Pornello tra il XII ed il XIII secolo
Il toponimo, i confini territoriali e l'oratorio nelle fonti documentarie (1137-1292)
Questa pagina raccoglie e ordina le testimonianze medievali su Pornello, mantenendo distinte la menzione del toponimo, la qualificazione giuridica del luogo e le ricostruzioni proposte dalla storiografia. La documentazione collega Pornello alle vicende della Chiesa orvietana, al piviere di Rase e alla contrada di Montegiove.
La prima attestazione finora verificata risale all'agosto 1137. Nella donazione del conte Ottone, figlio del conte Pepo, alla chiesa episcopale di Santa Maria di Orvieto compare la forma Pornillo. L'atto, pubblicato da Luigi Fumi nel Codice diplomatico della città d'Orvieto, inserisce Pornillo in un ampio complesso di beni e diritti compreso fra il contado orvietano e quelli perugino e tudertino. La fonte, tuttavia, non definisce espressamente Pornillo un castrum: perciò il 1137 viene assunto come prima attestazione certa del luogo, non come prova automatica dell'esistenza del castello.1
Nel 1278 il Liber de confinibus registra poi il podium Pornellensis, identificato da Francesca Bianco con il Poggio di Pornello, lungo il confine fra il pleberium Rase e il pleberium Montis Iovis.2 Il 24 ottobre 1282 un atto vescovile documenta il Collis Pornellesis in contrata Montis Iovis, dove frate Nerio, appartenente al lignaggio dei conti di Marsciano, ottenne licenza di costruire un oratorio e di celebrarvi gli uffici divini.3 La formula del 1282 parla di contrata, non di pleberium: non prova quindi da sola che il colle appartenesse ecclesiasticamente al piviere di Montegiove.
Il quadro si precisa ulteriormente con il catasto orvietano del 1292. Nella ricostruzione di Élisabeth Carpentier il piviere di Santa Maria de Rasa comprende Castelvecchio, San Venanzo e un gruppo di possessori contraddistinto dalla rubrica De Purrinello. L'autrice interpreta Pornello, benché non accompagnato nella forma da lei riportata dalla qualifica castrum, come uno dei nuclei castrali nei quali si stava riorganizzando la popolazione del vecchio piviere. Nel proprio spoglio del catasto Carpentier registra inoltre una chiesa a Pornello e venticinque uomini di Pornello titolari di parcelle boscate nelle silvis comunalibus hominum de Pornello.4
Nota sul metodo. Nel regesto finale il livello di controllo della fonte è distinto dall'attendibilità storica della notizia. Si usano cinque categorie: testimone collazionato; edizione scientifica dell'originale; edizione o trascrizione documentaria; regesto o studio con testimone identificato; tradizione indiretta o questione aperta. In particolare, le pagine di Carpentier qui citate sono state controllate direttamente, ma il catasto del 1292 non è stato ricollazionato sulle carte originali.
Elenco cronologico della documentazione
Le voci rinviano alle singole sezioni della pagina; il regesto documentario finale riassume per ciascuna attestazione il riferimento e lo stato della verifica.
1137, agosto: Pornillo nella donazione del conte Ottone
Luigi Fumi pubblicò nel 1884 un atto dell'agosto 1137, tradito dal cosiddetto Codice B dell'Archivio Vescovile di Orvieto, nel quale Ottone conte, figlio del conte Pepo, agendo anche per i fratelli Gentile e Pepo, per la madre Annese e per la moglie Gisla, effettuò una donazione alla chiesa di Santa Maria, sede episcopale di Orvieto. Il documento è il n. XXVII del Codice diplomatico della città d'Orvieto.5
Fra i beni elencati compare direttamente Pornello nella forma medievale Pornillo:
«...et monte Tinioso et Rantula et Pornillo, et Fracta cum illorum misteriis et districtis...»
La sequenza comprende Mucarone, Fageto, le due Civitelle, monte Tinioso, Rantula, Pornillo, Fracta e quanto restava ai donatori nel castello di Vangno, oltre ad altri beni nei contadi di Orvieto, Perugia e Todi. Il dato colloca dunque Pornello all'interno di un patrimonio signorile molto esteso e ne documenta con sicurezza l'esistenza toponimica già nella prima metà del XII secolo.
