguardano condanne emesse dalla curia del podestà di Orvieto e ricorda, fra esse, quella di Ranuccio di Pepo Farnese, condannato perché quia non portavit [...] CC raserios bladi. Il confronto è particolarmente significativo perché nella lista pubblicata da Fumi compare anche d. Ranutius Pepi, insieme ad Aquealte, ma in un contesto opposto: Fumi introduce infatti i soggetti che portaverunt granum. Il fascicolo 1 è quindi il principale candidato duecentesco per ricostruire il dossier amministrativo sottostante, ma non può ancora essere definito l’antigrafo del n. 160*: potrebbe conservare l’elenco degli inadempienti di una stessa imposizione, una fase precedente o successiva del procedimento, oppure riferirsi a una diversa imposizione annonaria.
La cronologia è a sua volta aperta. L’inventario digitale attuale attribuisce il fascicolo 686/1, fasc. 1, al 1257; Rossi Caponeri segnala però che Aldo Cerlini datava la condanna di Ranuccio al 1247. Angela Lanconelli, nel Dizionario Biografico degli Italiani, colloca invece nel 1254 un elenco di comuni e signori del contado tenuti a fornire grano a Orvieto, citando secondo una precedente sistemazione archivistica Archivio Farnesiano, b. 686/I, fasc. III, cc. 26-29. Questa vecchia indicazione non può essere trasposta meccanicamente nella numerazione dell’inventario digitale attuale, nel quale il fascicolo 3 di 686/1 è un registro del 1298. Magni, infine, attribuisce al 1257 la lista di Fumi contenente Aquealte. Prima di fissare definitivamente l’anno occorre quindi leggere direttamente le date, le indizioni e le rubriche del fascicolo Farnesiano e della registrazione n. 160* dell’Istrumentario 884.
Il censimento della documentazione comunale duecentesca superstite svolto da Arianna Cervi mantiene utili alcuni confronti. Fra i materiali conservati figurano i sette grandi cartulari comunali, oggi Istrumentari nn. 865-871; è stato controllato in particolare il Codice Catalano, Istrumentari n. 867, compilato nel 1257, ma la sua natura di cartulario di instrumenta e l’assenza finora di un riscontro con la lista del grano impediscono di identificarlo come fonte. Anche l’ipotesi di un liber o quaternus d’ufficio oggi perduto resta possibile, ma non è più la prima pista: il fascicolo Farnesiano dimostra che almeno una parte della documentazione duecentesca prodotta per le imposizioni di biade è sopravvissuta. Restano utili come analogie il perduto liber comunantiarum del 1244, copiato nel 1257 nell’Istrumentario n. 874, e il quaternus di quietanze del notarius populi Fratello del 1259, noto attraverso copie posteriori. La registrazione con Aquealte continua comunque a non specificare se l’obbligo gravasse formalmente sull’abbazia, su una comunità già organizzata come villa o su un diverso soggetto locale; per questo l’attestazione resta attribuita al toponimo/nucleo, mentre la qualifica documentaria di villa resta fissata al 1289.
Un secondo testimone della medesima tradizione archivistica è ora localizzato con maggiore precisione a Napoli. L’inventario digitale dell’Archivio di Stato di Napoli, Archivio Farnesiano, serie Orvieto registra al fascio 686/1, fascicolo 12, scheda 1251 un Liber continens in se omnia jura et jurisdictiones quae et quas Comune et Populus civitatis Urbisveteris habet..., descritto come codice in scrittura gotica di 54 carte con capoversi in rosso e datato agli anni 1164-1339, o forse 1347. Marilena Rossi Caponeri, riprendendo la ricostruzione di Aldo Cerlini, ha chiarito che le carte orvietane conservate a Napoli formano con quelle rimaste a Orvieto due nuclei oggi separati dalla sede di conservazione ma strettamente connessi; la raccolta napoletana è di formazione artificiale e comprende documentazione proveniente dalle originarie serie dell’archivio comunale orvietano. Il titolo e la funzione del codice napoletano sono quindi strettamente affini all’Istrumentario n. 884, ma non è ancora possibile stabilire senza collazione se si tratti di una copia, di una recensione parallela o di una continuazione. Anche l’attribuzione scrittoria riportata dall’inventario napoletano presenta una formulazione diversa da quella del testimone orvietano e impone prudenza. Il confronto diretto fra i due codici diventa tuttavia prioritario: potrà verificare la lezione Aquealte e soprattutto accertare se il testimone napoletano conservi rubriche, rinvii o indicazioni sulla fonte duecentesca non riprodotte da Fumi.
