Monteleone tra il XII ed il XIII secolo
Il castello, la montanea e i confini nelle fonti documentarie (1243-1300)
Questa pagina raccoglie e ordina le testimonianze finora individuate su Monteleone d'Orvieto secondo lo stesso metodo adottato per gli altri nuclei del corpus. Il problema principale è distinguere la tradizione sulla fondazione, formatasi nella storiografia moderna, dalle attestazioni medievali effettivamente controllabili e dalle piste che, pur interessanti, non nominano Monteleone in modo certo.
Le fonti consentono di precisare anzitutto un punto cronologico: Cipriano Manente colloca la fondazione tradizionale nel 1052, mentre nella storiografia successiva ricorre anche il 1053. Il confronto storiografico consente inoltre di riesaminare la bolla di Celestino III del 1191, talvolta proposta come possibile prima attestazione attraverso una chiesa di San Pietro: il confronto con lo studio di Roberto Sanchini mostra però che le intitolazioni a San Pietro presenti nel privilegio sono ricondotte ad altri luoghi della diocesi di Chiusi e che Monteleone non vi è nominato. L'identificazione proposta per San Pietro resta quindi un'ipotesi ecclesiastica non confermata e non viene utilizzata come attestazione di Monteleone.
Il primo riferimento documentario nominale oggi controllato resta così quello del 3 gennaio 1243: nel diploma di Federico II relativo ai confini di Castel della Pieve compare montem Leonem nella sequenza topografica dell'eremo di San Giovanni, del fiume Nestore e del Chiani. La prima attestazione inequivoca del castello nel corpus è del 1278, quando il Liber de confinibus apre una sezione con Castrum de Monte Leone e descrive i Confines Montis Leonis cum sua montanea. Per il 1292 Francesca Bianco identifica la sezione di Monteleone del catasto orvietano, cc. 597-648, che resta da collazionare direttamente. Per il 1295 è stato identificato il registro delle Riformagioni cui rinvia una ricostruzione secondaria per un provvedimento sulle nuove case, ma non è stato ancora collazionato il contenuto di c. 1v. Le Rationes decimarum sono mantenute come pista bibliografica finché non siano controllati numero, testo e contesto delle eventuali voci monteleonesi.
La notizia del 1271 trasmessa da Ferdinando Ughelli è mantenuta come attestazione indiretta, perché l'erudito dichiara di ricavarla da uno strumento conservato nell'archivio conservatorale orvietano ma la segnatura moderna dell'atto non è ancora identificata. Il controllo dell'edizione originale del 1667 ha invece eliminato una precedente voce attribuita al 1276: per Brandetto Ughelli legge chiaramente MCCCLXXVI, cioè 1376, data estranea al periodo trattato in questa pagina.
Elenco cronologico della documentazione
Le voci rinviano alle singole sezioni della pagina; il regesto documentario finale riassume per ciascuna attestazione il riferimento e il grado di controllo.
1052 / 1053: la formazione della tradizione sulla fondazione
Il confronto delle citazioni consente di precisare la cronologia della tradizione. Nelle Historie di Cipriano Manente, alla cronaca del 1052, si legge che nello stesso tempo in cui gli Orvietani avrebbero ottenuto Chiusi e la Val di Chiana sarebbe stato fondato anche il «Castello di Montelione» a guardia della valle.1
«Nel detto tempo si fondò il sopra Ponte di Carnaiola et il Castello di Montelione guardia della Val de Chiane».La data 1053, presente in Bolletti e ripresa nella vecchia pagina de Il Gobbo, va quindi trattata come una variante della tradizione storiografica, non come la data espressa da Manente. Questa correzione non cambia il grado della testimonianza: Manente scrive nel XVI secolo e non indica il documento medievale dal quale avrebbe tratto la notizia.
Dopo il 1171 o dopo il 1200: l'ipotesi di Pietro Momaroni
Pietro Momaroni, nel saggio Castrum Montis Lionis Comitatus Civitatis Urbis Veteris, contestò la cronologia tradizionale dell'XI secolo. Il suo argomento, ripreso nel numero 3 de Il Gobbo, collega la costruzione del castello alla successiva espansione politica di Orvieto verso nord e propone una fondazione dopo il 1171 o dopo il 1200, in rapporto alle sottomissioni di Castel della Pieve e di Chiusi.2
Un riscontro indipendente conferma uno dei passaggi storici sui quali Momaroni costruiva il ragionamento: Roberto Sanchini ricorda che il 12 dicembre 1200 il vescovo di Chiusi Gualfredo I fece atto di sottomissione della città a Orvieto. Il dato rende comprensibile il terminus politico scelto da Momaroni, ma non dimostra che Monteleone sia stato fondato subito dopo quella data.