È però necessario leggere con precisione il lessico dell'atto. La parola castrum è riferita espressamente a Mucarone e, più avanti, a Vangno; Pornillo compare invece nell'elenco dei luoghi e dei beni con i relativi misteria e districtus. Da questo testo, isolatamente considerato, non si può quindi ricavare la formula «castrum Pornelli». La frequente affermazione divulgativa secondo cui «il castello di Pornello è citato nel 1137» contiene un passaggio interpretativo ulteriore rispetto alla formulazione documentaria.
1275 e 1292: Rasa, De Purrinello, la chiesa e i beni comuni
Per comprendere la posizione di Pornello nel territorio medievale è necessario considerare il piviere di Rase, oggi scomparso. Francesca Bianco rileva che Montegiove confinava a est con questo piviere proprio in prossimità del colle di Pornello. Occorre però distinguere le istituzioni ecclesiastiche ricordate dalle fonti: nelle Rationes Decimarum del 1275 compare il monasterium Sancte Lucie de Rasa; il catasto orvietano del 1292 chiama invece la circoscrizione Pleberium Sancte Marie de Rasa. Santa Lucia e Santa Maria non possono essere trattate come due denominazioni della medesima istituzione sulla sola base del toponimo Rasa.7
La sezione catastale di Santa Maria de Rasa è indicata da Bianco in ASO, ASCO, Catasti, n. 400, cc. 478-522. Non disponendo ancora della riproduzione integrale di queste carte, il contenuto specifico relativo a Pornello è stato controllato direttamente nelle pagine dello studio di Élisabeth Carpentier fondate sul catasto del 1292; il testimone catastale medievale non è stato ricollazionato in questa revisione.
Nella propria sintesi ricostruttiva delle circoscrizioni del contado Carpentier presenta il piviere con la formula:
«Piviere de S. Maria de Rasa: Castrum Vetus, Castrum S. Venantii, (De Purrinello).»
La parentesi è significativa. La formula citata è una sintesi editoriale di Carpentier, non la trascrizione continua di una rubrica del catasto. L'autrice segnala che il gruppo dei possessori di Pornello fu evidenziato da una mano posteriore mediante la rubrica De Purrinello; San Venanzo e Castelvecchio compaiono invece nella sua sintesi con la qualifica castrum.11
Nei capitoli di sintesi Carpentier interpreta tuttavia Pornello come un terzo nucleo castrale. A p. 241 descrive la popolazione di Santa Maria de Rasa come ripartita fra Castelvecchio, San Venanzo e Pornello e vede in questa tripartizione il passaggio dal vecchio pleberium a nuove unità territoriali imperniate sui castra. A p. 245 precisa ancora che Pornello è uno dei nuclei che, pur comparendo nel catasto senza qualificazione, «erano di fatto dei castelli». Il punto va quindi formulato con precisione: Carpentier identifica Pornello come castrum nel quadro del 1292, ma il lemma catastale finora ricostruibile è De Purrinello, non castrum Pornelli.12
Il catasto restituisce anche un dato concreto sulla struttura comunitaria. Carpentier individua venticinque uomini di Pornello, ciascuno dei quali dichiara una parcella boscata di un mezalis, valutata 15 lire, all'interno delle:
«in silvis comunalibus hominum de Pornello»
Carpentier quantifica queste parcelle in complessive 2.500 tabulae e inserisce Pornello fra le comunità rurali del contado delle quali il catasto conserva una menzione diretta di beni comuni. Non si ripete qui la conversione moderna in ettari proposta nello studio, che richiede un controllo separato delle equivalenze metrologiche e presenta nello stesso capitolo dati non immediatamente conciliabili. Il rinvio archivistico fornito da Carpentier circoscrive il riferimento alle cc. 517v-520v del Catasto II. Il dato, acquisito attraverso lo studio, documenta quindi un gruppo locale di possessori e selve indicate come comuni agli uomini di Pornello; la trascrizione delle singole registrazioni resta da effettuare sul catasto.13
Lo spoglio di Carpentier degli edifici ecclesiastici presenti nel catasto aggiunge un elemento nuovo. Per il piviere di Rasa, accanto alla plebs S. Marie de Rasa e al priorato di San Venanzo, la studiosa segnala in nota «une à Pornello», cioè una chiesa riferita a Pornello. Poiché in quel rinvio non sono forniti né l'intitolazione né il foglio catastale specifico, il dato viene qui accolto come risultato dello studio sul catasto, non come nostra collazione della voce medievale. Non è quindi possibile identificare automaticamente questa chiesa con l'oratorio che frate Nerio aveva ottenuto di costruire nel 1282: la continuità è una pista di ricerca, non un'identificazione documentata.14
1278, il Podium Pornellensis nel Liber de confinibus
Nel 1278 il Comune di Orvieto fece redigere un libro destinato a definire i confini dei pivieri e delle terre del contado. L'originale è conservato presso la Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, Archivio Storico Comunale di Orvieto, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v. La parte relativa all'Alto Orvietano è stata pubblicata e studiata da Francesca Bianco nel 2016.8
Nella descrizione del territorio a oriente di Montegiove la fonte registra il confine tra il piviere di Rase e quello di Montegiove. Il percorso, dopo una serie di fossi, piani e poggi, giunge:
«Iuxta comitatum Peroscinum inter pleberium Rase et pleberium Montis Iovis incipit confinare fossatus Serpolle ... et a dicta strata mictit inter podium Corriole et podium Verardi Lei usque ad pedem podii Pornellensis in fossatum qui ibi est, et redit per viam Monaçalle iuxta terram abbatie Aque Alte. Et hic incipit confinare dictum pleberium Rase cum pleberio Montis Longi.»
