Il Gobbo

Chiesa e convento della Scarzuola

Documenti e tradizione. La presenza di san Francesco e la capanna di scarza sono tramandate dalla tradizione, che le colloca nel 1218. Un atto del 1282 conserva invece la licenza concessa dal vescovo di Orvieto a frate Nerio, figlio di Bulgaruccio, per fare un oratorio in contrada Montegiove, al Colle Pornellese: la licenza non stabilisce la data di completamento della fabbrica. Nel 1357 il vescovo Ponzio de Péret visitò la chiesa di Santa Maria di Montegiove, retta da frate Angelo, e la trovò adeguatamente amministrata. La cronaca di Bazzocchini riportata più sotto conserva informazioni e tradizioni successive; nella sua stessa narrazione compaiono date non coincidenti per la prima consacrazione (1327 e 1334).
Fonte: D. Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione: chiese ed abazie nei secc. XII-XIV, 2018, pp. 15-16, appendice, documenti nn. 5 e 12 (Archivio Vescovile di Orvieto, Cartulari, cod. A, c. 174/3; cod. B, c. 25/1).

Le origini del complesso

La tradizione colloca nel 1218 il passaggio di san Francesco, la costruzione di una capanna di scarza e la comparsa miracolosa di una sorgente. Nel sito si ricordano una nicchia o maestà con una Crocifissione, della quale resta la sinopia, e una piccola cappella di forma ottagonale. La datazione della pittura ai primi decenni del Duecento era riportata nel testo precedente senza un riferimento a una perizia: richiede una verifica autonoma. «Crocicchio» indica un incrocio di strade.

Il documento del 1282 attesta la licenza episcopale a frate Nerio, figlio di Bulgaruccio, per realizzare un oratorio presso Colle Pornellese: non ne documenta il completamento in quell'anno. La visita pastorale del 1357 menziona la chiesa di Santa Maria di Montegiove e frate Angelo. La tradizione successiva collega la Scarzuola ai frati Minori e alla dedicazione alla Santissima Annunziata; ricorda inoltre le sepolture del conte Nerio (1290), di Todeschina, figlia del Gattamelata (1428), e restauri attribuiti a Ranuccio dei Marsciano e a Ludovico Marescotti (1691). Queste notizie, di epoche e natura diverse, vanno lette insieme alla cronaca del 1921 trascritta qui sotto.

Il complesso della Scarzuola

Dalla Scarzuola alla città di Buzzi

Una ricostruzione precedente riferiva il passaggio della proprietà ai marchesi Misciattelli di Orvieto alla fine del Settecento e l'abbandono del convento da parte dei frati. La descrizione archivistica SIUSA conserva però registri fino al 1921: la cronologia dell'uscita dei religiosi e della proprietà richiede dunque ulteriori riscontri. Tomaso Buzzi acquistò il complesso a metà degli anni Cinquanta; le schede del Ministero della cultura indicano rispettivamente il 1956 e il 1957 per l'acquisto. Dal 1958 vi progettò la sua città ideale, accanto alla chiesa e al convento medievali.

Ministero della cultura, Atlante dell'architettura contemporanea: La Scarzuola; Censimento delle architetture contemporanee: scheda dell'opera.

La città ideale di Tomaso Buzzi alla ScarzuolaLa città buzziana. Immagine tratta da www.scarzuola.net.

Video: Sgarbi d'Italia – Montegabbione

La testimonianza di Benvenuto Bazzocchini (1921)

Segue la cronaca storica relativa alla Scarzuola. Le attribuzioni a san Francesco e alcune date sono presentate dall'autore come tradizioni o ipotesi; la stessa cronaca menziona sia il 1334 sia il 1327 per la consacrazione della chiesa. La trascrizione è mantenuta per documentare il racconto e la descrizione del complesso.