La proposta resta quindi una tesi storiografica, non una cronologia derivata da un atto di fondazione. Il saggio originale di Momaroni non è stato finora collazionato integralmente.
1191, 27 dicembre: la bolla Miserati inopiam e la pista di San Pietro
Fernando Corgna ha proposto di anticipare la presenza di Monteleone al 1191, collegando alla futura collegiata dei Santi Pietro e Paolo una chiesa di San Pietro compresa nel privilegio con cui papa Celestino III confermò al vescovo Teobaldo II di Chiusi i diritti della diocesi. Le sintesi locali hanno ripetuto questa proposta, spesso chiamando erroneamente la bolla Misurati inopiam. Il titolo corretto è Miserati inopiam e la data è il 27 dicembre 1191.10
Il controllo con lo studio di Roberto Sanchini ridimensiona però in modo sostanziale la pista. Nella sua analisi del privilegio del 1191, Sanchini non registra Monteleone fra i luoghi nominati; per le intitolazioni a San Pietro ricorda una cappella nella corte di Pozzuolo e due chiese che propone di identificare rispettivamente con i Santi Pietro e Paolo di Città della Pieve e con un San Pietro di Sarteano. Non emerge quindi, da questo confronto, una chiesa di San Pietro attribuibile con sicurezza a Monteleone.
1243, 3 gennaio: montem Leonem nel diploma di Federico II
Il primo dato documentario controllato che può essere collegato a Monteleone compare il 3 gennaio 1243. Il diploma di Federico II che definisce beni e confini di Castel della Pieve descrive una fascia territoriale nella quale ricorrono l'eremo di San Giovanni, montem Leonem, il fiume Nestore, Pirus Iovis e il Chiani chiamato Guadaburga.3
Situm versus Hermum Sancti Johannis et montem Leonem iuxta flumen Nestoris, molendinum quondam Baldutii Jacobi Petri Baldini in dicto flumine, podium fossale, viam qua ascenditur ad Hermum predictum et iuxta locum dictum Pirus Iovis usque ad dictam aquam Clanarum vocatam Guadaburga.Francesca Bianco collega questo montem Leonem al territorio di Monteleone e usa lo stesso diploma per chiarire il Guado Burgo che ricompare nel 1278. Il passo del 1243 è quindi una forte attestazione topografica; non dice però che Monteleone sia stato fondato in quell'anno, né usa nel segmento citato la formula castrum Montis Leonis.
Bianco osserva che il diploma federiciano descrive il margine territoriale di Castel della Pieve e che il Guado Burgo, collegato nel documento al Chiani, ricompare come punto iniziale del confine di Monteleone nel 1278. Il valore del 1243 è quindi doppio: attesta il toponimo e fornisce un ponte topografico verso il successivo distretto monteleonese, senza documentare ancora la forma istituzionale del castrum.
1271: la selva di Collelungo fra Monte Leone e Monte Gabbione
Un secondo dato territoriale è trasmesso da Ferdinando Ughelli nel 1667. L'erudito dichiara di avere utilizzato due strumenti di donazione conservati nell'«archivio secreto Conservatorale d'Orvieto», fatti dai conti Bulgaruccio e Bernardino. L'originale a stampa consente di fissare correttamente le due date: MCCLXIII (1263) e MCCLXXI (1271).4
«Dui Stromenti di donatione si leggono nell'archivio secreto Conservatorale d'Orvieto; uno del MCCLXIII, l'altro del MCCLXXI [...] dal secondo si hà, che la Selva di Collelongo, che divide i Castelli di Monte Leone, e Monte Gabione, à loro in quel tempo spettaua».Il primo strumento, del 1263, è indicato da Ughelli come rogato a Poggio Aquilone e, nel passo citato, non contiene una menzione di Monteleone. La notizia che interessa questa pagina appartiene quindi esclusivamente al secondo strumento, del 1271: la selva di Collelungo divide i castelli di Monte Leone e Monte Gabbione ed è riferita al patrimonio dei due conti.
La data 1273 ricorre in pubblicazioni e sintesi successive, compresa la pubblicazione locale del 2018, ma non corrisponde alla cifra romana dell'edizione di Ughelli: MCCLXIII = 1263. La correzione riguarda il primo strumento; la data del documento di Collelungo resta 1271.