La sequenza è precisa: il tratto iniziale divide Rasa da Montegiove, giunge ad pedem podii Pornellensis e quindi torna per la via Monaçalle presso la terra abbatie Aque Alte; proprio lì comincia il confine di Rasa con Montelongo. Il dato inserisce Pornello in una rete topografica documentata anche nelle ricerche su Montegiove e sull'abbazia di San Pietro d'Acqualta, senza assegnare automaticamente l'intero poggio a una delle circoscrizioni.
Bianco identifica Podium Pornellensis con il Poggio di Pornello e osserva che il piviere di Rase confinava con Montegiove proprio in prossimità del colle della località Pornello, oggi nel comune di San Venanzo. Nella ricostruzione proposta dalla studiosa, Pornello si colloca quindi sul margine orientale dell'area montegiovese, in direzione del territorio perugino.9
1282, 24 ottobre: il Collis Pornellesis e la concessione dell'oratorio
Un atto conservato nell'Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, Codice A, c. 174/3, documenta un passaggio ulteriore. Il protagonista è Nerio, che il testo qualifica come nobilis vir frater Nerius e frater de penitentia ordinis continentium. La sua appartenenza al lignaggio dei conti di Marsciano deriva dalla genealogia contenuta nella stessa formula documentaria; l’atto non gli attribuisce direttamente il titolo di comes. Nerio si rivolse al vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi chiedendo di poter costruire un oratorio nel luogo detto Collis Pornellesis.
«...in contrata Montis Iovis, in loco qui dicitur Collis Pornellesis, Urbevetani diocesis...»
Il vescovo accolse la richiesta e concesse a Nerio la licenza di edificare l'oratorio e di farvi celebrare la messa e gli altri uffici divini, senza pregiudizio dei diritti altrui. L'atto fu rogato a Orvieto, nell'ospizio già dei figli di Pietro Gani, dove il vescovo dimorava.
Il dato certo collega dunque il toponimo Collis Pornellesis, la contrata Montis Iovis e frate Nerio. Il collegamento con Montegiove è rafforzato anche dalla tradizione del cartulario: nell’indice l’atto è registrato come «Concessio construendi oratorium in contrada Montis Iovis in loco qui dicitur Collis Prulanensis», mentre sul margine sinistro superiore compare la rubrica «de oratorio fratris Neri de Monteiovi».10
Il problema di attribuzione resta però aperto sul piano pievano. Nel 1278 il confine fra pleberium de Monte Iove e pleberium Rase correva ai piedi del podium Pornelensis; nel 1282 l’oratorio è situato nella contrata Montis Iovis. Le due formule non sono equivalenti. Il documento del 1282 non permette quindi di affermare che Collis Pornellesis fosse «dentro il piviere di Montegiove». È possibile che la contrada avesse un’estensione diversa dalla circoscrizione ecclesiastica, oppure che il toponimo Pornello interessasse una zona di confine; allo stato attuale entrambe restano ipotesi.
Il documento non dimostra inoltre che presso il nucleo di Pornello esistesse già una chiesa: registra la concessione necessaria per costruire un nuovo oratorio. L’eventuale identità fra questo edificio e la chiesa registrata da Carpentier nel piviere di Rasa nel 1292 non può essere stabilita senza ulteriore documentazione.