"E' il convento più eccentrico della Provincia Serafica [2]. Si trova nel territorio di Orvieto, all'estremo angolo sud-occidentale della regione umbra, stretto in mezzo da un'ampia giogaia di selvose alture che gli tolgono, per così dire, il passo e la vista da ogni parte. A ponente il gruppo dell'Arale (854 m.) allunga a nord le sue propaggini verso il poggio di Montegiove e le colline di Greppoleschieto; a mezzogiorno, il monte Calvello (600 m.) e più in là, in direzione di levante, le alture di S. Vito (620 m.) chiudono l'orizzonte di questo paesaggio boscoso e solitario, veramente francescano. Nessuna strada carrozzabile, nessun paese nelle vicinanze: in alto un po' di cielo e intorno il murmure dei venti e delle foreste. E' probabile che il Serafico Padre, transitando per questa regione nei suoi frequenti viaggi verso la Toscana, restasse preso dalla pace del luogo e vi si trattenesse per qualche tempo: si legge infatti nel Waddingo (Annales, ann. 1218) che, tornando S. Francesco dalla Verna, ricevesse dai suoi benefattori alcuni luoghi, tra i quali sembra certo questo, sito «ad miliare unum ab oppido Montis Jovis». La tradizione afferma che il Santo vi fabbricasse colle proprie mani una capanna di scarza, donde venne al convento il nome di Scarzuola. I compagni di S. Francesco restarono attorno a un oratorio, che assunse la forma di cappella ottagona nella costruzione del primo convento, edificato a cura della nobile famiglia Mariscotti, sembra l'anno 1218. Tra quei compagni e discepoli del Santo, fu il B. Senso perugino, amico del B. Egidio, religioso di grande umiltà e penitenza, il quale visse lunghi anni in questa solitudine, rallegrato dal dono delle estasi e delle lagrime, ed ivi morì nel 1270.

Non consta che questo venerabile convento fosse abbandonato nel sec. XIV, dovendosi giudicare arbitraria l'opinione del nostro Cronologo (Padre Antonio da Orvieto, Cronologia, 1717), il quale afferma che, ritiratisi i Conventuali, il luogo fosse andato in rovina; risulta anzi che nell'anno 1334 fu ingrandita e consacrata la chiesa (dall'iscrizione commemorativa apposta sulla facciata della chiesa), e forse venne edificato qualche nuovo tratto di convento. Ma è certo che la vita dei religiosi, così separati da ogni consorzio umano, era tanto povera e penitente, che spesso veniva loro a mancare il necessario per vivere. Laonde il nobil uomo Antonio dei conti di Marsciano dispose in un suo testamento che quei religiosi venissero efficacemente soccorsi (...) particolarmente nei tempi invernali, quando per causa delle nevi non possono uscire alle solite questue (...). Imperocché sarebbe cosa turpe e nefanda che in questo luogo dai nostri antenati fabbricato e scelto a loro estremo riposo (...) quei veri servi di Dio abbiano a perire di fame o siano costretti ad abbandonarlo (...). In rapporto alle necessità di questo convento è pure il privilegio concesso ai frati della Scarzuola di poter questuare in tutti i territori soggetti alla Santa Sede, come risulta da un "Breve" che si conserva nell'Archivio conventuale.

La Scarzuola è uno degli undici conventi concessi al B. Paoluccio Trinci, nella celebre Bolla datata da Avignone l'anno 1373; e prima ancora che si formasse giuridicamente la nostra Custodia (1596) apparteneva alla Riforma. In seguito, vi fu stabilito il noviziato della nuova Provincia, e poi il professorio collo studio di Filosofia, fin quasi agli ultimi tempi. Il convento era provvisto di una importante biblioteca ove si conservavano pregevoli manoscritti - or perduti - tra gli altri il "Christipatos" del M.R.P. Francesco Maria di Stilo ed altre opere ascetiche.