La pista archivistica può essere precisata ulteriormente. Il Liber Donationum I, conservato nella Sezione di Archivio di Stato di Orvieto nell'Archivio storico del Comune, raccoglie donazioni, testamenti e altri negozi privati. Per Orvieto la registrazione pubblica delle donazioni e dei testamenti relativi a beni di valore superiore alle 25 lire risulta obbligatoria dal 1260. Questo rende il Liber Donationum I una sede documentaria pienamente coerente con la definizione ughelliana di «stromento di donatione» del 1271, ma non consente di attribuirgli automaticamente una carta senza collazione diretta.
Il Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili nel perugino e nell'eugubino tra XI e XIII secolo di Sandro Tiberini offre un ulteriore riscontro. Nella scheda dedicata ai conti di Marsciano-Parrano, Tiberini utilizza anche Ughelli p. 25 per notizie del 1259 e del 1269, ma la sequenza documentaria passa dal 1270 (scheda 60.41) al 1275 (scheda 60.42), senza registrare lo strumento di donazione del 1271. L'assenza non dimostra che l'atto sia perduto o estraneo al Liber Donationum; dimostra però che neppure questo repertorio stabilisce una corrispondenza archivistica moderna per la notizia di Collelungo.
1278, il Liber de confinibus: Castrum de Monte Leone
Il 1278 costituisce la soglia documentaria più solida della pagina. Il Liber factus de confinibus pleberiorum et terrarum comitatus civitatis Urbevetanae, conservato nell'Archivio storico comunale di Orvieto, dedica una sezione autonoma al Castrum de Monte Leone. L'originale è un fascicolo membranaceo di dieci carte; ne esiste inoltre una copia del 1427. L'edizione moderna di Francesca Bianco permette di controllare integralmente il passo.6
[c. 2v] Castrum de Monte LeoneIl documento consente alcune conclusioni precise. Nel 1278 Monteleone è qualificato senza ambiguità come castrum; il suo territorio non coincide con il solo abitato ma comprende una tenuta e una montanea; la stessa descrizione usa poi il termine pleberium, mostrando l'inquadramento della circoscrizione nel sistema territoriale del contado orvietano. Il Chiani, il pons Guadi Borge, il poggio di Veclane e il fosso Ripignolo sono gli elementi che articolano il breve tratto di confine occidentale, mentre gran parte degli altri lati tocca direttamente il comitatus Perusii.
L'edizione di Bianco precisa anche il valore della via per il Podium de Veclane. Il testo medievale la qualifica costantemente come via - non come strata - e la usa come linea di separazione fra la tenuta di Monte Leone con la sua montanea e quella di Carnaiola-Montegabbione. Nella ricostruzione topografica moderna Bianco colloca il Podium de Veclane in una località a monte di Poggio Spacconi. L'identificazione moderna resta proposta dall'autrice, mentre l'esistenza della via e la sua funzione confinaria appartengono direttamente al documento del 1278.18
La stessa carta si raccorda perfettamente con la delimitazione di Carnaiola, che nomina il pleberium Montis Leonis et sue montanee e pone sulla medesima strada il confine fra le due circoscrizioni. Questo riscontro incrociato rende il 1278 il perno documentario della ricostruzione monteleonese.
Bianco sottolinea che la descrizione monteleonese è relativamente breve perché una parte molto ampia del territorio confinava direttamente con i possessi perugini e risultava quindi poco rilevante ai fini della delimitazione interna del contado orvietano. Questo spiega il peso assunto nel testo dal tratto occidentale lungo il Chiani e dal raccordo con Carnaiola-Montegabbione.
La stessa autrice propone inoltre, con esplicito valore ipotetico, di identificare il pons Guadi Borge con l'area dell'attuale Poggio Valle Vecchio, presso un ponte sul Chiani a ovest di Monteleone; esclude invece il moderno Ponte Pinzo o Ponte di Monteleone, che ricade all'interno del territorio monteleonese e non sul limite descritto dal Liber.11
1292: il catasto orvietano di Monteleone
Per il catasto orvietano del 1292, Francesca Bianco rinvia alla sezione di Monteleone: ASO, ASCO, Catasti, n. 400, Monteleone, cc. 597-648.8 Finché le carte originali non saranno collazionate, da questo rinvio non vengono dedotte ulteriori qualificazioni istituzionali della circoscrizione.