Quadro delle attestazioni finora verificate
| Data | Forma documentaria | Cosa documenta | Stato |
|---|---|---|---|
| 1137, agosto | Pornillo | Prima attestazione documentaria del luogo nella donazione del conte Ottone alla Chiesa orvietana; non vi compare la formula castrum Pornelli. | EDIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1275 | monasterium Sancte Lucie de Rasa | Attestazione ecclesiastica di Rasa. Non è un'attestazione diretta di Pornello e non va identificata con la pieve di Santa Maria de Rasa documentata nel 1292. | STUDIO CON TESTIMONE IDENTIFICATO |
| 1278 | podium Pornellensis | Pornello come poggio e punto topografico sul confine fra il piviere di Rase e quello di Montegiove. | EDIZIONE SCIENTIFICA DELL'ORIGINALE |
| 1282, 24 ottobre | Collis Pornellesis | Località situata dall'atto in contrata Montis Iovis; concessione vescovile a frate Nerio per costruire un oratorio. L'appartenenza al pleberium di Montegiove non è dichiarata. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1292 | De Purrinello; chiesa segnalata da Carpentier; silvis comunalibus hominum de Pornello | Nello studio di Carpentier sul catasto sono ricostruiti un gruppo di possessori di Pornello, una chiesa e venticinque uomini con parcelle boscate nelle selve comuni. L'autrice interpreta inoltre Pornello come un castrum; questa è una conclusione storiografica, non la qualifica letterale castrum Pornelli del lemma riportato. | STUDIO CON TESTIMONE IDENTIFICATO |
Regesto documentario e stato della verifica
| Data | Documento / segnatura | Contenuto utile per Pornello | Controllo |
|---|---|---|---|
| 1137, agosto | L. Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto, doc. XXVII, pp. 17-18; atto tradito dal Codice B dell'Archivio Vescovile di Orvieto | Il conte Ottone di Pepo dona alla chiesa episcopale di Santa Maria un complesso di beni nel quale compare Pornillo. | EDIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1275 | P. Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae. Umbria, anno 1275, nn. 100628, 10685, 10737, 10947, 11025, 12144, come richiamati da Bianco, p. 64 n. 50 | È attestato il monasterium Sancte Lucie de Rasa. Il dato riguarda Rasa; non prova da solo l'appartenenza di Pornello né l'identità con Santa Maria de Rasa. | STUDIO CON TESTIMONE IDENTIFICATO |
| 1278 | ASO, ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v; ed. Bianco 2016 | Nel confine fra pleberium Rase e pleberium Montis Iovis compare il podium Pornellensis. | EDIZIONE SCIENTIFICA DELL'ORIGINALE |
| 1282, 24 ottobre | AVO, Cartulari, Codice A, c. 174/3; trascrizione in Piselli, doc. 5, pp. 35-37; indice e rubrica marginale: note 12-13; Galli, p. 172 | Nobilis vir frater Nerius ottiene licenza di costruire un oratorio in contrata Montis Iovis, in loco qui dicitur Collis Pornellesis. La formula collega l'oratorio alla contrada di Montegiove, ma non dichiara a quale piviere appartenesse il colle. | TRASCRIZIONE DOCUMENTARIA |
| 1292 | ASO, ASCO, Catasti, n. 400, Santa Maria de Rasa, cc. 478-522; Carpentier 1986, p. 66 e nota 360, p. 210 nota 198, pp. 212-214, 241 e 245; per le selve: Catasto II, cc. 517v-520v | Carpentier ricostruisce il gruppo De Purrinello, segnala una chiesa e documenta venticinque uomini con parcelle boscate in silvis comunalibus hominum de Pornello; interpreta inoltre Pornello come nucleo castrale. | STUDIO CON TESTIMONE IDENTIFICATO |
Questioni aperte e prossime integrazioni
Fonti e bibliografia
Note
1 L. Fumi (a cura di), Codice diplomatico della città d'Orvieto, Firenze, 1884, doc. XXVII, pp. 17-18. La forma pubblicata è Pornillo. Il documento è tradito dal cosiddetto Codice B dell'Archivio Vescovile di Orvieto.↩
2 F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278)», cit.; nella restituzione topografica Podium Pornellensis è identificato con il Poggio di Pornello.↩
3 AVO, Cartulari, Codice A, c. 174/3; D. Piselli (a cura di), Comunità laica e religiosa di Montegabbione, 2018, appendice, doc. 5, pp. 35-37. Il testo qualifica Nerio come nobilis vir frater Nerius e frater de penitentia ordinis continentium; il riferimento ai conti di Marsciano è genealogico.↩