1269, la transazione ricordata da Ughelli
Per il 1269 Ferdinando Ughelli ricorda una transazione fra l’abate e il convento di San Pietro d’Acqualta, da una parte, e i conti Bulgaruccio e Bernardino, dall’altra, relativa alle possessioni di Castel di Fiore e ad alcuni mulini sul Chiani; il rogito sarebbe stato redatto da Rolando di Bagnarea.5
«... una Transazione fatta tra l'Abbate, e Convento di S. Pietro d'Acqualta da una parte, e dall'altra i Conti Bulgaruccio, e Bernardino circa le Possessioni di Castel di Fiore, e alcuni Molini nel fiume Chiane, rogatone l'anno MCCLXIX Rolando di Bagnarea.»La notizia è importante per i rapporti patrimoniali fra il cenobio e i Bulgarelli-Marsciano, ma il documento medievale sottostante non è stato ancora recuperato. Anche l’uso del nome «Castel di Fiore» va trattato con cautela: qui conosciamo la formulazione dell’erudito seicentesco, non la lezione del rogito del 1269.
1270, 25 febbraio: Altizello de Abbatia Aque Alte
Il 25 febbraio 1270 il convento dei Servi di Maria di Santa Maria Nova di Orvieto nominò un procuratore incaricato di chiedere all’abate Bartolomeo di San Severo e al suo convento il permesso di oltrepassare i limiti fissati in un precedente contratto. Fra i testimoni dell’atto compare Altizello de Abbatia Aque Alte.
... Johanecto oblato dicti monasterii et Altizello de Abbatia Aque Alte et pluribus aliis testibus ...L’atto non tratta direttamente dei beni o dell’amministrazione di Acqualta, ma offre una nuova attestazione personale e toponimica: un individuo è qualificato attraverso la sua relazione con l’Abbatia Aque Alte. Il contesto è inoltre significativo perché l’atto riguarda direttamente San Severo, quattro anni prima della visita del 1274 che dirà San Pietro d’Acqualta unitum vel submissum a quel monastero.
1274, 4 settembre: visita episcopale e San Severo
Il 4 settembre 1274 il vescovo di Orvieto Aldobrandino Cavalcanti si recò a visitare il Monasterium Sancti Petri Aquealte. In capitolo erano presenti l’abate Bartho, il preposito Iacobus e quattro canonici di San Severo presso Orvieto: Filippo, Oddone, Severo e Nicola. Il testo precisa che San Pietro era detto «unito o sottomesso» a San Severo, ma salvi i diritti e le consuetudini dell’episcopato orvietano.6
Passo dell’atto del 4 settembre 1274:La formula è più prudente di una semplice dichiarazione di «perdita dell’autonomia»: documenta un rapporto giuridico con San Severo, espresso come unitum vel submissum dicitur, mentre i diritti vescovili restano esplicitamente riservati. La visita contiene inoltre ammonimenti a correggere quanto fosse stato amministrato male, tanto sul piano temporale quanto su quello spirituale.
1275-1280, Acqualta nelle Rationes decimarum
Le registrazioni delle decime confermano più volte il collegamento fiscale fra San Severo e Acqualta. Il preposito, il converso e altri uomini del monastero di San Severo versano somme per San Severo e per il monastero di Acqualta. La ripetizione delle registrazioni rafforza il quadro già visibile nella visita del 1274.7
10934. Item a preposito S. Severii solvente pro monasterio S. Severii et abbatia Aque alte XVII sol. minus III den. acquil. X tur. gros. VII ven. XXII lib. et XVIII sol. cort. Item X lib. et X sol. cort.Un’altra registrazione, il n. 10742, nomina Raynaldus Guidonis de Albana Aque alte mentre paga per i presbiteri Giovanni e Pietro di Montegiove. La costruzione onomastica è meno trasparente e non viene usata qui per definire un’ulteriore variante certa del nome dell’abbazia.