Nel confronto topografico con il Liber, Bianco segnala alcuni toponimi del 1292 ancora riconoscibili: Petrelate (Pietralatera), Pirumpecti (Perumpetto) e Calcinaie (Calcina). Nella zona di confine con Carnaiola compaiono inoltre vocabulo Plano Cacçani e vocabulo Sancti Laurentii, corrispondenti a Cacciano e San Lorenzo.9
Una seconda ricostruzione topografica, che rinvia espressamente allo stesso ASO/ASCO, Catasti, n. 400, aggiunge due indicazioni di notevole interesse per l'organizzazione del territorio: nel settore di Pineto registra la forma pineti hospitalis, interpretata come riferimento a un ospedale del Pineto, mentre a Cacciano segnala Villa Cacçani, cioè un piccolo nucleo insediativo distinto dal semplice toponimo agrario. Lo studio non indica però le singole carte del registro per queste due forme: esse vengono pertanto accolte come attestazioni indirette forti, da riferire al Catasto n. 400 ma non ancora collazionate sull'originale.16
Lo stesso catasto permette inoltre di intravedere la struttura della proprietà ecclesiastica. Maxime Fulconis, lavorando sistematicamente sul registro del 1292, osserva che i beni del monastero di San Giovanni de Montarale non erano tassati direttamente ma ricorrono 231 volte come confini di proprietà; la concentrazione maggiore è nel piviere di Montegabbione, ma possessi sono attestati anche nei pivieri vicini di Montegiove, Monteleone, Carnaiola e Ficulle. Il dato non costituisce una nuova attestazione nominale del castello, ma amplia il quadro fondiario nel quale Monteleone era inserito alla fine del XIII secolo.16
Il catasto del 1292 resta la fonte principale per approfondire proprietari, estimi, colture, toponimi, chiese, strade e strutture insediative. Le carte originali non sono state collazionate direttamente: si distinguono quindi le forme citate da Bianco da quelle trasmesse da ulteriori studi che dichiarano di utilizzare lo stesso registro. La formula Pleberium Montis Leonis, direttamente controllata nel Liber de confinibus del 1278, non viene trasferita automaticamente al catasto del 1292 senza verifica del registro.
Alcune sintesi su Monteleone riportano per questa sezione le carte 587-648. Si mantiene qui 597-648, perché è il rinvio fornito da Francesca Bianco sulla base dell'Archivio storico comunale di Orvieto. La differenza 587/597 è registrata come problema di controllo e non viene risolta per semplice preferenza bibliografica.12
1295, 4 luglio: segnalazione su nuove case nel castello
Una ricostruzione storica locale riferisce che il 4 luglio 1295 i Sette del Comune di Orvieto adottarono provvedimenti a favore di chi costruiva case nel castello di Monteleone, rinviando a «ASO - Rif. 69, c. 1v». È possibile normalizzare e corroborare la sede archivistica indicata dalla fonte secondaria: il fondo è oggi conservato presso la Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, nell'Archivio storico del Comune di Orvieto, serie Riformagioni e atti consiliari; il registro 69 è il più antico registro conservato della serie ed è relativo all'anno 1295. Questo riscontro, da solo, non prova però che c. 1v contenga esattamente il provvedimento descritto.13
La compatibilità della segnatura è confermata da più studi specialistici che utilizzano Riformagioni, reg. 69 per deliberazioni del 1295. Un ulteriore elemento di controllo è l'esistenza di una tesi di laurea di Claudio Giovanni Scattoni, discussa alla Sapienza nell'anno accademico 1968-1969 e interamente dedicata al Regesto del volume 69 (a. 1295) delle Riformagioni orvietane. Il contenuto di c. 1v resta da collazionare direttamente, così come il corrispondente regesto di Scattoni.
Un repertorio istituzionale ecclesiastico aggiunge una seconda indicazione riferita allo stesso anno. Il censimento CEI Le chiese delle diocesi italiane, nella scheda della Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, registra il 1295 sotto la voce «costruzione intero bene» e precisa che «La chiesa nel 1295 esisteva da tempo ed era nel suo sedime». La scheda non esplicita però il documento medievale o la bibliografia da cui deriva questa data: il dato viene quindi accolto come indicazione repertoriale, utile ma non equivalente a un'attestazione primaria. Il Sistema Archivistico Nazionale, per la Parrocchia dei Santi apostoli Pietro e Paolo di Monteleone d'Orvieto, segnala inoltre che non sono note le circostanze dell'istituzione parrocchiale e che la documentazione conservata decorre dal 1574. Le due informazioni non sono contraddittorie: una riguarda l'esistenza dell'edificio di culto, l'altra l'istituzione della parrocchia e la documentazione archivistica superstite.19
Rationes decimarum. Il primo volume della Tuscia, relativo agli anni 1274-1280, comprende le liste della diocesi di Chiusi e registra certamente enti dell'area - fra questi Carraiola al n. 2773 - ma nel controllo finora effettuato non è stata individuata una voce attribuibile con sicurezza a Monteleone. Per il secondo volume, relativo agli anni 1295-1304, la ricostruzione online «Storia di Monteleone d'Orvieto» segnala una Ecclesia de Monteleone e voci riferite a Corciano e Pineto. Poiché nella presente revisione non sono stati ancora verificati numero, pagina, data e testo di tali registrazioni nell'edizione Giusti-Guidi, esse sono mantenute soltanto come piste bibliografiche e non vengono utilizzate come attestazioni acquisite.17
1300, venti fanti di Monteleone inviati a Roma per il Giubileo
Secondo la tradizione dei Commentarii historici di Monaldo Monaldeschi, per il Giubileo del 1300 il Comune di Orvieto inviò a Roma la propria cavalleria e contingenti di fanti dei castelli del contado. Monteleone è ricordato con 20 fanti; nello stesso elenco figurano Montegabbione con 20, Carnaiola con 6 e Montegiove con 6.21
Il dato integra il quadro di Monteleone alla fine del secolo, ma non costituisce una misura della popolazione o dell'organico militare ordinario del castello.