4 F. Bianco, op. cit., pp. 64-65, per il piviere di Rase e la segnatura catastale; É. Carpentier, Orvieto à la fin du XIIIe siècle, Paris, 1986, p. 66 e nota 360, pp. 241 e 245, per De Purrinello e la classificazione del nucleo; p. 210, nota 198, per la chiesa di Pornello; pp. 212-214 per i beni comuni degli uomini di Pornello. Le pp. 66, 212-214, 241 e 245 sono state ricontrollate direttamente nelle scansioni conservate nel corpus di ricerca; il catasto medievale resta da collazionare.↩
5 Fumi, Codice diplomatico, doc. XXVII, pp. 17-18. La donazione è datata «Anno M. C. XXXVII ... mensis Augusti, die Dominica, indictione XIV».↩
6 La scheda storica «Pornello» dell'archivio web del Comune di San Venanzo riporta 1317; l'edizione documentaria di Fumi reca 1137 e identifica il donatore come Ottone figlio del conte Pepo. La data 1317 non è stata finora riscontrata in una fonte documentaria relativa allo stesso episodio.↩
7 Bianco, op. cit., p. 64 e nn. 49-50. La studiosa indica ASO, ASCO, Catasti, n. 400, Santa Maria de Rasa, cc. 478-522, e per le Rationes Decimarum del 1275 rinvia a P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Umbria, Città del Vaticano, 1952, nn. 100628, 10685, 10737, 10947, 11025, 12144. Bianco affianca le due attestazioni per ricostruire il piviere scomparso di Rasa, ma le formule monasterium Sancte Lucie de Rasa e Pleberium Sancte Marie de Rasa non autorizzano a identificare automaticamente le due istituzioni.↩
8 ASO, ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v; F. Bianco, op. cit. Il documento del 1278 definisce i confini dei pivieri e delle terre del contado orvietano.↩
9 F. Bianco, op. cit., pp. 58-59 e appendice: la studiosa colloca il colle di Pornello in prossimità del limite orientale di Montegiove e identifica il toponimo medievale con quello moderno.↩
10 AVO, Cartulari, Codice A, c. 174/3. Il testo trascritto reca Die sabbati vigesimo quarto octubris, sub anno Domini millesimo ducentesimo octuagesimo secundo, indictione decima, tempore Domini Martini Pape quarti. Nell'indice l'atto è registrato come «Concessio construendi oratorium in contrada Montis Iovis in loco qui dicitur Collis Prulanensis»; nel margine sinistro superiore compare «de oratorio fratris Neri de Monteiovi», di uguale mano secondo l'edizione del 2018. Cfr. D. Piselli, Comunità laica e religiosa, doc. 5, pp. 35-37 e note 12-13; R. Galli, «Gli indici dei codici A, B, C dell'Archivio Vescovile di Orvieto», Colligite fragmenta, IV (2012), pp. 159-205, p. 172. L'intestazione dell'appendice del 2018 reca erroneamente 1289, mentre la data interna dell'atto è 1282; il testo legge Collis Pornellesis.↩ ↩
11 Carpentier, Orvieto à la fin du XIIIe siècle, p. 66 e nota 360. La sintesi del piviere reca «Piviere de S. Maria de Rasa: Castrum Vetus, Castrum S. Venantii, (De Purrinello)»; la nota precisa che il gruppo dei possessori di Pornello fu evidenziato da una mano posteriore con la rubrica De Purrinello.↩
12 Ivi, pp. 241 e 245. A p. 241 Carpentier descrive la popolazione del piviere come ripartita fra Castelvecchio, San Venanzo e Pornello; a p. 245 include Pornello fra i nuclei «senza qualificazione» che, sulla base dell'analisi complessiva del catasto, considera in realtà castra.↩
13 Ivi, pp. 212-214 e nota 214, ricontrollate direttamente nelle scansioni dell'opera. Carpentier registra venticinque uomini di Pornello, 2.500 tabulae complessive e la formula in silvis comunalibus hominum de Pornello; la nota 214 rinvia a Catasto II, cc. 517v-520v. La conversione metrica moderna non viene utilizzata qui finché non siano verificate le equivalenze e le singole registrazioni catastali.↩
14 Ivi, p. 210, nota 198. Nel proprio spoglio degli edifici ecclesiastici del catasto, per il piviere di Rasa Carpentier registra, oltre alla plebs S. Marie de Rasa e al priorato di San Venanzo, «une à Pornello». Il rinvio non fornisce nel testo qui controllato l'intitolazione né il foglio specifico della voce; non consente quindi di identificare la chiesa con l'oratorio autorizzato nel 1282.↩