Essendo il convento troppo distante da' luoghi abitati, d'ordinario vi si trovava di famiglia un laico infermiere e nel 1796 vi fu stabilita anche una piccola farmacia per i più urgenti bisogni dei religiosi. All'epoca della soppressione napoleonica, il convento ebbe a soffrire molti danni e depredazioni: tra l'altre cose andaron perduti i migliori libri della biblioteca, un calice d'argento, l'unico che il convento possedesse, e furono anche asportate le campane, che dovettero essere rifatte con elemosine di pii benefattori.

Nella seconda soppressione (1866), il convento non venne totalmente abbandonato, essendo restato affidato alla custodia di alcuni religiosi; e dieci anni appresso, 1876, primo fra tutti i conventi della Provincia, fu riscattato e ristabilito a noviziato. La Scarzuola, come luogo ordinariamente assegnato all'educazione dei chierici o dei novizi, ebbe sempre un'abbastanza numerosa famiglia di frati: in seguito alle ultime vicende dell'Ordine, il convento fu quasi abbandonato, e ora non vi sono più che pochi religiosi.

Non occorreranno molte parole per la descrizione di quest'umile convento francescano. E' un recinto quadrato, tre lati del quale sono disposti a dormitori, a fianco la chiesa, e un chiostrino nel mezzo con soli due lati ad arcate. La parte primitiva del convento è indubbiamente il piccolo dormitorio rivolto al nord, le cui cellette anguste e le finestrine quasi a spiraglio accusano origine assai remota. Gli altri dormitori vennero costruiti in seguito, e probabilmente nel 1680; nel quale anno a cura del conte Ludovico Mariscotti, sacerdote di gran virtù e devoto al Padre S. Francesco, fu restaurata la chiesa ed ampliato il convento. La chiesa, nel suo aspetto attuale, si rivela appunto di quest'epoca, salvo la cappellina ottagonale e la facciata, la quale col suo frontone e le gugliette laterali e il suo piccolo porticato arieggia il gotico del 1300: la chiesa e la facciata furono certamente restaurate; ma si conserva sopra una lapide la data della prima costruzione e consacrazione: M.CCC.XXVII.

Nell'interno, la chiesa è piuttosto piccola e bassa, sebbene le quattro cappelline laterali, simmetricamente disposte, diano l'impressione d'un edificio a tre navate. Sopra l'altar maggiore è un bel quadro rappresentante la "Santissima Annunziata", titolare della chiesa. Merita particolare ricordo un sontuoso "ciborio", di cui il tipo era riprodotto in quasi tutte le chiese della Provincia. E' un lavoro in legno finemente eseguito e intarsiato, di forma conica esagonale e di una certa grandezza: la parte inferiore, ornata di svelte colonnine a spirale, sostiene una ringhierina che gira attorno alla guglia, ove sono annidate delle nicchie racchiudenti graziose statuette di santi. Il gusto del disegno e l'accuratezza dell'esecuzione indicano che questo tipo di ciborio è un paziente lavoro di qualche buon frate laico, del quale forse siamo riusciti a scoprire il nome (quasi tutte le nostre chiese erano ornate di questo bell'esemplare di ciborio eseguito sullo stesso disegno, probabilmente dalla stessa mano: la sua altezza variava da metri 1 a metri 1,50. L'autore di questi cibori - o almeno di quello della Scarzuola -è un certo Fra Giuseppe da Pontelegno, morto in questo convento nel 1746).

In alto dell'altare si scorge l'arme in pietra dei conti Marsciano, che ebbero nella chiesa per molti secoli la sepoltura di famiglia. Il coro, a un sol ordine di stalli, è piccolo e quasi identico a quello detto di S. Bernardino, che si trova nella chiesa di S. Dannano d'Assisi.

Nell'angolo tra l'altar maggiore e la cappella a sinistra, dedicata a S. Pasquale, è situata la veneranda edicola, che occupa certamente il posto dove ha pregato S. Francesco: anche il Crocifisso dipinto sulla parete centrale sembra un lavoro del sec. XIII se pur non è anteriore, giacché è probabile che preesistesse all'arrivo del Serafico Padre.