Soglie documentarie: dal toponimo al castrum
La sequenza oggi ricostruibile è più articolata ma anche più solida. Il 1052/1053 appartiene alla memoria storiografica, con una variante cronologica interna alla tradizione. La bolla Miserati inopiam del 1191 è autentica e fondamentale per la diocesi di Chiusi, ma il controllo della bibliografia specializzata non consente di trasformare una delle sue intitolazioni a San Pietro in una prova dell'esistenza di Monteleone. Anche l'ipotesi di Momaroni, pur inserita in un quadro politico reale culminato nella sottomissione di Chiusi a Orvieto nel 1200, resta una ricostruzione.
Nel 1243 compare invece montem Leonem in una precisa geografia di confine; nel 1278 la documentazione comunale orvietana registra esplicitamente il Castrum de Monte Leone, la sua montanea, la tenuta e il piviere. Per il 1292 è identificata, attraverso Bianco, la sezione catastale cc. 597-648, ancora da collazionare direttamente; per il 1295 è identificato il registro 69 cui rinvia la storiografia locale, ma non è ancora verificato il contenuto di c. 1v. Nessuno dei due passaggi viene quindi usato oltre ciò che le fonti attualmente controllate consentono.
Ne emerge un centro collocato sul margine nord-orientale del contado di Orvieto, strettamente legato al Chiani e rivolto verso il territorio perugino. Il confine verso Carnaiola-Montegabbione non è un semplice limite amministrativo moderno: il Liber del 1278 lo descrive attraverso una rete di strade, poggi, fossi e tenute che collega direttamente le pagine del corpus storico dedicate ai diversi nuclei dell'area.
Un contributo storiografico recente di Sandro Tiberini inserisce questo settore in una più ampia lettura della presenza dei conti di Marsciano: assumendo come base di partenza Plebs Sancti Gervasii (poi Castel della Pieve), l'autore individua una direttrice di espansione lungo la valle del Chiani attraverso il controllo dei castelli di Monteleone, Montegabbione e Parrano, posti a presidio della strettoia fluviale verso il Paglia. Si tratta di una ricostruzione storiografica di sistema, utile per interpretare la posizione strategica di Monteleone ma non utilizzata qui come nuova attestazione documentaria duecentesca.
Fonti e serie controllate senza nuova attestazione
Alcune fonti e repertori non restituiscono ulteriori attestazioni duecentesche di Monteleone; il loro esito negativo è registrato per delimitare correttamente il quadro documentario.