Il valore storico della serie non sta tanto nell’ammontare delle singole somme quanto nella ripetizione della formula contabile: in momenti diversi il preposito Iacobus, il converso Matheus e perfino Mantia, qualificato come famus abbatis di San Severo, compaiono come pagatori anche per Acqualta. Le Rationes documentano quindi ripetutamente un collegamento fiscale fra San Severo e Acqualta, coerente con il rapporto attestato nel 1274. Le registrazioni contabili, da sole, non definiscono però la precisa forma giuridica della dipendenza né consentono di trasformare unitum vel submissum in una categoria istituzionale più specifica.
1278, la terra abbatie Aque Alte nel Liber de confinibus
Nel Liber factus de confinibus pleberiorum et terrarum comitatus civitatis Urbevetanae del 1278 la terra dell’abbazia diventa un riferimento topografico nella descrizione del territorio. La formula è importante perché documenta il possesso abbaziale nel paesaggio confinario, ma non va trasformata da sola in una prova che l’intera abbazia fosse «dentro» un determinato piviere in senso istituzionale.8
... et per ipsum fossatum vadit ad viam de Monaçalla iuxta terram abbatie Aque Alte. Et hic incipit confinare pleberium Montis Longi cum pleberio Montis Iovis.Il passo riportato appartiene alla delimitazione del Pleberium de Monte Longo: la terra abbatie Aque Alte compare presso la via di Monaçalla nel punto in cui inizia il confine con il piviere di Montegiove. La medesima terra è richiamata anche nelle delimitazioni contigue di Rasa e Montegiove. Il dato documenta quindi un riferimento fondiario dell’abbazia nel sistema confinario, non l’appartenenza istituzionale dell’intero complesso monastico a uno specifico piviere.
Francesca Bianco identifica la terra Abbatie Aque Alte con il moderno podere Pobadia, esempio significativo della persistenza e trasformazione della toponomastica medievale. Il contributo consente inoltre di precisare la tradizione documentaria: l’originale del Liber de confinibus è conservato presso la Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, Archivio storico comunale, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v; esiste inoltre una copia del 1427 nell’Istrumentario n. 871. La localizzazione di Pobadia va quindi considerata un’interpretazione topografica moderna fondata sulla lettura del documento del 1278, distinta dalla lezione medievale terra Abbatie Aque Alte.
1284, i beni di Carnaiola e Acqualta
Ughelli riferisce che nel 1284 Bernardino assegnò ai figli Ugolino e Ottaviano beni situati a Carnaiola e ad Acqualta. Nell’edizione del 1667 la formulazione presenta un’indicazione archivistica significativa: Ughelli afferma che la notizia «apparisce» nel medesimo Archivio di Orvieto appena richiamato nel contesto della narrazione.9
«E nel medesimo Archivio apparisce, che l'anno istesso MCCLXXXIIII dui figli di Bernardino, cioè Ugolino, & Ottaviano furono donatarij di suo padre delli beni di Carnaiola, e d'Aqualta.»Il passo non assegna rispettivamente Carnaiola a Ugolino e Acqualta a Ottaviano: dice soltanto che entrambi furono donatari dei beni dei due luoghi. Inoltre Cesare Simoni nel 1925 data lo stesso passaggio al 1283. Finché non sarà recuperata la carta medievale sottostante, la pagina mantiene 1284 come data dell’edizione ughelliana e registra 1283 come variante storiografica.
1289, 24 ottobre: gli homines ville Aque Alte
Un atto della Curia vescovile del 24 ottobre 1289 offre la prima formula documentaria qui attestata che qualifica esplicitamente Acqualta come villa. I sindaci e procuratori di Montegabbione promettono al vescovo di Orvieto il pagamento delle decime usando come riferimento la misura e la consuetudine con cui pagavano gli homines ville Aque Alte.10
... dare ei vel eius nuntiis sive nuntiis Episcopatus Urbevetani decimas [...] ad mensuram quam homines ville Aque Alte et secundum consuetudinem quam ipsi domino decimam solvunt ...Il documento è particolarmente rilevante per la storia della comunità laica: la villa non è soltanto un toponimo, ma possiede uomini e una consuetudine fiscale abbastanza definita da essere adottata come termine di confronto per Montegabbione. L’atto fu successivamente cassato per mandato del vescovo; la cassazione riguarda l’efficacia dell’obbligazione, non il valore della registrazione come attestazione della villa e della sua prassi decimale.