Benché i dintorni della Scarzuola siano aspri e boscosi, il convento è circondato da un giardino, un vero "ortus irriguus", ricco d'acqua, di frutteti e di verdure. La fonte, che si dice di S. Francesco, perché vuolsi che sia scaturita alle preghiere del Santo, si trova forse a un cento passi a oriente del convento, e le sue acque sono ritenute miracolose dagli abitanti del contorno.

Una tradizione racconta che partendo il Serafico Padre dal convento della Scarzuola, a ricordo del suo passaggio, piantasse di sua mano un arboscello di lauro regio nell'orto. Il piccolo lauro diventò un grand'albero e poi una folta boscaglia; ora l'albero e la boscaglia sono spariti, rimane tuttavia qualche virgulto"

Fonte della trascrizione: B. Bazzocchini, Cronaca della Provincia Serafica di S. Chiara d'Assisi, Firenze, 1921. La precedente redazione della pagina utilizzava anche L. Mencarelli, Ecomuseo, il museo del futuro. Un percorso attraverso le chiese rurali del Comune di Montegabbione (TR), tesi, Università degli Studi di Perugia, a.a. 2008/2009.

L'affresco e l'archivio

Nell'abside della chiesa medievale è stato riportato alla luce un affresco di san Francesco in levitazione. La precedente descrizione proponeva una data intorno al 1240; il Ministero della cultura lo colloca nella prima metà del Duecento. Si tratta di un'attribuzione storico artistica, distinta dalla data documentaria del 1282.

Affresco di san Francesco in levitazione nella chiesa della ScarzuolaSan Francesco in levitazione, affresco nella chiesa.

Il fondo Convento della Santissima Annunziata della Scarzuola di Montegabbione, censito dal SIUSA con estremi 1412-1930, comprende carteggi, inventari, registri economici, libri delle messe, memorie e un libro del noviziato. La descrizione archivistica integrale offre una traccia per ulteriori ricerche:

Descrizione: Contiene il carteggio (b. 1; 1616-1921); gli inventari dei beni mobili (b. 1; 1713, 1921); l'inventario d'archivio (reg. 1; 1749); le entrate e le uscite (regg. 2, b. 1; 1847-1921); le sante messe (regg. 4, b. 1; sec. XVIII-1921); un libro del noviziato (reg. 1; 1881-1897); i "Documenti dei conventi della Ss. Annunziata della Scarzuola e di San Pietro in Massa di Todi" (filza 1; 1412-1930); le memorie (b. 1; 1601-1723). Si segnala che la filza contiene documenti del Convento della Santissima Annunziata della Scarzuola e del Convento di San Pietro in Massa Martana: si tratta di carte fino al 1930, data successiva alla chiusura di entrambi i conventi, raccolte nel 1931 da Giovanni Maria Montano della Provincia toscana delle Sacre Stimmate.

SIUSA: fondo del convento della Scarzuola.

Nota alla redazione precedente

La vecchia nota sulla Provincia Serafica, riportata sotto per memoria della fonte impiegata, contiene cifre e un «oggi» senza una data di rilevazione: non sono dati correnti verificati.

[2]La Provincia Serafica di san Francesco dell'Umbria è una delle oltre cento entità dell'intero Ordine dei Frati minori. La sua origine è da ricercarsi ai primordi della fraternità del Poverello. Oggi conta circa 200 frati di voti perpetui e 40 giovani in formazione iniziale, presenti in   24 comunità   disseminate nell'intero territorio umbro, da Città di Castello ad Amelia, da Terni a Gubbio, da Perugia a Todi. La sede istituzionale della Provincia è ad Assisi presso il Convento Porziuncola, in S. Maria degli Angeli. Impegno prioritario della Fraternità provinciale è la custodia dei Santuari che raccolgono la memoria delle origini francescane. A questo si aggiungono anche le più tradizionali attività di evangelizzazione: le parrocchie, la formazione cristiana e la missione.

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