Regesto documentario e stato della verifica
| Data | Attestazione | Fonte / riferimento | Stato |
|---|---|---|---|
| 1052 / 1053 | Tradizione della fondazione orvietana del «Castello di Montelione» a guardia della Val di Chiana. | Manente 1561, p. 22: 1052; Bolletti 1830 e tradizione successiva: 1053. | Tradizione cronachistica tarda; variante 1052/1053 chiarita |
| dopo 1171 / dopo 1200 | Ipotesi di fondazione successiva all'espansione orvietana verso Castel della Pieve e Chiusi. | P. Momaroni, Castrum Montis Lionis..., 1963-1964; contesto del 1200 confermato da Sanchini. | Ricostruzione storiografica; saggio originale da collazionare |
| 1191, 27 dicembre | Bolla Miserati inopiam; ipotesi Corgna di identificare una chiesa di San Pietro con Monteleone. | Celestino III per Teobaldo II di Chiusi; Corgna 2004; confronto critico con Sanchini 2009. | Ipotesi non confermata; non utilizzata come attestazione di Monteleone |
| 1243, 3 gennaio | montem Leonem nella sequenza eremo di San Giovanni - Nestore - Chiani/Guadaburga. | Diploma di Federico II; Huillard-Bréholles, t. VI, pp. 148-152, spec. p. 150. | Edizione documentaria; prima attestazione nominale controllata |
| 1271 | Selva di Collelungo fra Monte Leone e Monte Gabbione, patrimonio di Bulgaruccio e Bernardino. | Ughelli 1667, p. 25; rinvio al secondo di due strumenti nell'«archivio secreto Conservatorale d'Orvieto». | Testimonianza erudita controllata; atto medievale sottostante non identificato |
| 1278 | Castrum de Monte Leone; Confines Montis Leonis cum sua montanea; tenuta, piviere e confini con Carnaiola-Montegabbione e Perugia; via per il Podium de Veclane come linea confinaria. | ASO/ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, c. 2v; ed. Bianco 2016, pp. 54-55, 76. | Edizione scientifica dell'originale; testo controllato |
| 1292 | Carte di Monteleone nel catasto orvietano; toponimi Petrelate, Pirumpecti, Calcinaie, Plano Cacçani, Sancti Laurentii; ulteriori letture del registro segnalano pineti hospitalis e Villa Cacçani. I possessi di San Giovanni de Montarale ricorrono inoltre come confini di proprietà anche nel piviere di Monteleone. | ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Monteleone, cc. 597-648; Bianco 2016; ricostruzione «Fabro Nascosta» 2017; Fulconis 2013-2014. | Registro identificato; dati da studio scientifico e fonti secondarie, carte da collazionare |
| 1295, 4 luglio | Segnalazione secondaria di provvedimenti dei Sette a favore di chi costruisce case nel castello di Monteleone. | La fonte secondaria rinvia a Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, Archivio storico del Comune di Orvieto, Riformagioni, reg. 69, c. 1v. È verificata l'esistenza del registro 69 per il 1295, non ancora il contenuto della carta. Il censimento CEI registra inoltre la chiesa dei SS. Pietro e Paolo come già esistente nel 1295. | Registro compatibile identificato; contenuto di c. 1v non collazionato. Notizia CEI repertoriale, fonte medievale non indicata. |
| 1300 | Invio di 20 fanti di Monteleone a Roma in occasione del Giubileo di Bonifacio VIII. | Monaldo Monaldeschi, Commentarii historici, Venezia, 1584, p. 65. | Cronaca posteriore; passo non ancora collazionato sulla stampa del 1584 |
| 1274-1280 / 1295-1304 | Rationes decimarum della Tuscia: liste della diocesi di Chiusi da verificare per Monteleone. | P. Guidi (a cura di), Tuscia I, 1274-1280; M. Giusti - P. Guidi (a cura di), Tuscia II, 1295-1304. La ricostruzione online «Storia di Monteleone d'Orvieto» segnala per Tuscia II una Ecclesia de Monteleone e voci di Corciano e Pineto. | Questione aperta: segnalazioni secondarie da verificare con numero, pagina, data e testo nell'edizione |
Questioni aperte e prossime integrazioni
Collegamenti con le altre pagine del corpus
Fonti e bibliografia
Note
1 C. Manente, Historie di Ciprian Manente da Orvieto, Venezia, 1561, I, p. 22, nella cronaca del 1052: la trascrizione disponibile online reca «Nel detto tempo si fondò il sopra Ponte di Carnaiola et il Castello di Montelione guardia della Val de Chiane». G. Bolletti, Notizie istoriche di Città della Pieve, Perugia, Baduel, 1830, p. 236, trasmette la variante 1053, ripresa in D. Piselli, «XI Secolo - Ipotesi sulla costruzione del castello di Montegabbione», Il Gobbo, I, n. 3, 4 luglio 2009. ↩︎
2 P. Momaroni, «Castrum Montis Lionis Comitatus Civitatis Urbis Veteris», Bollettino dell'Istituto Storico Artistico Orvietano, fascicolo unico, anni XIX-XX (1963-1964), citato con ampi estratti in D. Piselli, Il Gobbo, n. 3, 2009. Il saggio è bibliograficamente attestato ma non è stato finora collazionato integralmente. ↩︎