1291, 16 luglio: rinuncia dell’abate Lorenzo
Il 16 luglio 1291 frate Lorenzo rinunciò all’abbaziato davanti al vescovo Francesco Monaldeschi, motivando la decisione con lo scandalo sorto fra i frati dell’Ordine di San Guglielmo, al quale il monastero era detto unito.11
Passo dell’atto del 16 luglio 1291:Qui è necessaria una cautela paleografica. Nella trascrizione pubblicata nel 2018 il nome del monastero appare come Aquarte, mentre l’indice del cartulario identifica l’atto come «Renutiatio monasterii Aque Alte et collatio cuiusdam per episcopum». L’identificazione con Acqualta è quindi fortemente sostenuta dall’indice e dal contesto della ricerca, ma la lezione del toponimo nel corpo dell’atto deve essere ricollazionata direttamente sul Codice C. Anche il passaggio dal rapporto con San Severo del 1274 all’unione con l’Ordine di San Guglielmo nel 1291 resta da ricostruire senza presupporre una successione istituzionale lineare.
1292, la Villa Abbatie Aque Alte nel catasto
La trascrizione di lavoro già acquisita del catasto del contado orvietano del 1292 offre alla villa la più ampia consistenza documentaria finora raccolta nella ricerca. La rubrica è resa come Villa Abbatie Aque Alte e registra uomini con terre e possessioni attribuiti alla stessa villa e al piviere considerato; nelle voci ricorre inoltre la terra Abbatie Aque Alte accanto a beni di Bernardino conte.12 Questi dati sono mantenuti nella pagina con la riserva metodologica indicata qui sotto, poiché le cc. 594r-596r non sono state ricollazionate direttamente in questa revisione.
La trascrizione di lavoro già acquisita distingue un insediamento laico qualificato come villa e un patrimonio abbaziale che ricorre nei confini delle proprietà. Poiché il registro non è stato ricollazionato in questa revisione, queste formule sono mantenute come dato da testimone identificato, non come nuova edizione critica prodotta qui. Élisabeth Carpentier ha studiato sistematicamente il catasto del 1292; l’edizione corretta della sua monografia è Paris, CNRS, 1986.
1293, 6 febbraio: Santa Maria di Acqualta
Il 6 febbraio 1293 un atto della Curia vescovile documenta direttamente la Ecclesia Sancte Marie Aquealte. Il presbitero Giovanni, canonico di Santa Cristina di Bolsena e nunzio dei procuratori della chiesa, riconosce un censo annuo di due libbre di cera dovuto all’episcopato e paga trenta soldi a compensazione di sei libbre arretrate per tre anni.13
Passo dell’atto del 6 febbraio 1293:È la prima attestazione esplicita qui documentata della chiesa di Santa Maria di Acqualta. L’atto prova l’esistenza istituzionale della chiesa, dei suoi procuratori e dell’obbligo censuale verso l’episcopato; da solo non identifica materialmente l’edificio fra i ruderi né consente di ricostruirne la fondazione. Per questo la pagina mantiene distinti il monastero di San Pietro, documentato dal 1139, la villa attestata esplicitamente nel 1289-1292 e la chiesa di Santa Maria documentata nel 1293, senza supporre che le tre denominazioni siano intercambiabili.
Acqualta alla fine del Duecento: monastero, villa e chiesa
La sequenza 1139-1293 permette di leggere Acqualta non come un’unica istituzione immutabile, ma come un piccolo sistema territoriale. Il monastero di San Pietro possiede diritti e uomini già nel XII secolo. Nella documentazione annonaria di metà XIII secolo, tradizionalmente datata al 1257 ma oggi da ricollazionare, il semplice toponimo Aquealte entra nella documentazione della politica annonaria del Comune di Orvieto: è la prima attestazione qui raccolta che consente di osservare il nucleo fuori da una formula esclusivamente monastica, senza però specificarne ancora la struttura istituzionale. Nel 1270 compare poi un individuo qualificato de Abbatia Aque Alte in un atto orvietano connesso a San Severo. Il rapporto con San Severo è documentato nel 1274 e nelle decime successive, mentre Backmund propone per il 1277 una fase premostratense dipendente da San Severo che resta da verificare sulla fonte da lui richiamata; nel 1291 l’atto vescovile attesta invece l’unione con l’Ordine di San Guglielmo. Parallelamente la comunità laica emerge con maggiore nettezza: nel 1289 sono documentati gli homines ville Aque Alte e nel 1292 il catasto registra la Villa Abbatie Aque Alte. Nel 1293, infine, Santa Maria appare come chiesa dotata di propri procuratori e soggetta a un proprio censo episcopale.