3 J.-L.-A. Huillard-Bréholles, Historia diplomatica Friderici Secundi, t. VI, Paris, Henricus Plon, 1860, pp. 148-152, spec. p. 150. Il passo è già controllato nella pagina di Montegiove. F. Bianco, Il Liber de confinibus di Orvieto (1278), cit., pp. 54-55, collega Guado Burgo e montem Leonem alla geografia di Monteleone.↩︎
4 F. Ughelli, Albero et istoria della famiglia de' Conti di Marsciano, Roma, 1667, p. 25. L'edizione originale stampa «vno del MCCLXIII, l'altro del MCCLXXI»: il primo strumento è collocato a Poggio Aquilone; dal secondo Ughelli ricava che la selva di Collelongo divide i castelli di Monte Leone e Monte Gabione ed appartiene allora a Bulgaruccio e Bernardino. La forma 1273, presente in trascrizioni successive, non corrisponde a MCCLXIII. Per la pista archivistica: L. Riccetti, «Orvieto: i testamenti del Liber donationum (1221-1281)», cit.; Id., «Il Liber Donationum I e l'istituto della insinuazione in Orvieto medievale», cit.; C. Bismara, «L'Ufficio del Registro di Verona nel XV secolo», cit., p. 9, nota 15. S. Tiberini, Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili, scheda 60, registra Ughelli p. 25 per altri episodi ma non lo strumento del 1271. La segnatura moderna resta pertanto da identificare.↩︎
5 F. Ughelli, Albero et istoria, Roma, 1667, p. 49, nel passo su Ludovico figlio di Bindo: Brandetto è detto «nel Territorio di Monte Leone», ma la conferma dei Sette di Orvieto è datata MCCCLXXVI, cioè 1376, non 1276. La precedente attribuzione duecentesca è quindi eliminata dalla cronologia.↩︎
6 ASO/ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v, Liber factus de confinibus pleberiorum et terrarum comitatus civitatis Urbevetanae; F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278)», cit., pp. 45-91, testo di Monteleone a p. 76. Bianco segnala anche la copia del 1427, ASO/ASCO, Istrumentari, n. 871.
Traduzione di servizio. I confini di Monte Leone con la sua montanea iniziano nel fiume Chiani presso il ponte di Guado Borge; seguono il Chiani fino al canneto dei figli di Giovanni Bernardi. Presso quel canneto sfocia nel Chiani la via che passa per il poggio di Veclane; la stessa via divide la tenuta di Monte Leone e della sua montanea dalla tenuta del castello di Carnaiola e Montegabbione. Il confine torna quindi al mulino di Oddone Fuga nel fosso Ripignolo e risale lungo il fosso fino al territorio perugino; sulle altre parti il piviere confina con il contado di Perugia. ↩︎
7 L. Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto, Firenze, 1884, p. 320: la nota relativa alla ricognizione dei confini del 1278 elenca fra i pivieri Ficulle, Carnaiola, Monteleone, Fabro e gli altri territori del contado. La trascrizione latina del confine di Monteleone qui riportata segue invece l'edizione di F. Bianco, che lavora sull'originale del 1278.↩︎
8 F. Bianco, Il Liber de confinibus di Orvieto (1278), cit., p. 54, nota 29: ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Monteleone, cc. 597-648.↩︎
9 Ivi, pp. 50-55: per il confine Carnaiola-Monteleone Bianco richiama Plano Cacçani e Sancti Laurentii; per il margine settentrionale di Monteleone segnala Petrelate, Pirumpecti e Calcinaie. Le identificazioni moderne sono quelle proposte dall'autrice e saranno da verificare nel controllo diretto del catasto.↩︎
10 R. Sanchini, «Chiusi nel XII secolo», 2009, pp. 134-138, per la bolla-privilegio Miserati inopiam del 27 dicembre 1191 e la sottomissione di Chiusi a Orvieto del 12 dicembre 1200; p. 173, nota 121, per le intitolazioni a San Pietro nel privilegio del 1191. Sanchini ricorda una cappella di San Pietro nella corte di Pozzuolo e due chiese proposte rispettivamente per Città della Pieve e Sarteano, senza riferire Monteleone. La proposta monteleonese è in F. Corgna 2004 e nelle sintesi locali che ne dipendono. ↩︎
11 F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278)», cit., pp. 54-55. L'identificazione di Guado Burgo con Poggio Valle Vecchio è proposta dall'autrice come ricostruzione topografica; non è una equivalenza espressa dal documento medievale. ↩︎
12 F. Bianco, cit., p. 54, nota 29, rinvia ad ASO/ASCO, Catasti, n. 400, Monteleone, cc. 597-648. La numerazione 587-648 ricorre invece nella ricostruzione online «Storia di Monteleone d'Orvieto» e in pagine divulgative derivate. Fino al controllo del registro si conserva il rinvio dell'edizione scientifica. ↩︎
13 La ricostruzione online «Storia di Monteleone d'Orvieto» segnala per il 4 luglio 1295 l'intervento dei Sette a favore della costruzione di case nel castello e rinvia a «ASO - Archivio storico Orvieto - Rif. 69, c. 1v». La serie è oggi identificabile con Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, Archivio storico del Comune di Orvieto, Riformagioni e atti consiliari. La scheda SIAS data la serie dal 1295; S. Carocci, «Le comunalie di Orvieto fra la fine del XII e la metà del XIV secolo», cita espressamente «AO, Riformagioni, n. 69, a. 1295»; il repertorio delle tesi della Sezione di Paleografia della Sapienza registra inoltre C. G. Scattoni, Riformagioni del comune di Orvieto del secolo XIII. Regesto del volume 69 (a. 1295), a.a. 1968-1969. Questi riscontri identificano con sicurezza il registro 69 come registro del 1295 e rendono plausibile il rinvio della fonte secondaria, ma non verificano che c. 1v contenga il provvedimento descritto né sostituiscono la lettura diretta della carta. ↩︎
14 L. Fumi, Codice diplomatico della città d'Orvieto, Firenze, 1884, indice e p. 320. Il controllo dei rinvii a Monteleone ha restituito per il XIII secolo il quadro del 1278; gli altri rinvii indicizzati appartengono a documentazione successiva.↩︎
15 S. Carocci, «Le comunalie di Orvieto fra la fine del XII e la metà del XIV secolo», in Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge - Temps modernes, 99/2, 1987, pp. 701-728. Il Liber comunantiarum è documentazione relativa al patrimonio comunale: la mancata individuazione di Monteleone nel controllo effettuato non viene quindi interpretata come attestazione negativa sull'esistenza del centro.↩︎
16 F.B., «La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”», Fabro Nascosta, 22 marzo 2017: per il territorio di Monteleone attribuisce al Catasto orvietano del 1292 (ASO/ASCO, Catasti, n. 400) le forme pineti hospitalis e Villa Cacçani, senza indicare la carta specifica. M. Fulconis, Propriété ecclésiastique et lotissement : l'exemple d'Orvieto au Moyen Âge, mémoire de Master 2, Université Paris-Sorbonne - Paris IV, 2013-2014, pp. 45-47, rileva che le proprietà di San Giovanni de Montarale compaiono 231 volte come limiti di proprietà nel catasto del 1292, soprattutto nel piviere di Montegabbione ma anche in quelli di Montegiove, Monteleone, Carnaiola e Ficulle. ↩︎ primo richiamo ↩︎ secondo richiamo
17 P. Guidi (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Tuscia, I. La decima degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Studi e Testi 58, 1932; M. Giusti - P. Guidi (a cura di), Tuscia, II. Le decime degli anni 1295-1304, Studi e Testi 98, 1942. Il primo volume comprende le liste della diocesi di Chiusi e richiama Carraiola al n. 2773. La ricostruzione online «Storia di Monteleone d'Orvieto» attribuisce al secondo volume una Ecclesia de Monteleone e voci di Corciano e Pineto; non essendo stati ancora verificati nella presente revisione numero, pagina, data e testo delle registrazioni, tali segnalazioni restano piste bibliografiche e non attestazioni acquisite. ↩︎
18 F. Bianco, «Il Liber de confinibus di Orvieto (1278)», cit.: il testo di c. 2v usa la formula via que venit per podium de Veclane e la stessa via come limite fra Monteleone e Carnaiola-Montegabbione; nella ricostruzione topografica l'autrice identifica il Podium de Veclane con una località a monte di Poggio Spacconi (tabella dei toponimi, p. 83). ↩
19 Conferenza Episcopale Italiana, Le chiese delle diocesi italiane, scheda della Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Monteleone d'Orvieto, sezione «Notizie storiche», voce 1295. Sistema Archivistico Nazionale, scheda della Parrocchia dei Santi apostoli Pietro e Paolo di Monteleone d'Orvieto, con estremi 1574-. Il primo repertorio riguarda la cronologia dell'edificio, il secondo l'ente parrocchiale e la documentazione archivistica conservata. ↩
20 Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (SIUSA), scheda «Comune di Monteleone d'Orvieto»: il fondo comunale descritto ha estremi 1480-1960. La scheda ricorda inoltre lo statuto del castello del 1407, conservato nella tradizione del volgarizzamento del 1643. L'assenza di serie duecentesche nel fondo attuale viene qui registrata soltanto come limite della documentazione conservata. ↩
21 M. Monaldeschi della Cervara, Commentarii historici, Venezia, Francesco Ziletti, 1584, p. 65, riferimento trasmesso dalla storiografia moderna. L'edizione è bibliograficamente identificata, ma il passo non è stato collazionato direttamente nella presente revisione; il numero dei fanti è quindi mantenuto come tradizione cronachistica indiretta, non come dato ricavato da un atto coevo. ↩︎