I rapporti con i Bulgarelli-Marsciano attraversano l’intero arco: la restituzione di Bernardino nel 1139, la transazione ricordata per il 1269, la donazione patrimoniale del 1284 e i numerosi confini catastali con il conte Bernardino nel 1292. Il materiale, tuttavia, non consente ancora di trasformare questa continuità di interessi in una semplice formula di «abbazia di famiglia»: diritti monastici, signoria laica, dipendenze ecclesiastiche e fiscalità comunale si sovrappongono e devono restare distinti.
Regesto documentario e stato della verifica
Criterio degli stati di verifica. La tabella registra il livello di controllo del testimone, non un generico grado di “certezza”: testimone collazionato; edizione scientifica dell’originale; edizione o trascrizione documentaria; regesto o studio con testimone identificato; tradizione indiretta o questione aperta. Quando una singola attestazione presenta due livelli diversi — per esempio un atto trascritto ma una lezione toponimica ancora da ricollazionare — i due aspetti sono indicati separatamente.
| Data | Attestazione | Fonte / riferimento | Stato |
|---|---|---|---|
| 1139, febbraio | Monasterium Beati Petri Aquealte; homines habitantes in valle; abate Marceso. | AVO, Cartulari, B, c. 106/5; Piselli 2018, app. n. 1. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1154 | L’abate di San Pietro d’Acqualta sottoscrive l’atto del vescovo Ildebrando. | Fumi, Codice diplomatico, doc. XXXII, pp. 20-21. | EDIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1257? | Aquealte nella lista dei luoghi e soggetti tenuti a portare grano a Orvieto per mandato comunale; natura istituzionale non specificata. Magni data la lista al 1257; la cronologia va ricollazionata. | ASO, Archivio storico comunale, Istrumentari, n. 884, regesto di Iacopo q. Tuti, n. 160* (sequenza a cc. 29r-v); ASN, Archivio Farnesiano, Orvieto, 686/1, fasc. 1, cc. 1-3, scheda 1240, elenco pergamenaceo dei condannati per mancata consegna delle biade (inventario: 1257); parallelo: 686/1, fasc. 12, scheda 1251; Fumi 1903, p. 121; Cerlini 1940; Rossi Caponeri 1988; Lanconelli 1995; Magni 2013, pp. 63-64. | REGESTO CON TESTIMONE IDENTIFICATO CRONOLOGIA E RAPPORTO COL DOSSIER DUECENTESCO DA RICOLLAZIONARE |
| 1269 | Transazione fra abbazia e Bulgaruccio/Bernardino per possessi e mulini. | Ughelli 1667, parte II, p. 25; rogito medievale non recuperato. | TRADIZIONE INDIRETTA |
| 1270, 25 febbraio | Altizello de Abbatia Aque Alte fra i testimoni di un atto dei Servi di Maria relativo a San Severo. | Soulier, Chartularium Ordinis Servorum, in Monumenta OSM, XVI (1916), pp. 229-230. | EDIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1274, 4 settembre | Visita episcopale; San Pietro detto unito o sottomesso a San Severo, salvi i diritti episcopali. | AVO, Cartulari, A, c. 4/6; Piselli 2018, app. n. 3. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1275-1280 | Pagamenti per San Severo e il monastero di Acqualta. | Sella, Rationes decimarum. Umbria, nn. 10934, 11188, 11268, 11544. | EDIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1277 | Piccolo convento premostratense ad Acqualta; possibile priorato di San Severo secondo Backmund. | Backmund 1977, p. 26 n. 53, che cita Hugo II, 744; attestazione sottostante non ancora collazionata. | TRADIZIONE INDIRETTA |
| 1278 | terra abbatie Aque Alte nel sistema confinario; identificazione moderna con Pobadia. | ASO/ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v; copia del 1427 in n. 871; Bianco 2016. | EDIZIONE SCIENTIFICA DELL’ORIGINALE IDENTIFICAZIONE TOPOGRAFICA MODERNA |
| 1284 | Beni di Carnaiola e Acqualta donati da Bernardino ai figli Ugolino e Ottaviano. | Ughelli 1667, p. 45, che dichiara la notizia proveniente dall’Archivio di Orvieto; Simoni dà 1283. | TRADIZIONE INDIRETTA; ATTO SOTTOSTANTE NON IDENTIFICATO |
| 1289, 24 ottobre | homines ville Aque Alte e loro misura/consuetudine decimale. | AVO, Cartulari, C, c. 85/4. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1291, 16 luglio | Rinuncia dell’abate Lorenzo; il testo riferisce il monastero all’Ordine di San Guglielmo. Identificazione con Acqualta fortemente sostenuta dall’indice, ma lezione Aquarte/Aque Alte da ricollazionare. | AVO, Cartulari, C, c. 45/5; corpo della trascrizione legge Aquarte, indice Aque Alte. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA LEZIONE AQUARTE/AQUE ALTE DA RICOLLAZIONARE |
| 1292 | Villa Abbatie Aque Alte, residenti e terre abbaziali nel catasto. | ASO, Catasto 1292, cc. 594r-596r; Pardi 1896; Carpentier 1986. | TESTIMONE IDENTIFICATO; TRASCRIZIONE DI LAVORO DA RICOLLAZIONARE |
| 1293, 6 febbraio | Ecclesia Sancte Marie Aquealte; censo annuo di due libbre di cera. | AVO, Cartulari, C, c. 187/2. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
Questioni aperte e prossime integrazioni
Fonti e bibliografia
Note
1 La distinzione da San Pietro d’Aquatorta è necessaria perché il Codice diplomatico di Fumi conserva atti relativi a sancti Petri Aquetorte che appartengono a un’altra istituzione. La retrodatazione di Acqualta all’età ottoniana resta una tradizione moderna priva, allo stato attuale, di un documento medievale identificato.↩
2 AVO, Cartulari, Codice B, c. 106/5; D. Piselli, Comunità laica e religiosa, 2018, appendice n. 1, pp. 29-30. L’atto è pubblicato anche nella tradizione documentaria usata da Luigi Fumi.↩
3 L. Fumi, Codice diplomatico della città d’Orvieto, 1884, doc. XXXII, pp. 20-21. Nel testo a stampa di Fumi il sottoscrittore è letto Marchyo; la lezione non è stata ricollazionata sull’originale nella presente revisione.↩
4 ASO, Archivio storico comunale, Istrumentari, n. 884; L. Fumi (a cura di), Ephemerides Urbevetanae dal Codice Vaticano Urbinate 1745, Rerum Italicarum Scriptores, s. II, XV/5, vol. I, 1903, Appendice, Regesto di atti originali per le giurisdizioni del Comune compilato nel 1339 e proseguito fino alla metà del secolo XIV, n. 160*, p. 121. L’identificazione del regesto con l’attuale Istrumentario n. 884 è confermata dal confronto con A. Cervi, Sicut inveni in quaterno notarii populi, tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, a.a. 2014/2015, pp. 200 e 313-314; la sequenza dei nn. 157*-160* cade nell’edizione Fumi fra cc. 29r-v. Il n. 158* rinvia per le imposizioni di grano a libri antiqui dicti Comunis. Nell’Archivio Farnesiano è inoltre conservato ASN, Archivio Farnesiano, serie Orvieto, 686/1, fasc. 1, cc. 1-3, scheda 1240, descritto dall’inventario digitale come elenco pergamenaceo dei condannati per mancata consegna delle biade e datato 1257. M. Rossi Caponeri, «Orvieto e i Farnese (secc. XIII-XV): la documentazione esistente», Archivi per la storia, I/1-2, 1988, pp. 123-129, ricorda nel medesimo nucleo la condanna di Ranuccio di Pepo Farnese perché quia non portavit [...] CC raserios bladi e segnala che A. Cerlini, «Carte orvietane dell’Archivio Farnese», Bollettino della R. Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, XXXVII, 1940, pp. 5-73, la datava al 1247. A. Lanconelli, «Farnese, Ranuccio», Dizionario Biografico degli Italiani, 45, 1995, colloca invece nel 1254 un elenco di comuni e signori tenuti a fornire grano a Orvieto e cita, secondo una precedente sistemazione, ASN, Archivio Farnesiano, b. 686/I, fasc. III, cc. 26-29; tale riferimento non coincide automaticamente con il fasc. 3 dell’inventario digitale attuale. S. G. Magni, Politica degli approvvigionamenti e controllo del commercio dei cereali a Firenze, Pisa ed Orvieto nel XIII e XIV secolo, tesi di dottorato, Università di Pisa, 2013, pp. 63-64, attribuisce al 1257 la lista pubblicata da Fumi e trascrive la sequenza che comprende d. Ranutius Pepi e Aquealte. Il rapporto fra l’elenco positivo di chi portaverunt granum e il fascicolo dei condannati non è ancora dimostrato. Restano come confronti secondari il Codice Catalano (Istrumentari n. 867) e ASN, Archivio Farnesiano, 686/1, fasc. 12, scheda 1251, Liber continens in se omnia jura et jurisdictiones....↩
5 F. Ughelli, Albero et istoria, 1667, parte II, p. 25. Ughelli scrive che la transazione era indicata «in un’altro libro di memorie domestiche, lasciato dal Conte Antonio di Ranuccio»; il rogito del 1269 non è stato finora identificato e collazionato.↩
6 AVO, Cartulari, Codice A, c. 4/6; indice «Monitio facta fractibus et conventui monasteri Aque Alte per episcopum»; D. Piselli, 2018, appendice n. 3, pp. 33-34.↩
7 P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Umbria, 1952, nn. 10934, 11188, 11268, 11544; la voce n. 10742, contenente la sequenza Albana Aque alte, resta separata perché la costruzione onomastica/toponimica non è stata chiarita.↩
8 ASO, Archivio storico comunale di Orvieto, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v, Liber factus de confinibus pleberiorum et terrarum comitatus civitatis Urbevetanae, 1278; copia del 1427 in ASO/ASCO, Istrumentari, n. 871. F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278). Per uno studio del paesaggio medievale degli antichi pivieri di Ficulle, Carnaiola, Fabro, Monteleone e Montegiove», Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, CXIII/1-2, 2016, identifica la terra Abbatie Aque Alte con il moderno podere Pobadia. L’identificazione Pobadia/Acqualta è interpretazione topografica moderna; la lezione documentaria resta terra Abbatie Aque Alte.↩
9 F. Ughelli, Albero et istoria della famiglia de’ Conti di Marsciano, Roma, 1667, p. 45: «E nel medesimo Archivio apparisce, che l'anno istesso MCCLXXXIIII dui figli di Bernardino, cioè Ugolino, & Ottaviano furono donatarij di suo padre delli beni di Carnaiola, e d'Aqualta». L’espressione «nel medesimo Archivio» rinvia nel contesto all’Archivio di Orvieto, ma Ughelli non fornisce una segnatura che consenta oggi di identificare la carta. C. Simoni, 1925, registra il passaggio al 1283; la carta medievale rimane da recuperare.↩
10 AVO, Cartulari, Codice C, c. 85/4; indice «Obligatio universitatis Montis Gabionis de solvendis decimis». Il testo reca anche la nota di cassazione per mandato episcopale.↩
11 AVO, Cartulari, Codice C, c. 45/5; indice «Renutiatio monasterii Aque Alte et collatio cuiusdam per episcopum»; D. Piselli, 2018, appendice n. 8, pp. 43-44.↩
12 ASO, Catasto 1292, cc. 594r-596r; G. Pardi, 1896; É. Carpentier, Orvieto à la fin du XIIIe siècle, Paris, CNRS, 1986. La trascrizione estesa conservata nella pagina è una trascrizione di lavoro già acquisita e non è stata ricollazionata sulle carte del registro nella presente revisione.↩
13 AVO, Cartulari, Codice C, c. 187/2; indice «Solutio census Sancte Maria Aquealte duarum librarum cere»; D. Piselli, 2018, appendice n. 9, pp. 45-46.↩
Sezione fotografica
1962
Foto del 1962 dei ruderi dell'Abbazia di San Pietro di Acqua Alta.
Anni Ottanta
2013
Foto del 2013 dei ruderi dell'Abbazia di San Pietro di Acqua Alta e della tabella informativa installata nel sito.